Centro 795, la cellula segreta di Putin: spionaggio, omicidi e guerra ibrida totale
Intervista a Nicola Cristadoro*
Gripas Yuri/ABACA/IPA Centro 795 è l’unità clandestina creata dal Cremlino dopo l’invasione dell’Ucraina, composta da agenti del GRU e dell’FSB con il compito di eliminare oppositori, condurre rapimenti e operazioni di sabotaggio in Europa e nel mondo. Smascherata dall’FBI grazie a un errore banale — l’uso di Google Translate da parte di un agente — la sua scoperta rivela le falle strutturali dell’intelligence russa e la minaccia concreta che la guerra ibrida di Putin rappresenta per i dissidenti rifugiati in Occidente. Con il generale Nicola Cristadoro andiamo alla scoperta di questo gruppo clandestino.
1. La scoperta per un errore banale
Il Centro 795 era progettato per essere invisibile, eppure è stato smascherato perché un agente usava Google Translate per comunicare con un complice. Cosa ci dice questo episodio sulla reale efficienza dell’intelligence russa, al di là della sua fama di apparato onnipotente?
Le lacune emerse nell’ambito dei servizi di intelligence russi in tempi recenti sono numerose e il fallimento del Cremlino nel tentativo di mantenere ai massimi livelli di segretezza l’esistenza dell’unità nota come Centro 795 è solo l’ultima conferma delle difficoltà che Mosca sta incontrando nella gestione operativa di quello che un tempo era considerato un apparato di prim’ordine.
Il Centro 795 è stato creato dopo l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia del febbraio 2022. Composto da elementi provenienti dal GRU e dall’FSB, è stato istituito come entità completamente autonoma progettata per condurre le operazioni più critiche che necessitano di una copertura assoluta sia in Ucraina, sia all’estero. Stiamo parlando di missioni militari, ma anche di omicidi e rapimenti all’estero di oppositori e persone ritenute comunque pericolose per il regime putiniano.
L’arresto all’aeroporto di Bogotà di Denis Alimov è eclatante. Alimov è un ex appartenente al Gruppo Alfa, reparto spetsnaz dell’FSB, incaricato da due anni di gestire una rete operativa a livello globale per assolvere i compiti che ho menzionato. Seguendo le tracce lasciate dal suo reiterato uso di Google Translate per comunicare con un agente della rete alle sue dipendenze, a causa della barriera linguistica tra i due, l’FBI ha potuto individuarlo e procedere al suo arresto. Fine della segretezza. Tornando un po’ indietro nel tempo, pensiamo ai macroscopici errori commessi nel 2014 dall’FSB quando, all’indomani dell’annessione della Crimea alla Russia, l’agenzia non è riuscita a intuire quanto ferocemente l'Ucraina avrebbe resistito ad un’invasione o, ipotesi altamente probabile, lo aveva capito, ma non ha ritenuto opportuno trasmettere informazioni così scomode al presidente russo Vladimir Putin.
Il Dipartimento per le informazioni operative dell'FSB ha condotto per anni operazioni clandestine per penetrare nelle istituzioni ucraine, pagare politici filo-russi e impedire al paese di uscire dall'orbita di Mosca. Sebbene fossero coinvolti anche l'SVR e il GRU, il ruolo guida era assegnato all’FSB. Si tratta di un evidente esempio di errori imputabili ad un atteggiamento timoroso ascrivibile alla “politicizzazione dell’intelligence” a causa della paura di incorrere nelle ire del decisore, cioè Putin, maldisposto ad ascoltare indicazioni che non soddisfacessero i suoi intenti.
Un altro aspetto connesso alla fallacia delle operazioni dell’intelligence russa va addotto all’indifferenza o, peggio, all’incompetenza, dimostrate nel modo di agire. È il caso dell’avvelenamento che ha portato alla morte dell’ex agente dell’FSB Aleksandr Litvinenko nel 2006, attribuito agli ex agenti del KGB Andrey Lugovoy e Dmitry Kovtun, su mandato del Cremlino; di quello a danno dell’ex agente del GRU Sergej Skripal, attuato da due uomini appartenenti allo stesso servizio della vittima; del tentativo fatto contro Aleksej Navalny, ancora una volta a cura dell’FSB. Tutte situazioni in cui le modalità esecutive hanno rapidamente condotto ai responsabili. Voglio ricordare, ancora, un episodio poco noto, risalente al 2019, quando un agente dell’FSB fu identificato pochi mesi dopo l’assassinio in Germania dell’emigrato georgiano di origine cecena Zelimkhan Khangoshvili.
