Contenuto in:
Chi è Ali Khamenei? Guida spirituale o feroce dittatore, è giallo sulla sua sorte
Turbante nero e kalashnikov al fianco, discepolo e poi consigliere di Khomeini padre della rivoluzione del 1979, è stato leader spirituale assoluto della Repubblica islamica sciita per 30 anni. La teocrazia a una svolta
Della sua morte si era già parlato durante la guerra dei 12 giorni quando le agenzie hanno cominciato a battere la notizia dell'attacco israeliano contro quello che, da sempre, è considerato il suo nemico numero uno: l'Iran. E soprattutto dopo lo “storico” attacco Usa ai siti nucleari di Fordow, Natanz e Ishfan della notte tra il 21 e il 22 giugno, quando Alī Ḥoseynī Khāmeneī il Grande Ayatollah sciita - al potere da 36 anni - risultava già "sparito dai radar" nemici.
Oggi che l'Iran è stato attaccato di nuovo per volere del “grande Satana”, così sono chiamati gli Stati Uniti dagli ayatollah iraniani, la sua vita è in dubbio. Nessuno prima d'ora aveva mai osato mettere in dubbio la sicurezza della Guida Suprema prima della guerra che dal 7 ottobre 2023 infiamma la regione mediorientale.
Nascosto in un bunker, con la sua famiglia, a decine di metri di profondità a Levizan a nord-est di Teheran, o in altri bunker sparsi nel grande Paese islamico. La sua residenza attaccata da 7 missili americani questa mattina. Ma il ministro degli esteri Araghchi assicura: “E' ancora vivo”.
Israele con la complicità Usa ha già in parte decapitato la sua leadership attaccando oltre agli impianti atomici anche i massimi vertici militari, scienziati nucleari e perfino lui, l'ultimo a proferire parola in Iran su questioni di guerra o pace, comandante in capo delle Forze armate e della politica interna ed estera del Paese.
Si dava per certo che neanche il bunker dove secondo indiscrezioni era nascosto sarebbe scampato alle famigerate bombe anti bunker di fabbricazione americana GBU-57A/B (Massive Ordnance Penetrator), un ordigno dal peso di 13,6 tonnellate contenente 6 tonnellate di esplosivo in grado di colpire fino a 60 metri di profondità. Per giorni si è dibattutto sul danneggiamento vero o presunto degli impianti atomici di Fordow, Natanz e Isfhan, così come sulla sorte dell'ottantaseienne Guida Suprema.
Per fugare ogni dubbio la Guida suprema era apparso in un breve videomessaggio registrato il 26 giugno scorso in cui il leader spirituale aveva chiarito la posizione della Repubblica islamica iraniana: “Abbiamo vinto sul regime sionista, dando uno schiaffo in faccia agli Usa” aveva azzardato. "Sappiamo esattamente dove si nasconde, ma non lo elimineremo, almeno non per ora" aveva detto Trump il 17 giugno facendo da spalla all'alleato israeliano. Ora le cose potrebbero essere cambiate e la Guida suprema potrebbe essere tra le macerie del vasto attacco di oggi.
Con la ripresa di massicce proteste alla fine del 2025 legate a un drastico crollo del rial iraniano sfociate in una sanguinosissima repressione sui manifestanti (migliaia le vittime accertate) il presidente Donald Trump aveva avvertito la teocrazia di fermare la violenza sul popolo pacifico e a febbraio dopo le continue minacce da parte dell'amministrazione statunitense, la Guida suprema aveva nominato il suo successore il fedelissimo generale, ex comandante delle Guardie rivoluzionarie e politico veterano, Ali Larijani a capo degli affari di Stato compresa la pianificazione bellica in caso di attacco. Ma Larijani è un militare e non un alto esponente del clero sciita e la partita a Guida Suprema del Paese è ancora aperta.
Citando interviste con alti funzionari iraniani, membri delle Guardie rivoluzionarie ed ex diplomatici, il New York Times riporta che Larijani ha da allora supervisionato la repressione delle proteste, gestito una delicata diplomazia nucleare con Washington e coordinato con alleati tra cui Russia, Qatar e Oman. Paesi del Golfo tutti contro un attacco statunitense, avvenuto oggi. Secondo quanto riferito, Khamenei avrebbe nominato diversi livelli di successori per le principali cariche militari e politiche e delegato l'autorità decisionale a una cerchia ristretta nel caso in cui le comunicazioni venissero interrotte o lui venisse assassinato.
Seppur dalla diaspora emerga prepotentemente il figlio dello Scià Reza Pahlavi, esiliato e cresciuto negli Usa, o il figlio Mojtaba anche lui nel mirino delle minacce Usa, secondo molti analisti, il “regime change” agognato dalle folle e da buona parte della comunità occidentale, non si individua sul prosieguo della teocrazia che di fatto potrebbe essere sostituita dalla “Holy Guard” (Pasdaran) presenti in migliaia negli apparati istituzionali e fungere dunque da guida militare.
