L'Iraq autorizza il gruppo di milizie sciite sostenute dall'Iran a rispondere agli attacchi
La decisione del premier iracheno Mohammed al-Sudani dopo il raid attribuito agli Usa che ha ucciso 15 combattenti delle delle Forze di Mobilitazione Popolare
Il Consiglio di Sicurezza Nazionale iracheno ha autorizzato le Forze di Mobilitazione Popolare (PMF), una coalizione di gruppi armati sciiti in gran parte sostenuta dall'Iran e formalmente integrate nelle forze armate irachene dal 2016, a esercitare il diritto all'autodifesa e a rispondere a qualsiasi attacco contro le proprie posizioni. Lo ha riferito il portavoce del Premier, (letteralmente il Comandante in Capo delle Forze Armate), Sabah al-Nu'man.
Il via libera del Consiglio di Sicurezza Nazionale, presieduto dal Primo Ministro iracheno Mohammed Shia al-Sudani, è giunto dopo un attacco mortale contro il quartier generale delle PMF, che ha causato la morte di almeno 15 combattenti, tra cui un comandante. Alla coalizione è stato concesso il diritto di "affrontare e rispondere ad attacchi militari condotti da aerei e droni militari che prendono di mira i quartier generali... utilizzando i mezzi disponibili, in conformità con il diritto di risposta e di legittima difesa".
In sintesi: il governo iracheno copre politicamente e legalmente le milizie filo-iraniane, trasformando una loro possibile vendetta in un’azione “legittima” autorizzata dallo Stato. Le PMF (soprattutto le fazioni più vicine all’Iran come Kata’ib Hezbollah) hanno già una lunga storia di attacchi con droni e razzi contro basi USA in Iraq e contro obiettivi israeliani. Ora hanno il “via libera” ufficiale del governo. È molto probabile che nei prossimi giorni o settimane vedremo risposte dirette (attacchi contro basi americane in Iraq o Kurdistan, o tentativi di colpire Israele).
Gli Stati Uniti hanno ancora circa 2.500 soldati in Iraq (coalizione anti-ISIS). Un’ondata di attacchi delle PMF metterebbe a rischio diretto i militari americani e renderebbe quasi impossibile mantenere la presenza USA. Baghdad sta già convocando l’incaricato d’affari americano (e anche quello iraniano) per proteste formali. Le relazioni USA-Iraq, già difficili, rischiano un vero e proprio collasso.
Il premier al-Sudani (che deve tenere insieme una maggioranza sciita filo-iraniana) si è messo di fatto dalla loro parte. Questo rafforza il peso politico delle milizie all’interno dello Stato iracheno e rende più difficile qualsiasi tentativo futuro di ridurne l’autonomia.
Non è una dichiarazione di guerra dell’Iraq, ma è il modo più vicino possibile a dirla senza dichiararla formalmente. Lascia alle PMF la “libertà operativa” di rispondere, mantenendo una minima plausibile deniabilità per il governo. In pratica è la versione irachena di quello che l’Iran fa da anni con Hezbollah o gli Houthis: usare milizie “ufficiali” ma autonome per combattere per procura.
In sintesi il governo iracheno ha appena tolto il freno alle milizie filo-iraniane. La palla è ora nel campo delle PMF (e di Teheran). Se rispondono (e quasi certamente lo faranno), il conflitto regionale si allargherà ulteriormente dentro l’Iraq, con rischi altissimi per le truppe americane presenti nel Paese e per la stabilità interna irachena.
Fonte: www.rainews.it