Il governo tedesco, certo del coinvolgimento russo, decise di espellere due funzionari dell’ambasciata russa a Berlino. I servizi segreti tedeschi affermarono di aver ricevuto informazioni secondo cui gli agenti russi stavano pianificando l’omicidio dell’assassino di Khangoshvili, arrestato e detenuto in carcere. Anche in questo caso il sicario dell’FSB e gli agenti distaccati in Germania hanno agito praticamente senza adottare le necessarie cautele per un’operazione, è banale dirlo, decisamente delicata.
2. La minaccia per i dissidenti in Europa
Il centro aveva come obiettivo dichiarato oppositori del Cremlino rifugiati all’estero — ceceni, ucraini, giornalisti. Quanto sono al sicuro oggi, concretamente, i dissidenti russi che vivono in Italia o in altri paesi europei?
Attualmente la sicurezza dei dissidenti russi all’estero deve essere considerata bassa o quantomeno a rischio elevato. I russi che si oppongono al regime di Vladimir Putin sono diventati bersagli preferenziali della guerra ibrida condotta dal Cremlino, che si estende ben oltre i confini ucraini, caratterizzata da spionaggio, minacce, sorveglianza e azioni di sabotaggio. Gli apparati di sicurezza russi operano in Europa attraverso "agenti dormienti" o reclutando cittadini comuni, anche con precedenti penali, per condurre atti di intimidazione, sabotaggio e sorveglianza contro oppositori, rifugiati o attivisti. Anche in Italia, la rete dell’intelligence russa mantiene una sorveglianza informale. I dissidenti russi segnalano intimidazioni tramite minacce ai familiari rimasti in Russia o attraverso messaggi diretti. I dissidenti più noti, i giornalisti indipendenti e gli attivisti che organizzano proteste sono i bersagli più esposti al rischio. Da ultimo, la scoperta di unità come il Centro 795 dedicate specificamente ad azioni contro gli oppositori residenti all'estero, deve indurre a tenere alta l’attenzione da parte della diaspora russa contraria al regime di Putin, relativamente alla sicurezza propria e dei propri familiari.
3. Il nodo Kalashnikov
L’unità usava il consorzio Kalashnikov come copertura legale: gli agenti erano formalmente dipendenti di un’azienda privata d’armi. Questo modello — stato che si maschera da privato — è una novità nella dottrina russa o è un’evoluzione di pratiche già note?
Nel caso del Centro 795 per fornire copertura all'unità, i suoi ideatori hanno scelto di non inquadrarla all'interno della struttura organica del GRU. L’hanno, allora, inserita nella Kalashnikov Concern, la storica azienda russa produttrice di armi, una società privata con una quota di minoranza di controllo riservata al conglomerato statale della difesa Rostec. Gli ufficiali del Centro sarebbero stati stipendiati dalla Kalashnikov. La loro base operativa sarebbe stata il complesso militare-industriale Patriot Park, alla periferia di Mosca, dove la Kalashnikov possiede un edificio amministrativo a due piani noto come TMU-1. Le attività di addestramento della nuova unità clandestina sarebbero state camuffate da "esercitazioni di tiro", una pratica apparentemente legittima, collegata alla produzione di armi dell’azienda.
Il modello dello "Stato che si maschera da privato" non è una novità assoluta nella dottrina russa, bensì un'evoluzione sofisticata e moderna di pratiche storiche ben note, radicate nella cultura politica russa e sovietica. Questo approccio si basa sull'integrazione tra controllo statale, interessi oligarchici e utilizzo di entità private per fini pubblici o di regime. Pensiamo al concetto russo di gosudarstvo (stato), che storicamente si intreccia con il controllo diretto del sovrano/governante sulle risorse del territorio, inteso come il "dominio" di un padrone (gosudar). Sotto il profilo militare e dell’intelligence, tale modello sfrutta la maskirovka, dottrina sviluppata fin dall'inizio del XX secolo, che prevede il ricorso all’inganno e alla disinformazione per depistare l'avversario. In epoca moderna, ciò si traduce nello sfruttamento di entità private, aziende di facciata o compagnie militari private per compiere azioni usualmente di competenza dello Stato. Riguardo all’evoluzione di tale prassi in epoca post-sovietica, a partire dagli anni Novanta assistiamo ad una parziale privatizzazione, spesso controllata da insider provenienti dalla realtà sovietica, che hanno posto le basi per l'intreccio tra Stato e proprietà privata.
A partire dagli anni 2000, con l’avvento di Putin, lo Stato ha ripreso il controllo delle risorse strategiche, creando un sistema in cui i grandi gruppi privati, spesso guidati da figure fedeli al Presidente, agiscono in funzione degli obiettivi del Cremlino. In tale contesto operano corporazioni statali che, sostanzialmente, sono strutture ibride che godono di uno status speciale, non sono soggette alle regole delle normali aziende e sono gestite attraverso procedure che presentano un certo livello di segretezza. Consultando i registri delle imprese e delle persone giuridiche russe è relativamente facile scoprire, ad esempio, come molte attività celino gruppi e organizzazioni che altro non sono che compagnie di mercenari gestite prevalentemente dal GRU, come il celebre e ormai estinto Gruppo Wagner. Per comprendere appieno questo fenomeno, invito alla lettura del mio saggio Wagner & Co. Le compagnie di ventura russe ai tempi della guerra in Ucraina.
