Francia al voto, le amministrative come prova generale per il 2027
Divisioni a sinistra, convergenze a destra e crescita dei lepenisti: così si ridisegnano i rapporti di forza in vista della successione a Macron
Afp Le urne del secondo turno delle amministrative francesi non rappresentano soltanto una contesa locale, ma una vera e propria anticipazione della battaglia politica che accompagnerà il Paese verso le presidenziali del 2027. Con Emmanuel Macron destinato a lasciare l’Eliseo, oggi il voto assume un significato nazionale, misurando la capacità delle forze politiche di costruire alleanze e consolidare consensi.
Occhi puntati su Parigi, è ovvio, ma questa volta anche perché la destra potrebbe riconquistare la capitale francese dopo che è stata amministrata dal Partito Socialista per 25 anni, quando cessò il regno dei gollisti con Jacques Chirac al potere dal 1977 al 1995, seguito dal suo braccio destro jean Tiberi fino al 2001.
Se Parigi resta inevitabilmente il centro simbolico di questa sfida, il quadro è molto più ampio: da Marsiglia a Nizza, fino a Le Havre, emergono dinamiche che potrebbero definire il futuro equilibrio politico francese, con la destra e l’estrema destra pronte a capitalizzare le divisioni del campo progressista.
Parigi: una capitale contendibile
La corsa per l’Hôtel de Ville si è trasformata in un duello tra Emmanuel Grégoire, esponente socialista, e Rachida Dati, candidata dei Républicains. Dopo un primo turno dominato da Grégoire, la sua posizione si è progressivamente indebolita, complice la frammentazione della sinistra.
La scelta di non stringere un accordo con Sophia Chikirou e con La France Insoumise evidenzia una frattura politica profonda, che va oltre la dimensione elettorale. Il rifiuto nasce da accuse pesanti: estremismo, ambiguità e tensioni interne, ma rischia di tradursi in un errore strategico.
Sul fronte opposto, Dati ha invece costruito un’alleanza più ampia, sostenuta anche dal ritiro tattico di esponenti dell’area più radicale della destra, vicina al Rassemblement National guidato da Marine Le Pen e Jordan Bardella. La partita parigina diventa così un laboratorio: se la sinistra vince divisa, rafforza la sua autonomia; se perde, legittima la strategia delle destre unite.
Marsiglia: il “fronte repubblicano” resiste
A Marsiglia lo scenario è diverso. Qui il sindaco uscente Benoît Payan, esponente di centro-sinistra, affronta Franck Allisio del Rassemblement National in una sfida serrata.
Nonostante Payan abbia escluso formalmente un’alleanza con la sinistra radicale, il ritiro del candidato di LFI, Sébastien Delogu, appartiene ad una logica diversa: quella del “fronte repubblicano” contro l’estrema destra. I suoi elettori potrebbero rivelarsi decisivi.
Mentre a Parigi la sinistra si divide per principio, a Marsiglia si ricompone per necessità. Una differenza che mette in discussione la coerenza strategica del campo progressista.
Nizza e il Sud: la destra all’offensiva
Nel Sud, e in particolare a Nice, si delinea uno scenario ancora più favorevole alla destra: Éric Ciotti, un neo gollista alleato dell’estrema destra, si avvicina a una vittoria che lo renderebbe uno dei sindaci più influenti di quell’area politica.
Il rifiuto del leader dei Républicains, Bruno Retailleau, di sostenere il sindaco uscente del suo stesso partito segnala l’ipotesi di una convergenza strutturale tra destra tradizionale ed estrema destra in vista delle presidenziali del prossimo anno.
Altre città: alleanze variabili, strategia incerta
Nel resto del Paese, il quadro è frammentato. In alcune città — come Avignone, Brest, Nantes e Tolosa — si sperimentano accordi tra socialisti, ecologisti e sinistra radicale. A Tolosa, ad esempio, l’intesa tra socialisti e sinistra radicale potrebbe portare la città in mano ad un sindaco di France Insoumise, segnalando che l’unità, se perseguita, può produrre risultati concreti.
Altrove prevale la competizione interna e la sinistra radicale è vista come la forza da contrastare: a Strasburgo il PS ha unito la propria lista a quella dei centristi di Macron per respingere la minaccia di LFI, mentre a Lille, per cercare di bloccare il partito di Melenchon, i socialisti si sono alleati con i Verdi.
A Le Havre, invece, l’ex premier Édouard Philippe appare in grado di confermare la sua leadership locale, rafforzando al contempo il proprio profilo nazionale come possibile candidato centrista, credibile contro l’estrema destra.
Fonte: www.rainews.it
