La Svizzera presenta le parcelle per i ragazzi curati. Meloni: "Ignobile richiesta"
Il Canton Vallese pretende il pagamento delle fatture da 100.000 franchi per i ragazzi feriti nel rogo. Il ministro degli esteri: "Inaccettabile, l'Italia non pagherà". Roma invoca la reciprocità per i pazienti elvetici curati al Niguarda
Ansa Si apre un nuovo, teso fronte diplomatico tra Italia e Svizzera dopo la tragedia del locale "Le Constellation" a Crans-Montana. Al centro della disputa non ci sono più solo le responsabilità per le uscite di sicurezza sbarrate, ma i conti presentati dall’ospedale di Sion per il ricovero di tre giovani italiani rimasti feriti nel rogo dello scorso primo gennaio.
La tensione è esplosa dopo l'incontro avvenuto oggi a Martigny tra l’ambasciatore italiano a Berna, Gian Lorenzo Cornado, e il presidente del Cantone del Vallese, Mathias Reynard. Fonti informate riferiscono che il Cantone avrebbe ribadito l'impossibilità normativa di farsi carico delle spese sanitarie, inviando all'Italia fatture per un importo superiore ai 100.000 franchi svizzeri. Si parla di cifre definite "esorbitanti" da Cornado: tre parcelle da 17.030 franchi e una da 66.810 franchi per un solo giorno di degenza.
La linea della fermezza: "Questione di reciprocità"
La risposta italiana è stata un secco no su tutta la linea. Con un post su Facebook, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha commentato duramente l'intenzione della Svizzera di chiedere il rimborso delle spese mediche per i ragazzi feriti nel rogo di Capodanno.
"Apprendo di questa intenzione di chiedere il pagamento di spese esose, anche per ricoveri di poche ore", scrive la premier. "Se questa ignobile richiesta dovesse essere formalizzata, annuncio fin da ora che l'Italia la respingerà al mittente". Meloni ha poi concluso auspicando che la notizia possa rivelarsi infondata, appellandosi al senso di responsabilità delle autorità elvetiche.
Il gelo del Governo italiano
Sulla vicenda è intervenuto direttamente da Roma il ministro degli Esteri e vicepremier Antonio Tajani: "Mi pare ovvio che non paghiamo. La responsabilità è soltanto di chi gestiva quel locale e di chi non ha fatto fare i controlli". Una posizione condivisa dalle famiglie dei feriti. Umberto Marcucci, padre di uno dei ragazzi coinvolti, ha commentato con favore la linea dura del governo: "È giusto che l'Italia non dia i soldi alla Svizzera. Avevamo ricevuto rassicurazioni, poi sono arrivate le fatture: abbiamo fatto bene a protestare".
"L’Italia non si accollerà mai queste spese", ha dichiarato con fermezza l’ambasciatore Cornado, ricordando che il principio di reciprocità gioca a favore di Roma. L'ambasciatore ha infatti sottolineato come due cittadini svizzeri siano stati curati per mesi all’ospedale Niguarda di Milano con costi ben superiori, senza che l’Italia abbia mai richiesto un solo euro di rimborso alla Svizzera o alla LAMal (la mutua elvetica).
"Pretendiamo parità di trattamento", ha ribadito Cornado, aggiungendo che è inaccettabile far ricadere i costi sulle famiglie o sullo Stato italiano per cure prestate a ragazzi che hanno sofferto a causa dell’irresponsabilità dei gestori del locale e della mancata vigilanza delle autorità elvetiche.
Verso un accordo bilaterale?
Il presidente vallesano Reynard ha spiegato di avere "margini normativi minimi", suggerendo però di elevare la questione al Dipartimento federale dell’interno a Berna per trovare una soluzione politica a livello bilaterale. Per l'ambasciatore Cornado si tratta dell'ennesimo "punto di non incontro" tra mentalità differenti, in una vicenda che continua a pesare sui rapporti tra i due Paesi. La speranza è che il coinvolgimento della Confederazione possa sanare questa "nuova criticità" senza ulteriori strappi diplomatici.
Fonte: www.rainews.it
