Fascicolo sanitario elettronico, carenze in tutte le Regioni e rischio restituzione fondi PNRR
Da oggi, martedì 31 marzo, le strutture sanitarie pubbliche e private convenzionate devono adeguarsi al nuovo modello di trasmissione dati. Ci sono gravi ritardi, la scadenza è il 30 giugno per non perdere i fondi
Da oggi 31 marzo prende il via l’ultimo passaggio operativo del fascicolo sanitario elettronico, con l’obiettivo di arrivare a pieno regime entro giugno. Il sistema entra così nella sua fase definitiva, anche se persistono differenze tra territori e un utilizzo ancora limitato da parte dei cittadini.
Si tratta del pilastro della trasformazione digitale del Sssn (Sistema sanitario nazionale): il Pnrr destina un investimento di 1,38 miliardi per creare un ecosistema digitale interoperabile di dati sanitari su scala nazionale.
"Proprio oggi - spiega Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe - scade il termine per l'adeguamento delle strutture sanitarie pubbliche e private al modello standard di trasmissione dei dati per alimentare il Fse. Un passaggio cruciale, ma ancora incompleto e molto disomogeneo tra le Regioni: senza una interoperabilità reale, il Fse resta un'infrastruttura incapace di generare benefici concreti per l'assistenza sanitaria".
Secondo il report Gimbe pubblicato oggi, "al 30 settembre 2025, secondo i dati del portale Fascicolo Sanitario Elettronico 2.0, nessuna Regione rende disponibili tutte le 20 tipologie di documenti previste dal Dm 7 settembre 2023. Il livello di completezza varia dai 17 documenti dell'Emilia-Romagna agli 11 della Puglia".
Meno della metà dei cittadini ha dato il consenso alla consultazione del Fse
"Al 30 settembre 2025, solo il 44% dei cittadini ha espresso il consenso alla consultazione del Fse da parte di medici e operatori del SSN, con forti disomogeneità regionali: dal 2% in Abruzzo e Campania al 92% in Emilia-Romagna. Tra le Regioni del Mezzogiorno, solo la Puglia supera la media nazionale (44%), raggiungendo il 75%. Se nemmeno la metà dei cittadini consente l'accesso al proprio Fse - avverte Cartabellotta - non siamo di fronte a un problema tecnico, ma a un fallimento culturale e organizzativo. Colmare divari così ampi richiede alla politica interventi immediati: nel Mezzogiorno pesano analfabetismo digitale, scarsa fiducia sulla sicurezza dei dati e una limitata percezione dell'utilità del Fse".
Arriva il fascicolo sanitario elettronico 2.0
Che cos'è il Fse?
Il Fascicolo Sanitario Elettronico (FSE) raccoglie la storia clinica del paziente rendendo disponibili le informazioni e i documenti prodotti dal Sistema Sanitario Nazionale da medici e operatori sanitari anche di strutture diverse (ASL, Aziende Ospedaliere, medici di famiglia e pediatri, ecc.) e da strutture sanitarie private. Contiene ad esempio referti, lettere di dimissioni, verbali di pronto soccorso, prescrizioni e tutto il materiale che descrive i tuoi eventi clinici
Il Fse, spiega il ministero della Salute sul sito dedicato proprio al Fascicolo sanitario elettronico, è "il punto di accesso ai dati e documenti digitali di tipo sanitario e socio-sanitario generati da eventi clinici riguardanti l'assistito, attraverso il quale il cittadino può consultare i propri dati e documenti sanitari e condividerli con i professionisti sanitari per garantire la continuità di cura per un servizio più efficace ed efficiente".
Per ottenere questo obiettivo le strutture sanitarie devono condividere un modello e un 'linguaggio' comuni e dovranno anche inviare il referto entro 5 giorni dalla prestazione erogata al cittadino-paziente. Un ecosistema dei dati, già peraltro attivo, che permetterà ai professionisti sanitari, ad esempio nel caso di accesso in un pronto soccorso sul territorio nazionale, di conoscere la storia clinica del paziente.
