Leone XIV, “Gesù è il Re della Pace e non della guerra, deponete le armi”
Il Pontefice celebra l’inizio della sua prima Settimana Santa: “Il Re della pace vuole riconciliare il mondo, abbattere ogni muro che ci separa da Dio e dal prossimo”
Rai Papa Leone XIV celebra la sua prima Settimana Santa come capo della Chiesa Cattolica con un calendario liturgico molto intenso che comprende le celebrazioni dalla Domenica delle Palme fino al Triduo, per poi impartire dalla Loggia la Benedizione Urbi et Orbi il giorno di Pasqua. In piazza San Pietro decine di migliaia di fedeli, insieme a vescovi e cardinali, hanno innalzato rami e palme d'ulivo in cui Leone XIV ha sottolineato la vittoria di Cristo sulla morte e la nonviolenza.
La Settimana Santa è il cuore dell'anno liturgico cristiano, poiché è in questo periodo che la Chiesa rivive i momenti fondamentali della redenzione. In questi otto giorni milioni di fedeli di tutto il mondo rivivono gli ultimi giorni di Gesù Cristo: l'ingresso trionfale di Gesù a Gerusalemme, l'istituzione dell'Eucaristia, la sua passione e morte in croce e, infine, la sua gloriosa risurrezione, fondamento della nostra fede e della nostra speranza.
Papa Leone XIV durante la sua omelia esorta i fedeli a guardare a Gesù̀ che si presenta come Re della pace mentre attorno a Lui si sta preparando la guerra. Lui – prosegue Leone ‒ rimane fermo nella mitezza, mentre gli altri si agitano nella violenza; Lui si offre come una carezza per l’umanità̀, mentre altri impugnano spade e bastoni; Lui, che è la luce del mondo ‒ mentre le tenebre stanno per ricoprire la terra ‒ è venuto a portare la vita, mentre si compie il piano per condannarlo a morte”.
Ma oltre all'aspetto religioso, questa settimana è anche espressione della fede popolare, di tradizioni ancestrali e di emozioni profonde che si rinnovano di anno in anno. La Benedizione delle Palme in ogni chiesa simboleggia l'inizio di un'intensa settimana di fede e meditazione. Il Vangelo racconta l’ingresso trionfante di Cristo a Gerusalemme dove fu accolto da una moltitudine che stendeva a terra mantelli e agitando rami di palme in segno di rispetto e festa.
Un momento pieno di vivacità, in cui Gesù entra in città a cavallo di un asino, e non di un cavallo da guerra. Questo gesto rappresenta la venuta di un re di pace e non di conquista e sottolinea l'umiltà e la vicinanza agli ultimi. “Ecco ‒ cita il Pontefice ‒, a te viene il tuo re. / Egli è giusto e vittorioso, / umile, cavalca un asino, / un puledro figlio d’asina. / Farà sparire il carro da guerra da Efraim / e il cavallo da Gerusalemme, / l’arco di guerra sarà̀ spezzato, / annuncerà̀ la pace alle nazioni”.
Gesù sa che, in realtà, regnerà dalla croce, poiché proprio coloro che ora lo acclamano con gioia presto lo abbandoneranno e lo condurranno al Calvario. Le palme diventeranno fruste, i rami d'ulivo spine, le acclamazioni scherni spietati. Il Papa rivolge un messaggio centrato sulla figura di Gesù come Re della pace, che vuole riconciliare il mondo nell’abbraccio del Padre e abbattere ogni muro che ci separa da Dio e dal prossimo, perché “Egli è la nostra pace”. Sottolineando l’esempio di uno dei suoi discepoli quando estraendo la spada per difenderlo colpisce il servo del sommo sacerdote, Egli subito lo ferma dicendo: «Rimetti la tua spada al suo posto, perché́ tutti quelli che prendono la spada, di spada moriranno».
I teologi affermano che la Domenica delle Palme è un riflesso della nostra contraddizione umana, dove l'entusiasmo “Osanna!” convive con la capacità di tradimento “Crocifiggilo!”, abita nel cuore di ognuno di noi e serve a prenderne consapevolezza. Infatti Leone racconta nella sua omelia che il Re della pace, mentre veniva caricato delle nostre sofferenze e trafitto per le nostre colpe, Egli “non aprì la sua bocca. Era come agnello condotto al macello, come pecora muta di fronte ai suoi tosatori”.
Quest’anno l’inizio delle celebrazioni della Settimana Santa è segnato anche dal fuoco della guerra divampato in Medio Oriente. Le tensioni nella regione hanno costretto la cancellazione a Gerusalemme delle processioni della Domenica delle Palme, una delle celebrazioni più emblematiche del calendario cristiano. Il Segretario di Stato Vaticano, Pietro Parolin, ha chiesto la fine della guerra in Medio Oriente definendola una follia. Nel contesto della Settimana Santa ha sottolineato che la Pasqua rappresenta la pace ed è un momento chiave per rinnovare l'appello internazionale a porre fine ai conflitti armati.
Riferendosi al racconto evangelico della passione di Cristo, il Papa ha spiegato che Gesù non si è armato, non si è difeso, non ha combattuto nessuna guerra. Ha manifestato il volto mite di Dio, che sempre rifiuta la violenza, e, invece di salvare se stesso, si è lasciato inchiodare alla croce, per abbracciare tutte le croci piantate in ogni tempo e luogo nella storia dell’umanità.
Infine il Papa si rivolge ai fedeli di tutto il mondo ricordando che il nostro Dio, Gesù, è il Re della Pace che rifiuta la guerra: “Anche se moltiplicaste le preghiere, io non ascolterai: le vostre mani grondano di sangue”.
In quest'ottica, il Santo Padre ha invitato a riflettere su come ci ha servito il Signore dando la sua vita per noi con un amore smisurato per tutta l’umanità pagando un prezzo altissimo. “Il suo amore ‒ dice Leone ‒ lo ha spinto a sacrificarsi per noi, a prendere su di sé tutti i nostri mali”. Cristo, Re della pace, grida ancora dalla sua croce: «Dio è amore! Abbiate pietà! Deponete le armi, ricordatevi che siete fratelli!».
Fonte: www.rainews.it
