Guerra in Iran, il Pentagono prepara l'attacco finale. Camporini: "Rischi elevatissimi"
Venti di guerra nel Golfo Persico: il Pentagono valuta un intervento via terra contro l’Iran. Previsti l’invio di 5.000 Marines e dell’82esima divisione aviotrasportata, il Gen. Camporini mette in guardia contro l’elevato tasso di perdite previste
La tensione nel Medio Oriente raggiunge livelli critici. Secondo quanto riportato dal sito statunitense Axios, il Pentagono starebbe elaborando diverse opzioni per un possibile intervento di terra in Iran, pronto a scattare qualora il Presidente Trump desse l'ordine per quello che viene definito "l'attacco finale".
L'attenzione strategica è rivolta innanzitutto alle isole del Golfo Persico, difese da sistemi missilistici e mine anti-uomo. Tra gli obiettivi primari figurano l'isola di Kharg, snodo vitale da cui transita il 90% del petrolio iraniano esportato, e le isole di Larak e Abu Musa, situate in posizione cruciale a ridosso dello Stretto di Hormuz.
Le forze americane sono già in movimento verso l'area. Il dispiegamento prevede l'arrivo di oltre 5.000 Marines suddivisi tra i gruppi di attacco anfibio delle unità USS Tripoli e USS Boxer. A questi si aggiungerebbero tra i 1.500 e i 3.000 uomini dell'82esima divisione aviotrasportata, i cui paracadutisti avrebbero il compito di penetrare in profondità nel territorio nemico per neutralizzare i siti di arricchimento dell'uranio.
Tuttavia, l'operazione presenta incognite drammatiche. Il Generale Vincenzo Camporini, già Capo di Stato Maggiore della Difesa, ha espresso forti riserve sulla sostenibilità di un simile conflitto. Secondo Camporini, sebbene le forze in campo siano d'élite, l'intervento comporterebbe un tasso di perdite estremamente elevato, un fattore che potrebbe risultare politicamente inaccettabile per l'opinione pubblica americana e per la stessa amministrazione Trump.
Il Generale ha inoltre definito "difficile" l'ipotesi di un'occupazione della costa iraniana, un'impresa che richiederebbe un numero di soldati ben superiore a quello attualmente mobilitato. Anche i raid mirati dei paracadutisti presentano sfide tattiche enormi: "Si possono far arrivare", ha commentato Camporini, "ma poi bisogna farli esfiltrare", sottolineando la complessità logistica e il rischio di restare intrappolati in territorio ostile.
Fonte: www.rainews.it