4. Il confronto con l’Unità 29155
Il Centro 795 nasce anche per rimpiazzare l’Unità 29155, quella del caso Skripal, ormai “bruciata” dopo anni di indagini giornalistiche. Significa che le democrazie occidentali, grazie al giornalismo investigativo e all’open source intelligence, stanno diventando più brave a smascherare queste strutture?
Ritengo che le democrazie occidentali stiano diventando sempre più efficaci nello smascherare strutture di disinformazione, operazioni di influenza e crimini internazionali, grazie all'adozione crescente del giornalismo investigativo basato su tecniche di Open Source Intelligence (OSINT). Questi strumenti permettono di analizzare grandi volumi di dati pubblici tratti, ad esempio, da social media, immagini satellitari, registri societari, per tracciare attività nascoste che in passato sarebbero rimaste invisibili. L'OSINT ha trasformato il giornalismo investigativo, passando da una pratica di nicchia a una metodologia strutturata e rigorosa. Organizzazioni come Bellingcat hanno utilizzato l'intelligence su fonti aperte per smascherare ruoli statali in eventi critici, come la gestione di conflitti o gli avvelenamenti di cui ho detto in precedenza. La capacità di analizzare dati in tempo reale permette di contrastare la disinformazione in tempi rapidi. La natura aperta di queste indagini, che spesso condividono i dati verificati, aumenta la credibilità rispetto alle fonti ufficiali.
Tra l’altro, l'OSINT non si limita a scansionare i social media, ma mappa i modelli di comportamento digitale per collegare le attività online ad attori reali, esponendo le reti di disinformazione. Nondimeno ha un grande valore l’intelligence elaborata attraverso i dati raccolti con la cosiddetta “letteratura grigia”, cioè quei testi non accessibili a chiunque nell’immediato, perché disponibili solo in determinate circostanze, come, ad esempio, gli atti prodotti in seguito a seminari di studio o le brochure rilasciate presso mostre e fiere. Il giornalismo d'inchiesta che si avvale dell'OSINT agisce come una sorta di sistema immunitario, identificando le operazioni di disinformazione e limitandone l'impatto, difendendo i processi democratici e la trasparenza. Il problema è saper discernere, in mezzo alla massa di dati disponibili, tra quelli attendibili e quelli che non lo sono. Nonostante i successi, inoltre, le indagini affrontano rischi crescenti, tra cui minacce legali, sorveglianza digitale e la necessità di superare sofisticati algoritmi di disinformazione.
5. La risposta dell’Occidente
L’FBI ha usato un mandato FISA (Foreign Intelligence Surveillance Act: una legge federale USA del 1978 che istituisce un tribunale segreto — il FISA Court — il quale autorizza operazioni di sorveglianza su agenti di potenze straniere che operano sul territorio americano o utilizzano infrastrutture digitali statunitensi. Nel caso Alimov, poiché i messaggi transitavano sui server di Google per essere tradotti, l’FBI ha potuto richiedere al FISA Court l’accesso ai log di traduzione e ricostruire l’intera conversazione) per accedere ai server di Google Translate. Ma l’Europa — e l’Italia in particolare — ha strumenti legali e capacità tecniche equivalenti per intercettare operazioni di questo tipo sul proprio territorio?
In Europa e in Italia non esistono strumenti legali esattamente speculari al Foreign Intelligence Surveillance Act (FISA) americano per modalità di esecuzione e portata transnazionale, sebbene vi siano poteri di intercettazione per la sicurezza nazionale e la lotta al crimine. Negli USA, il FISA permette la sorveglianza di cittadini non americani all'estero, mentre il Cloud Act obbliga i provider americani, come Google, a fornire dati ovunque siano conservati nel mondo. In Europa, il Regolamento Generale sulla Protezione dei Dati (GDPR) impone standard di protezione molto elevati e limita il trasferimento di dati verso paesi terzi che non offrono garanzie di adeguatezza. In Italia, poi, l'autorizzazione per le intercettazioni è generalmente concessa dal Giudice per le Indagini Preliminari su richiesta del Pubblico Ministero, basandosi su gravi indizi di reato.
I servizi segreti (AISE e AISI) operano sotto il controllo del Comitato Parlamentare per la Sicurezza della Repubblica (COPASIR) e possono compiere azioni speciali autorizzate dal Presidente del Consiglio. Per accedere a dati su server esteri nell’ambito dell’UE, l'Italia utilizza l’Ordine Europeo di Indagine (OIE), che permette alle autorità giudiziarie di scambiare prove digitali e messaggistica criptata già decriptata da autorità straniere.