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Cosa cambia
Entro fine marzo tutte le strutture, pubbliche e private, devono adeguarsi a un formato standard per trasmettere i documenti sanitari. I referti dovranno essere caricati entro pochi giorni dalla prestazione, garantendo uniformità e rapidità. Anche i professionisti privati sono obbligati a partecipare al sistema, dotandosi di firma digitale e strumenti compatibili.
Tra le novità principali c’è il profilo sanitario sintetico (o Patient Summary): una “carta d'identità sanitaria”, con le informazioni essenziali sulla salute di ogni cittadino e riassuntiva dello stato di salute, compilata dal medico di base. Questo documento diventa fondamentale in caso di emergenza, perché può essere consultato anche senza consenso esplicito per garantire cure tempestive.
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I vantaggi per i medici e cittadini
Per i pazienti, il fascicolo rappresenta un archivio sempre aggiornato accessibile da casa. Permette di: consultare esami e referti, evitare duplicazioni di visite e analisi, risparmiare tempo e costi. È possibile anche aggiungere documenti personali, inclusi quelli ottenuti all’estero o nel privato, costruendo un quadro sanitario più completo.
I professionisti sanitari possono accedere alla storia clinica del paziente, migliorando diagnosi e terapie. Questo riduce esami inutili e accelera gli interventi, soprattutto nelle situazioni urgenti. Anche in presenza di limiti al consenso da parte del titolare, il medico di pronto soccorso potrà consultare almeno il cosiddetto “profilo sanitario sintetico” cioè la sintesi dello stato di salute. In tal modo, potrà apprendere se il paziente che si trova sulla barella è cardiopatico o diabetico o allergico a farmaci in modo da intervenire in modo tempestivo e più efficace. Sarà il medico di base a dover compilare, sempre entro il 31 marzo, questo profilo generale e a tenerlo aggiornato.
Solo il 3,9% delle Case della Comunità sono pienamente attive e il 27,4% degli Ospedali di Comunità
Per quel che riguarda il territorio, al 31 dicembre 2025 solo 66 Case della Comunità (3,9%) risultano pienamente funzionanti e solo 163 Ospedali di Comunità (27,4%) hanno attivato almeno un servizio, ma nessuno risulta pienamente funzionante.
Al 31dicembre 2025, su 1.715 Case della Comunità programmate, per 649 (37,8%) le Regioni non hanno dichiarato attivo alcun servizio previsto; per 781 strutture (45,5%) risulta attivo almeno un servizio e, tra queste, solo per 285 (16,7%) sono stati dichiarati attivi tutti i servizi obbligatori.
"Sugli Ospedali di Comunità siamo ancora più indietro: non solo le strutture procedono a rilento, ma nessuna Regione è riuscita ad attivare tutti i servizi previsti dal DM 77. In queste condizioni, renderli pienamente funzionanti entro il 30 giugno appare una missione impossibile", dice Cartabellotta.
Bene, invece per quel che riguarda le Cot (Centrale Operativa Territoriale, un modello organizzativo del PNRR che coordina l'assistenza tra ospedale e territorio per pazienti fragili): sono attivate in tutte le Regioni e il target europeo di 480 è già stato raggiunto. Al 31dicembre, su 657 Cot programmate, ne risultano pienamente funzionanti 625.
Si rischia di dover restituire i contributi Ue
A tre mesi dalla scadenza Governo e Regioni, oltre ad accelerare, devono prendere seriamente atto dei rischi che accompagnano la rendicontazione finale del Pnrr, che al momento non prevede alcuno slittamento temporale”, commenta il presidente Gimbe Nino Cartabellotta.
“Il primo rischio, da evitare ad ogni costo, è di non raggiungere i target europei e dover restituire il contributo a fondo perduto. Il secondo è centrare il target nazionale grazie ai risultati di alcune Regioni, senza ridurre le diseguaglianze regionali e territoriali, che rischiano anzi di ampliarsi. Il terzo, il più grave, è di completare l’incasso delle rate senza produrre benefici concreti per i cittadini”.
I numeri del monitoraggio sottolineano ritardi e forti differenze territoriali. La riforma dell'assistenza territoriale al 31 dicembre risultava lontana dall'essere compiuta.
Fonte: www.rainews.it
