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Il "Piano per Hormuz" dell'Italia e altri 6 Paesi: "Garantire gli sforzi per un transito sicuro"
Londra, Berlino, Parigi, Roma, con Olanda e Giappone, condannano gli attacchi dell'Iran "contro navi commerciali disarmate" e chiedono a Teheran di "cessare immediatamente le sue minacce". Nella serata di ieri si aggiunge anche il Canada
Regno Unito, Italia, Francia, Germania, Olanda e Giappone si sono dichiarati pronti a contribuire a un piano per garantire la navigazione commerciale dello strategico Stretto di Hormuz, chiuso in parte dall'Iran in risposta agli attacchi di Usa e Israele. Lo si legge in un comunicato diffuso da Downing Street, nel quale i sei Paesi condannano con forza gli attacchi attribuiti a Teheran. In breve, nessun dettaglio o iniziative più concrete e specifiche, ma i Paesi che firmano insieme la dichiarazione si mobilitano per il Golfo. Ieri sera, ai 6 iniziali firmatari, si è aggiunto il Canada del premier Carney.
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“Condanniamo gli attacchi dell'Iran, pronti a contribuire agli sforzi per garantire un transito sicuro”
“Noi condanniamo nei termini più forti - si legge nel comunicato diffuso a nome dei leader dei sei Paesi citati - i recenti attacchi dell'Iran contro navi commerciali disarmate nel Golfo, gli attacchi contro infrastrutture civili, incluse installazioni per il gas e il petrolio e la chiusura de facto dello Stretto di Hormuz da parte delle forze iraniane”.
Nella nota, i firmatari si dicono quindi "pronti a contribuire agli sforzi per garantire un transito sicuro attraverso lo Stretto” ed elogiano tutte “le nazioni disposte a impegnarsi nella pianificazione preparatoria” di un'iniziativa rinviata apparentemente per il momento al futuro.
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“Cessare gli attacchi e lanci di droni o a qualunque altro tentativo di blocco dello Stretto”
I sei esprimono, a seguire, “profonda preoccupazione per l'escalation del conflitto” in Medio Oriente, per poi rivolgersi solo a Teheran, sollecitato a “cessare immediatamente le sue minacce”, a mettere fine alla deposizione di “mine”, ad “attacchi e lanci di droni o a qualunque altro tentativo di blocco dello Stretto” e ad aderire “alla Risoluzione 2817 del Consiglio di Sicurezza dell'Onu”.
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Contraccolpi in ogni parte del mondo, stop a interferenze sul commercio e sulla fornitura di fonti di energia
Ricordano inoltre “il fondamentale principio di diritto internazionale della libertà di navigazione”, imputando “agli effetti delle azioni dell'Iran” i contraccolpi destinati a essere “avvertiti da persone di ogni parte del mondo, specialmente tra le più vulnerabili”. Sulla base della Risoluzione 2817, i sei chiedono in ultimo la fine di queste “interferenze” sul commercio marittimo e sulle catene per la fornitura globale delle fonti di energia, sollecitando “un'immediata moratoria complessiva degli attacchi sulle infrastrutture civili, incluse quelle del petrolio e del gas”. Non senza evocare “la prosperità e la sicurezza internazionale” come loro obiettivo e impegnarsi anche ad aiutare, assieme all'Onu e ad altri organismi, “le nazioni più esposte” alle conseguenze della guerra.
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Starmer-Rutte-Macron: “Serve un piano sostenibile sulla riapertura di Hormuz”
Prima dell’annuncio a sei sul “Piano per Hormuz”, del resto, il premier britannico Starmer e il presidente francese Macron, insieme al segretario generale della Nato Mark Rutte, avevano già condannato i raid dell'Iran contro il Qatar e sottolineato l’importanza di “assicurare la libertà di navigazione e commercio” nello Stretto di Hormuz.
I tre leader hanno soprasseduto sui raid d'Israele e Usa contro giacimenti o impianti di Teheran, condannando “gli esecrabili attacchi iraniani a infrastrutture strategiche del Qatar”, ha riferito Downing Street; su Hormuz hanno ribadito la necessità di “un piano sostenibile” per riaprirlo.
Meloni: “Nessuna missione militare per forzare il blocco di Hormuz”
Sul piano per la sicurezza di Hormuz, “voglio essere chiara, perché mi sembra ci siano state delle interpretazioni un po' forzate. Nessuno pensa ad una missione dell'Italia per forzare il blocco dello Stretto” ha detto nella serata di ieri la premier Meloni dopo il Consiglio europeo. “Quello sui cui ci interroghiamo è che, quando ci dovrebbero essere le condizioni, ma ragionevolmente in una fase post-conflitto, è a come possiamo offrire un contributo, d'accordo con le parti, per difendere la libertà di navigazione” ha aggiunto.
Fonte: www.rainews.it
