Il ponte della memoria e il peso di una pace sospesa
A quattro anni dalla liberazione di Irpin, il dolore dei sopravvissuti si intreccia ai documenti che provano l'orrore dell'occupazione e al silenzio di chi attende la fine del conflitto
Irpin libera, quattro anni dopo. Il 28 marzo 2022, dopo oltre un mese, le forze russe si ritirano, tornano qui i sopravvissuti. Chi, quattro anni fa, è riuscito ad attraversare questo ponte. 290 civili uccisi in quei giorni, racconta Oksana.
“Ero a piedi, ho visto i soldati ucraini e abbiamo detto, preghiamo per voi. Dice, non sapevamo se saremmo tornati, se saremmo sopravvissuti”.
Un altro minuto di silenzio.
Irpin piange i suoi caduti e prega per la quarta volta senza pace in Ucraina. Al cimitero, una città di orfani, di vedove e di soldati tornati dal fronte. Halina, il marito arruolato subito e poi caduto, pochi mesi dopo, la sua foto sul telefono.
“Sono sopravvissuta all'occupazione, 40 giorni”, neonatologa in ospedale. Taras, documentarista, professore di italiano e traduttore di Pirandello in Ucraina. “Tutti i russi si erano fermati qua, si sono ritirati e si sono concentrati accanto a questo supermercato, uccidendo tutti quelli che passavano. Qui, all'incrocio tra Buci, Bustome, Irpin e Kiev, la via diretta verso la capitale. Ho raccolto due server importantissimi con delle telecamere dal supermercato e da quel complesso di case lì. Oltre 30 telecamere che fissano e fanno vedere proprio l'uccisione dei civili da parte dei russi”.
E quando chiediamo a Taras la pace in cambio della terra, lui dice solo... “Tocca ai soldati e ai militari decidere quando fermarsi e come deve essere la pace”.
Fonte: www.rainews.it
