Per i familiari delle vittime di Amatrice nemmeno le sentenze riescono a fare giustizia
Non solo hanno perso i loro familiari nel terremoto ma, sebbene la Giustizia abbia definito le responsabilità per i crolli, per loro non c’è stato alcun risarcimento. I colpevoli non hanno beni. Chiedono una legge o un intervento come per Rigopiano
@Ansa C’è un’Italia che attende risposte concrete da quasi dieci anni. È l’Italia dei familiari delle 299 vittime del terremoto di Amatrice del 24 agosto 2016. Per loro, la giustizia si è rivelata un percorso a ostacoli fatto di sentenze ottenute faticosamente ma rimaste, all'atto pratico, lettera morta. Nonostante il sisma di Amatrice avesse una magnitudo (6.0) inferiore a quello dell’Aquila del 2009, il bilancio delle vittime è stato quasi identico. Il motivo risiede in gran parte nella fragilità di edifici, alberghi e case vacanza che non hanno retto a un’intensità tutt'altro che imprevedibile. Eppure, per chi ha perso i propri cari, oltre al danno del lutto si è aggiunta la beffa di una giustizia civile e penale che non riesce a tradursi in ristoro economico.
Il caso dell'Hotel Roma: una condanna senza patrimonio
La vicenda della famiglia Giallonrenzi è emblematica. Franco, Fernanda e Marco hanno perso il figlio e fratello Matteo, morto nel crollo dell'Hotel Roma insieme alla moglie Barbara. Dopo anni di battaglie, l'unico responsabile ancora in vita, l'ingegnere O.B., è stato condannato in via definitiva dalla Cassazione nel settembre 2025.
Nonostante la condanna definitiva e la disposizione di una provvisionale di circa 170.000 euro, la famiglia non ha incassato un solo euro. Le indagini patrimoniali hanno infatti rivelato che il condannato — già coinvolto in altri processi per crolli mortali — non dispone di beni sufficienti a risarcire le vittime. La giustizia ha riconosciuto la verità, ma lo Stato non ha garantito l'effettività del diritto.
"Oltre al danno la beffa": pagare per aver perso tutto
Ancora più paradossale è la situazione di Annamaria Lombardo, Federica e Massimo Capriotti, che nel crollo di una casa in affitto hanno perso la piccola Fabiana e la nonna Delia. Nonostante una sentenza civile del gennaio 2025 abbia condannato la proprietaria dell'immobile a un risarcimento di 1,8 milioni di euro, la mancanza di garanzie patrimoniali della controparte rende nullo ogni sforzo.
A questo si aggiunge un dettaglio umiliante: la famiglia Capriotti, non avendo ricevuto alcun indennizzo e dovendo far fronte alle spese legali e di consulenza tecnica (CTU), si è trovata costretta a concordare un pagamento a rate mensili proprio per saldare il consulente nominato dal Tribunale. Vittime che, invece di essere risarcite, si trovano a dover pagare per i processi che hanno sancito il loro diritto.
L'appello: una legge per le vittime delle calamità naturali
Il documento solleva un interrogativo etico e legislativo: perché lo Stato ha previsto stanziamenti speciali per eventi come la valanga di Rigopiano (10 milioni di euro nel 2019) o indennizzi per le vittime del terrorismo e della strada, mentre manca ancora una normativa organica per i familiari delle vittime di calamità naturali.
Secondo i familiari, la vera urgenza è una legge che preveda benefici e "speciali elargizioni" per chi è rimasto vittima di eventi che lo Stato avrebbe dovuto prevedere e prevenire. A dieci anni dalla tragedia, i nomi dei familiari che ancora lottano — dai Grossi ai Capriotti, dai Sanna ai Gianlorenzi — gridano una richiesta semplice: che la giustizia non resti solo un pezzo di carta, ma diventi un atto di dignità e supporto concreto.
43 familiari delle vittime di Amatrice hanno così sottoscritto un appello pubblico per raccontare le loro storie e chiedere un intervento dello Stato affinché, per loro, possano essere estese le stesse misure adottate nella tragedia di Rigopiano.
Fonte: www.rainews.it
