Se l’Europa non decide, Trump decide per lei
Nella classifica annuale di politico.eu delle figure più potenti in Europa, il primo posto va a Trump. Cosa ci dice questo della vulnerabilità politica europea
C’è un dettaglio che colpisce più della classifica di politico.eu: la persona considerata più potente nella politica europea non è europea. È Donald Trump, presidente degli Stati Uniti, un uomo che non ha bisogno di sedere ai tavoli del Consiglio o del Parlamento per condizionarli.
Ogni anno Politico.eu pubblica la sua classifica delle 28 persone più potenti nella politica europea. Quest’anno le persone sono 27, perché la prima posizione è stata assegnata a chi europeo non è: Donald Trump. Secondo il sito, nessuno ha inciso di più sulle decisioni prese nelle capitali europee. Le sue posizioni — a volte solo degli sfoghi — hanno influenzato i bilanci della difesa, la politica commerciale e persino i dibattiti interni dei singoli paesi.
In un’intervista concessa a Politico.com, Trump ha spiegato perché ritiene di avere così tanto peso sul continente: «L’Europa non sa cosa fare». E ha attribuito il «decadimento» di molti paesi europei alla gestione dell’immigrazione, accusando i governi di «voler essere politicamente corretti» e quindi, secondo lui, «deboli».
Politico.eu sembra dire una cosa semplice: l’Europa oggi è più un oggetto della politica altrui che un soggetto capace di influenzare il resto del mondo.
Mette Frederiksen, la prima europea in classifica
La prima figura europea in classifica è la danese Mette Frederiksen, che da anni interpreta una tendenza europea che molti fingono di non vedere: quella di un continente che si sposta a destra sulle frontiere, mentre spera di restare a sinistra sul welfare.
Frederiksen ha combinato entrambe le cose con abilità, modellando un approccio che piaccia o meno è diventato un riferimento. Il suo “modello danese” — detenzione dei richiedenti asilo, rimpatri accelerati, politiche rigide — è stato imitato persino da governi che parlano di solidarietà ma temono i sondaggi.
È stato anche grazie a questa convergenza sotterranea che Frederiksen ha trovato un terreno comune con Giorgia Meloni nei negoziati europei: non un’alleanza naturale, ma un patto di fatto. Questo dice molto dell’Europa: non quella che racconta di sé, ma quella che effettivamente governa.
Giorgia Meloni: da marginale a caso di studio europeo
Proprio Giorgia Meloni è nona in classifica: un tempo figura marginale tra le più radicali dell'Unione Europea, scrive Politico.eu, Giorgia Meloni è oggi la prova che un leader di destra con radici neofasciste può governare uno dei paesi fondatori dell'UE e una delle principali economie senza mandare tutto all'aria.
Friedrich Merz e la nuova postura della Germania
Al secondo posto c’è Friedrich Merz, l'uomo che sta infrangendo i tabù del dopoguerra in Germania titola politico.eu. Il simbolo del cambiamento della Germania: da potenza economica - ora declinante - a nuova potenza militare del continente. Con la guerra russa all’Europa, Merz ha riscritto il copione: spendere molto, riarmarsi rapidamente e dichiarare che Berlino – e il resto dell'Europa – devono essere pronti a cavarsela da soli. E certamente non ci sono molti altri contendenti per la leadership naturale dell'Europa.
Marine Le Pen, sul podio nonostante la condanna
C’è un’altra una donna che raggiunge il podio: Marine Le Pen. Forse non potrà partecipare alle prossime elezioni presidenziali francesi - è stata esclusa dalla corsa dopo una condanna nel marzo 2025 per appropriazione indebita di fondi UE, una sentenza che ha comportato un divieto di cinque anni dall'esercizio di cariche pubbliche – ma che non di meno sta riorientando le priorità politiche di Parigi e magari potrà addirittura conquistare la maggioranza parlamentare per rivendicare la carica di primo ministro.
Putin, Zelensky, Macron e gli italiani in classifica
Putin è quinto, Zelensky quattordicesimo: una sintesi brutale della geopolitica del continente, sempre in reazione a un’aggressione russa e a una resistenza ucraina. Macron, diciannovesimo, sembra più un simbolo della frustrazione politica europea che della sua ambizione.
Entra in classifica, unico ufficialmente ‘pensionato’, Mario Draghi. È al ventesimo posto perché non dispone di una sua propria forza politica, ma ‘solo’ di un capitale di credibilità personale che non ha eguali.
Un altro italiano entra in classifica: Andrea Orcel, il banchiere viene definito “Napoleone del credito”. Il fatto che un manager che prova a costruire una vera banca paneuropea venga visto come una minaccia dai governi nazionali è una metafora fin troppo precisa dell’Europa del mercato unico: celebrato, ma mai davvero realizzato.
Fonte: www.rainews.it
