Sigonella e i trattati Italia-USA, dalla crisi Craxi-Reagan a oggi
Gli attacchi veri e propri devono essere autorizzati dal governo, le operazioni "di supporto" no. Nel 1985 il sequestro dell'Achille Lauro e il tentato arresto dei terroristi palestinesi
Wikipedia/Damon J. Moritz La notizia della decisione dell'Italia di negare agli Stati Uniti l'utilizzo della base di Sigonella, nell'ambito delle operazioni militari contro l'Iran, cade il giorno dopo la scelta simile presa dalla Spagna, il Paese Nato più apertamente schierato contro questa guerra. Madrid ha battuto un colpo, chiudendo lo spazio aereo ai velivoli militari Usa. Il governo Sanchez ha rifiutato ogni supporto all'offensiva israelo-americana: il divieto all'utilizzo delle basi di Rota e Moron riguarderà non solo i voli impegnati nei bombardamenti, ma anche quelli di supporto.
Questa distinzione porta ad un’altra considerazione, che riguarda il governo italiano e la posizione del ministro della Difesa Guido Crosetto, relativa a un episodio di qualche giorno fa, come riportato dal Corriere della Sera e confermato da fonti informate.
Sigonella, dove si trova e quali compiti ha
Sigonella, gestita di fatto a metà tra l’Aeronautica italiana e la Marina statunitense, si trova in una contrada del Comune di Lentini, tra quella che in passato era la Provincia di Siracusa (ora soppressa) e la Città metropolitana di Catania.
La base è sede di un aeroporto militare con due piste. Si tratta di una delle principali basi degli Stati Uniti in Europa, da cui partono velivoli di ricognizione per monitorare l’area del Mediterraneo e, indirettamente, del Medio Oriente. È, quindi, un centro di comando cruciale per le operazioni di queste settimane in Iran.
Basi Usa in Italia, quali operazioni richiedono l’autorizzazione del governo e quali no
Stando agli accordi che regolano l’utilizzo delle basi americane in Italia (ci sono anche, tra le altre, Aviano e Vicenza), bisogna distinguere tra operazioni cinetiche e non cinetiche. Le prime vanno collegate direttamente ad attacchi armati: in questi casi, si rende necessaria un’autorizzazione specifica di Palazzo Chigi. L’articolo 78 della Costituzione, infatti, chiarisce che le operazioni belliche dell’Italia vanno autorizzate dal Parlamento, il quale poi delega al governo la gestione pratica e la messa in atto delle stesse.
Le operazioni “non cinetiche” sono riconducibili ad azioni di supporto, come un rifornimento in volo, una ricognizione o un soccorso: per queste, non sono richieste autorizzazioni particolari. Se ne occupa il Ministero della Difesa.
Ad esempio, dalla base di Aviano, solitamente, partono i mezzi di rifornimento per i bombardieri. In questo caso, secondo la distinzione cinetiche/non cinetiche, l’autorizzazione di Palazzo Chigi non sarebbe richiesta. Ma come gestire il caso di un coinvolgimento indiretto di un mezzo militare, che grazie alla propria operazione porta comunque ad un atto di guerra diretto, qual è un bombardamento aereo? La questione pone un delicato tema di ambiguità interpretativa.
La crisi del 1985 tra Bettino Craxi e Ronald Reagan
La postura oppositiva dell’Italia nei confronti degli Stati Uniti avviene a 41anni di distanza dalla “crisi” del 1985, che portò all'impasse diplomatica tra la Casa Bianca, dove all'epoca c’era Ronald Reagan, e l'Italia di Bettino Craxi. La vicenda ebbe inizio il 10 ottobre 1985: caccia statunitensi costrinsero ad atterrare nella base militare vicino a Catania l'aereo egiziano che trasportava i quattro palestinesi che avevano sequestrato la nave da crociera italiana “Achille Lauro”, tra cui il dirigente dell'Olp Mohammed Abu Abbas e un suo aiutante.
Sulla pista della base, un commando di Marines circondò con le armi spianate l'aereo. A comandarli, il tenente colonnello Oliver North, un uomo a cui Washington affidava le missioni più rischiose, e che successivamente acquisterà fama mondiale con lo scandalo “Iran-contras”, che gli stroncò la carriera.
Craxi venne informato su quanto stava accadendo e diede ordine di impedire la cattura dei terroristi. I carabinieri si schierano intorno al velivolo fronteggiando, di fatto, i Marines. I soldati statunitensi, dopo istanti di altissima tensione e una telefonata molto dura tra il presidente del Consiglio socialista e il presidente repubblicano, decisero di non proseguire nell'azione. Al prezzo di un terremoto politico-diplomatico rimasto negli annali.
Il 12 ottobre Abu Abbas e il suo aiutante partirono liberi per Belgrado, mentre gli Usa inviarono una vibrante protesta al governo italiano. Non senza conseguenze per gli equilibri politici nazionali: il Pri uscì dalla maggioranza e i suoi ministri (Giovanni Spadolini, Oscar Mammì e Bruno Visentini) si dimisero.
La situazione tornò alla normalità solo 12 giorni dopo con un incontro distensivo a New York tra Craxi e Reagan.
Fonte: www.rainews.it
