Il gruppo di pirati informatici iraniano Handala colpisce l'Fbi, nel mirino Kash Patel
L'agenzia Usa offre 10 milioni di dollari per fermare gli hacker legati all'Iran. Dopo l'attacco a Kash Patel, la sfida digitale tra Teheran, Washington e Tel Aviv si inasprisce, tra malware e rappresaglie a infrastrutture critiche
Non è più solo una questione di codici e server: è una guerra "a colpi di click" che sta scuotendo le fondamenta della sicurezza internazionale. Il gruppo di pirati informatici Handala, riconducibile al Ministero dell’Intelligence iraniano, ha alzato il tiro, colpendo l’account email personale di Kash Patel, figura di spicco dell'amministrazione statunitense.
Una taglia da 10 milioni di dollari
L'FBI ha risposto con fermezza, mettendo sul piatto una ricompensa fino a 10 milioni di dollari per chiunque fornisca informazioni utili a identificare i membri di Handala. Sebbene i federali precisino che l'attacco a Patel non abbia compromesso dati governativi, la violazione della sua privacy rappresenta un tassello di un'offensiva senza limiti che mira a carpire foto e documenti privati per scopi di pressione politica e spionaggio.
L'arsenale digitale di Teheran
Il regime degli Ayatollah dispone di unità d'élite dedicate alla guerra cibernetica. Gruppi come APT42 e APT33, legati a doppio filo ai Pasdaran, hanno già dimostrato di poter mettere offline siti e servizi essenziali o diffondere malware distruttivi capaci di cancellare dati e paralizzare i sistemi informatici nemici.
La risposta di USA e Israele
La battaglia, però, non è a senso unico. Stati Uniti e Israele restano estremamente attivi: dall'inizio del conflitto sono state messe fuori uso applicazioni governative iraniane e sono stati sferrati attacchi mirati a banche, acciaierie e stazioni di servizio in territorio iraniano.
Questa guerriglia invisibile ha radici profonde, che risalgono almeno al 2010. Quando il celebre virus Stuxnet, nato dalla collaborazione tra l’Unità 8200 israeliana e la National Security Agency americana, riuscì a sabotare fisicamente le centrifughe per l'arricchimento dell'uranio a Natanz. Sedici anni dopo, la tecnologia è cambiata, ma la posta in gioco rimane la stessa: il controllo e il sabotaggio delle infrastrutture vitali dell'avversario.
Fonte: www.rainews.it
