Il sottosegretario Delmastro si è dimesso: "Ho commesso una leggerezza, mi assumo la responsabilità"
Le dimissioni dopo un colloquio col ministro della Giustizia Nordio. Delmastro lascia sulla scia delle polemiche per la partecipazione a una società con la figlia di un prestanome del boss romano Senese. Si dimette anche la capo di gabinetto
ansa "Ho consegnato oggi le mie irrevocabili dimissioni da sottosegretario alla giustizia. Ho sempre combattuto la criminalità, anche con risultati concreti e importanti e, pur non avendo fatto niente di scorretto, ho commesso una leggerezza a cui ho rimediato non appena ne ho avuto contezza. Me ne assumo la responsabilità, nell'interesse della Nazione, ancor prima che per l'affetto e il rispetto che nutro verso il governo e verso il Presidente del Consiglio". Così, in una nota, il sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro, al termine di un colloquio con il ministro Nordio.
Alle sue dimissioni sono seguite quelle della capo di Gabinetto di Nordio, Giusi Bartolozzi. Sono le prime conseguenze politiche della sconfitta del governo al referendum sulla giustizia. E aprono una crisi interna al Ministero di via Arenula.
Le opposizioni avevano subito chiesto le dimissioni, rilanciando la pressione anche in Parlamento con una mozione di censura e la richiesta di calendarizzazione del provvedimento alla Camera.
Il sottosegretario Delmastro socio di una bisteccheria con la figlia di un condannato per mafia
Il caso Delmastro
E' scoppiato dopo una inchiesta del Fatto Quotidiano, che ha svelato la partecipazione del sottosegretario alla Giustizia alla società “Le 5 Forchette”, insieme alla figlia di Mauro Caroccia, prestanome del boss romano Michele Senese.
La società - fondata a Biella il 16 dicembre 2024 - era ripartita in quote: tra i soci figuravano il sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro Delle Vedove (con il 25% delle quote), e altri colleghi di partito: la vicepresidente della Regione Piemonte Elena Chiorino (5%), il segretario provinciale di FdI a Biella Cristiano Franceschini (5%), il consigliere regionale Davide Eugenio Zappalà, eletto nel collegio di Biella (5%) e l’impiegata Donatella Pelle (10%). Il restante 50% faceva capo a Miriam Caroccia, nominata amministratore unico ad appena 18 anni, ed erede di una famiglia dai rapporti stretti con quella camorristica dei Senese e del suo capo Michele Senese.
Il capitale versato al momento della nascita della società è stato appena 2.500 euro, un quarto dei diecimila euro di capitale sociale. Ma se questi soldi sono certi - certificati dalle copie degli assegni della Banca d’Asti (per le quote di Caroccia e Pelle) e Banca Sella (per tutti gli altri) depositati in camera di commercio - quando “i biellesi” escono e vendono il loro 50% a Miriam Caroccia per 5.000 euro, il saldo delle quote avviene in contanti.
La Procura di Roma ha voluto andare a fondo, scandagliare gli affari dei Caroccia, i legami con il clan Senese ed un faro è stato acceso anche sui fondi con cui la famiglia ha aperto la 5 Forchette. Per capire anche l'entità del passaggio di contanti che, seppure di cifra modesta, è tutto da chiarire.
Le indagini dei pm romani e della Guardia di Finanza hanno puntato a ricostruire l'origine dei soldi che la famiglia Caroccia ha investito nel suo 50% della società cui fa riferimento il ristorante "Bisteccheria d'Italia", nel quartiere Colli Albani di Roma, dove Delmastro è stato almeno una volta a cena, anche in presenza del ristoratore condannato per mafia.
E il caso Bartolozzi
A meno di due settimane dal voto per il referendum giustizia, la capo di gabinetto di Nordio, Giusi Bartolozzi, aveva infiammato il dibattito dopo la sua partecipazione a una trasmissione televisiva, durante la quale aveva dichiarato: "Votate Sì e ci togliamo di mezzo la magistratura, che è pilot...sono plotoni di esecuzione. Plotoni di esecuzione" aveva replicato al termine di un botta e risposta con la senatrice Ilaria Cucchi, che le aveva chiesto perché il governo avesse "tutto questo interesse per il processo penale", quando le maggiori criticità sono nel civile.
Il video dell'intervento - diffuso via social dal Pd - aveva scatenato una bufera politica. L'opposizione chiedeva le sue dimissioni, un epilogo arrivato oggi, a poche ore dall'esito del referendum.
Referendum Giustizia, "Votate sì, togliamoci di mezzo toghe": bufera su Giusy Bartolozzi
Fonte: www.rainews.it