Tecnicamente, l'intelligence italiana sta evolvendo verso la gestione di minacce cyber e crittografiche, ma l'accesso diretto ai server di un colosso come Google richiederebbe la cooperazione dell'azienda o la violazione dei suoi sistemi di sicurezza, diversamente dall'accesso "diretto" per via legale permesso dalle leggi USA. L'Europa sta cercando di rafforzare la propria autonomia attraverso iniziative per un "cloud europeo" che riduca la dipendenza dai provider soggetti alle leggi extraterritoriali americane. In sostanza, mentre gli Stati Uniti possono imporre legalmente l'accesso ai dati tramite ordini segreti ai propri provider, l'Italia e l'UE devono fare affidamento su procedure di cooperazione internazionale più trasparenti e soggette a maggiori vincoli di privacy, o su operazioni di intelligence che non godono della stessa "leva" legale globale dei mandati FISA.
6. Il quadro più ampio: guerra ibrida senza confini
Il Centro 795 non è solo intelligence: aveva carri armati T-90, lanciarazzi Smerch, cecchini. È un segnale che la Russia sta costruendo strutture capaci di operare sia nell’ombra che in aperto conflitto. Siamo di fronte a una nuova dottrina militare russa, in cui il confine tra guerra clandestina e guerra convenzionale tende a scomparire?
Siamo alla quintessenza della intelligence warfare. Siamo oltre la lotta per il predominio attraverso lo spionaggio, oltre la manipolazione delle menti e delle coscienze attraverso le attività degli agenti di influenza, oltre le battaglie cibernetiche gestite dai servizi segreti nei moderni campi di battaglia virtuali. Siamo all’introduzione della guerra convenzionale su vasta scala in un ambito in cui la dimensione operativa è tradizionalmente relegata alle covert operations, quelle che non dovrebbero lasciare traccia.
I cecchini e l’uso di lanciarazzi portatili possono ancora rientrare nell’ottica di procedure di guerra non ortodossa sotto l’egida delle agenzie di intelligence. Quello che mi lascia perplesso è il quadro che prevede la disponibilità di lanciarazzi multipli come lo Smerch o di carri armati T-90 in unità come il Centro 795. Certamente sono sovradimensionate per l’eliminazione di un obiettivo come un dissidente, a meno che anziché ricorrere a mezzi che non sempre garantiscono il risultato, come è accaduto in alcuni degli episodi relativi agli avvelenamenti di cui ho parlato, non si voglia colpirlo facendogli crollare addosso il palazzo in cui può essersi rifugiato.
Al di là dell’ironia, queste procedure sono comuni nel sistema di targeting israeliano, ma non sono il Mossad o l’Aman a colpire, sono le IDF, sulla base dell’intelligence fornita dai suddetti servizi. Con il Centro 795 sembrerebbe che il Cremlino abbia voluto superare le difficoltà insite nella gestione delle operazioni del GRU in determinate situazioni, conferendo la piena autonomia operativa in seno ad un’unica struttura, capace, dunque, di raccogliere dati, processarli, elaborare informazioni e colpire obiettivi anche di grandi dimensioni, svincolata dalle procedure dottrinali ordinarie.
*Il Gen. Nicola Cristadoro è un Ufficiale dei Bersaglieri. Ha frequentato il 166esimo Corso dell’Accademia Militare di Modena ed è laureato in Scienze Politiche presso l’Università degli Studi di Milano, Scienze Strategiche presso l’Università degli Studi di Torino ed in Scienze Internazionali e Diplomatiche all’Università degli Studi di Trieste. Per molti anni ha lavorato nel settore dell’Intelligence e Sicurezza, approfondendo studi in materia di terrorismo e, in ambito più strettamente militare, focalizzando il proprio lavoro sulla dottrina e sull’organizzazione delle Forze Armate Russe. È esperto, inoltre, in materia di Information Operations e PsyOps. Ha pubblicato numerosi articoli e interviste su “Rivista Militare”, “Rassegna dell’Esercito”, “Informazioni Difesa”, “Rivista Italiana Difesa” (RID), “Analisi Difesa”, “Difesa Online” “Limes”, “Domino”, “Ytali”, "Opinio Juris". È socio della Società Italiana di Storia Militare ed ha pubblicato sulla Nuova Antologia Militare, curata dalla stessa. Ha scritto diversi saggi, l’ultimo tratta di intelligence: "Intelligence e intelligence Warfare. Manuale per la comprensione dell'attività informativa e del suo ruolo - Guida nella competizione e nei conflitti tra gli Stati", Ed. Libreria Militare (2026).
Fonte: www.rainews.it