“Pilastro della Rivoluzione” o “Martire vivente” secondo i suoi fedelissimi. Il suo ufficio ha regolarmente messo in guardia l'establishment iraniano contro presunte cospirazioni straniere, generalmente attribuite a Stati Uniti e Israele.
Dopo quella minaccia la Guida Suprema dell'Iran parlò alla nazione affermando che Israele aveva commesso un grave errore e che sarebbe stato punito per le sue azioni". “Era un bersaglio facile, ma l'ho salvato da una morte ignominosa”, rimarcò il presidente Usa parlando di Khamenei.
I leader israeliani e americani hanno ripetutamente minacciato di assassinare l'Ayatollah. Uccidere la Guida Suprema "non peggiorerà il conflitto. Lo concluderà", aveva dichiarato il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ad ABC News durante la guerra.
A sostenere Khamenei e l'Iran sono rimasti seppur indeboliti gli alleati sciiti come il Libano e lo Yemen in Medioriente. "Affrontiamo una guerra senza precedenti guidata dal tiranno americano, con la mobilitazione occidentale e l'aggressione sionista", aveva detto il Segretario generale di Hezbollah, Naim Qassem, in omaggio a Khamenei da lui descritto come ''il comandante".
Poi c'è la Russia che oggi ha condannato l'attacco all'alleato iraniano. A gennaio scorso secondo un'indiscrezione del The Sunday Times, la Guida Suprema avrebbe avuto in tasca un “piano B” secondo il quale lui e il suo circolo molto stretto di collaboratori e familiari - incluso suo figlio ed erede designato, Mojtaba - composto da circa venti persone", sarebbero volati attraverso un “passaggio sicuro” alla volta di Mosca. Parabola riservata anche all'ex dittatore siriano Bashar al-Assad dopo la presa al potere di Damasco di Ahmed al Sharaa nel dicembre del 2024.
Le origini e l'ascesa nella teocrazia
Nato a Mashaad città santa dell'Iran nel 1939, da genitori azeri, Khamenei fu discepolo e poi consigliere del padre della Rivoluzione del 1979, Ruhollah Khomeini leader spirituale assoluto della Repubblica islamica sciita. Ha studiato prima a Najaf culla dello sciismo iracheno e poi a Qom cuore della teologia duodecimana iraniana. Percorso di studi interrotto dopo la morte del padre e considerato insufficinete ad assumere il titolo di grande ayatollah, dopo la morte di Khomeini non fu il prescelto, anche a causa del poco carisma rispetto a quello del suo predecessore. Sposato con Mansoureh Khojasteh Bagherzadeh ha sei figli: quattro maschi e due femmine. Noto per uno stile di vita sobrio e ascetico, odia il lusso e non era mai uscito dall'Iran dal 1989.
Già presidente dell'Iran nell'1981 (fino al 1989), nello stesso anno scampò a un attentato che lo consacrò per sempre al rango di “martire” e lo rese invalido a un arto. In molti già allora vedevano in lui ideali ben lontani dal laicismo e lo scelsero come miglior candidato alla guida spirituale del Paese.
Il turbante nero dei discendenti diretti di Maometto e il kalashnikov al fianco, durante i sermoni in pubblico, nell'essenza della leadership nata con la Rivoluzione, Khamenei ha incarnato il concetto di imamato caro allo sciismo musulmano e insieme quello di Guida Suprema dei "rivoluzionari e dei diseredati (mustazafin)" seguendo il precetto fondamentale del velayat e faqih ovvero il potere politico del giurista teologo per portare così a compimento l'obiettivo di una giustizia sociale.
Tuttavia la teocrazia non è riuscita negli anni a tenere saldo il patto tra vecchio e nuovo, soprattutto tra le diverse generazioni. La recente protesta di Donna Vita Libertà seguita alla morte della studentessa curda Mahsa Amini ne è stato lo specchio recente. Giovani e giovanissimi, e non solo donne, sempre più insoddisfatti del loro ruolo sociale, lavoratori sempre più schiacciati dalle sanzioni internazionali. In quell'autunno caldo di tre anni fa furono quasi 600 le vittime e 20mila gli arresti. Pugno di ferro e “dissimulazione” politica hanno di fatto cristallizzato l'Iran in un regime clericale e militare costruito su una sapiente strategia del terrore ben oleata negli ingranaggi di una feroce repressione.
C'è chi lo ha poi consierato malato di cancro, ma è anche vero che questo riguarda e ha riguardato ogni potente del mondo.
Fonte: www.rainews.it
