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Iran, cos'è l'arma segreta israeliana per uccidere Khamenei alimentata dall'AI
Il mistero della nuova piattaforma di Israele che usa l'intelligenza artificiale, per decapitare la leadership della Repubblica islamica. Bombe piazzate mesi prima dell'esplosione e droni
afp Una nuova piattaforma segreta di intelligenza artificiale, alimentata da una massa di dati raccolti all'interno dell'Iran, sarebbe uno degli strumenti più decisivi usati da Israele nella campagna di eliminazione dei vertici della Repubblica islamica. E' quanto scrive il Washington Post, secondo cui il sistema sarebbe stato programmato per estrarre indizi sulle vite, gli spostamenti e le abitudini dei leader iraniani, trasformando un apparato di intelligence costruito in decenni in una macchina ancora più letale ed efficace.
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I flussi di dati incrociati per individuare con precisione i target delle bombe
Secondo il quotidiano americano, questa piattaforma analizzerebbe informazioni provenienti da fonti molto diverse: informatori reclutati all'interno del regime, penetrazioni informatiche nei sistemi iraniani, telecamere stradali, piattaforme di pagamento e nodi internet creati per imporre blackout delle comunicazioni. Tutti questi flussi di dati verrebbero incrociati per ricostruire con precisione crescente la localizzazione e i movimenti dei responsabili politici e militari iraniani.
Lo scambio di ruoli con gli USA
Il Washington Post sostiene che questa evoluzione tecnologica abbia contribuito a rendere possibile la campagna di decapitazione della leadership iraniana affidata a Israele nell'ambito della guerra con l'Iran. Mentre i comandanti militari di Stati uniti e Israele si dividevano obiettivi come batterie missilistiche, basi militari e siti nucleari, allo Stato ebraico sarebbe spettato il compito di individuare e colpire i vertici della Repubblica islamica.
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"Efficienza spietata" sui leader iraniani
Secondo il giornale, Israele ha condotto questa missione con "efficienza spietata", uccidendo la guida suprema iraniana Ali Khamenei nell'attacco iniziale della guerra e oltre 250 altri "alti funzionari iraniani", secondo un conteggio mantenuto dall'esercito israeliano. L'ultimo colpo, sempre secondo il quotidiano, sarebbe stato l'uccisione del comandante navale dei Guardiani della rivoluzione.
Bombe piazzate mesi prima dell'esplosione e droni
La ricostruzione del Washington Post descrive un apparato affinato negli ultimi anni anche grazie all'esperienza accumulata nei conflitti a Gaza, in Libano e contro l'Iran. Le tattiche di eliminazione mirata avrebbero incluso bombe piazzate mesi prima dell'esplosione, droni in grado di infilarsi nelle finestre degli appartamenti e missili supersonici lanciati da caccia stealth.
Il giornale sottolinea però che il cuore della nuova capacità israeliana starebbe soprattutto nell'integrazione fra spionaggio tradizionale e dominio digitale. Le capacità cyber, in particolare, sarebbero aumentate dopo lo scontro informatico tra Iran e Israele scoppiato circa cinque anni fa. Da allora, secondo funzionari israeliani citati dal giornale, l'unità 8200 dell'intelligence militare avrebbe cercato di penetrare "tutto ciò che poteva essere violato", dai sistemi di sicurezza interni ai database usati dalle forze iraniane per individuare quartier generali di crisi e luoghi di ripiego per la leadership.
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Secondo il Washington Post, la stessa struttura di controllo interno costruita dal regime per sorvegliare la popolazione avrebbe finito per offrire nuove opportunità di infiltrazione. Il convogliamento centralizzato delle comunicazioni, pensato per permettere a Teheran di spegnere internet in caso di crisi, avrebbe creato un punto di osservazione privilegiato anche sulle comunicazioni di esponenti della sicurezza del regime, consiglieri e familiari dei leader.
La piattaforma di intelligenza artificiale avrebbe poi consentito a Israele di sfruttare pienamente questa enorme quantità di dati. Raz Zimmt, citato dal giornale e presentato come direttore della ricerca sull'Iran presso l'Institute for National Security Studies, afferma che i progressi dell'Ia hanno dato a Israele un modo per valorizzare dati che erano già disponibili ma che prima era impossibile elaborare. Nel racconto del Washington Post, il risultato di questo salto tecnologico è stato evidente già l'anno scorso, durante la campagna di 12 giorni contro le infrastrutture nucleari iraniane, quando Israele colpì simultaneamente anche figure di vertice dell'apparato militare. In alcuni casi, scrive il giornale, i missili sarebbero stati reindirizzati in volo sulla base degli spostamenti dei bersagli.
Il quotidiano cita anche l'attacco del 28 febbraio contro la guida suprema Ali Khamenei e il suo entourage più ristretto, il cosiddetto "Gruppo dei Cinque". Secondo un funzionario israeliano della sicurezza, i servizi stavano monitorando da mesi le riunioni quasi settimanali del gruppo, in luoghi e con livelli di protezione variabili. L'intelligence sarebbe stata considerata così affidabile da rendere l'opzione di colpire quei vertici una possibilità già discussa prima dell'attuale guerra.
Resta tuttavia aperta, secondo il giornale, la questione dell'efficacia politica e strategica di questa campagna. Se da una parte Israele avrebbe raggiunto risultati impressionanti sul piano delle eliminazioni mirate, dall'altra gli obiettivi più ampi della guerra appaiono ancora lontani: fermare la minaccia missilistica iraniana, impedire il percorso verso l'arma nucleare e indebolire il regime fino al punto di provocarne il crollo.
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Lo stesso Washington Post osserva che molti dei leader uccisi sarebbero già stati sostituiti da figure subordinate spesso ancora più radicali.
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Fonte: www.rainews.it
