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Attaccare o attendere, il dilemma dei Paesi Golfo sull'intervento in Iran
Contrattaccare e partecipare all'operazione militare oppure mantenere una posizione difensiva e aspettare di vedere cosa succede, i Paesi del Golfo, con l'Arabia Saudita in testa, tengono il mondo col fiato sospeso
gettyimages Dopo anni di lento riavvicinamento diplomatico con l'Iran e settimane di appelli pubblici contro le minacce di guerra che si addensavano sull'area, i Paesi del Golfo, - finiti sotto l'intenso fuoco della Repubblica islamica - si trovano ora di fronte a un difficile dilemma: contrattaccare e partecipare all'operazione militare oppure mantenere una posizione difensiva e aspettare di vedere cosa succede.
Da quando Usa e Israele hanno attaccato il regime degli ayatollah sabato scorso, scatenando la sua ritorsione sui vicini, tredici persone sono state uccise nel Golfo, di cui sette civili e sei militari americani.
I fatti Paese per Paese
ARABIA SAUDITA: Il peso massimo sunnita della regione, il nemico di Teheran con il quale però negli ultimi anni c'era stato un tentativo di superare le divergenze e riprendere i rapporti, è stato più volte colpito da missili e droni iraniani. Nel mirino è finita l'ambasciata Usa a Riad, colpita nella notte, ma anche le cruciali infrastrutture energetiche, in primis la raffineria Ras Tanura, nuovamente presa di mira da un drone stamane, ma senza danni.
Da qui, la reazione adirata del Regno wahabita che ha condannato l'attacco codardo e ingiustificato e ricordato di non aver consentito l'uso del suo spazio aereo e del territorio per colpire l'Iran.
L'esercito saudita ha quindi aumentato i livelli di allerta e Riad ha ribadito il diritto ad "adottare tutte le misure necessarie per proteggere la propria sicurezza, l'integrità territoriale, i propri cittadini compresa la possibilià di rispondere a un'aggressione".
EMIRATI: E' il Paese più colpito tra quelli dell'area. Come ha riferito il ministero della Difesa, da sabato a oggi sono stati rilevati 189 missili balistici, di cui 175 distrutti, e 941 droni di cui 876 intercettati, mentre 65 sono caduti all'interno del Paese. Sono stati inoltre rilevati e distrutti otto missili da crociera. Abu Dhabi ha condannato fermamente l'attacco iraniano, descrivendolo come "un palese atto di aggressione", e ha ribadito che "si riserva il pieno diritto di rispondere a questa escalation", dicendosi "pronta ad adottare tutte le misure necessarie per contrastare con fermezza qualsiasi tentativo di minare la sicurezza e la stabilita' del Paese". Secondo indiscrezioni di stampa, gli Emirati starebbero pensando di bombardare siti missilistici nella Repubblica islamica.
QATAR: Anche il piccolo emirato è nel mirino del regime degli ayatollah. Solo oggi sono stati intercettati dieci droni e due missili da crociera provenienti dall'Iran, ha fatto sapere il ministero della Difesa.
Nel mirino anche le infrastrutture energetiche. La QatarEnergy è stata costretta a invocare la clausola di 'forza maggiore' con i suoi clienti in seguito agli attacchi contro due delle sue principali infrastrutture, che hanno causato l'arresto della produzione di gas naturale liquefatto (Gnl).
Doha ha anche annunciato l'arresto di almeno dieci persone sospettate di appartenere a due cellule dei Guardiani della rivoluzione islamica iraniani che operavano sul suo territorio per svolgere attivita' di spionaggio e sabotaggio.
BAHREIN: Si sono registrati scontri fra civili e forze governative a Manama che ha schierato l'esercito. Primo effetto collaterale dell'attacco israelo-statunitense sulla Repubblica islamica. Sfociati in arresti e scontri tra le forze di sicurezza del piccolo emirato del Golfo Persico e i civili sciiti filo-iraniani.
Già durante l'epoca delle primavere arabe, si registrarono scontri fra la maggioranza della popolazione sciita e il governo sunnita dell'emirato che vennero poi "conclusi" da un intervento diretto saudita via terra.
Il Bahrein, governato dai sunniti, ospita una maggioranza sciita che da tempo lamenta l'emarginazione politica. Con l'Iran ha da tempo rapporti complicati: dopo una interruzione delle relazioni nel 2016, nel 2024 i due Paesi hanno concordato di avviare negoziati su come ripristinare i legami ma da allora i colloqui sono rimasti bloccati. Manama - firmataria insieme agli Emirati nel 2020 degli Accordi di Abramo con Israele - ha aperto un registro per coloro che vogliono "sostenere gli sforzi nazionali per contrastare gli attacchi ostili iraniani" come volontari in settori quali sanità, ingegneria, logistica e amministrazione. L'iniziativa è aperta sia a cittadini che a stranieri.
KUWAIT: Anche il Kuwait è finito nel mirino del regime iraniano: colpita l'ambasciata Usa e le sue infrastrutture energetiche. Il ministero della Salute ha annunciato stamane la morte di una bambina di 11 anni a causa di schegge di granata.
OMAN: tra i primi paesi del Golfo ad essere attaccato anche l'Oman, paese negoziatore. Una nave cisterna petrolifera battente bandiera delle Isole Palau è stata presa di mira in prossimità dello Stretto di Hormuz la mattina del 1 marzo. Non ci sono state vittime tra l'equipaggio né sversamenti significativi di greggio. Un secondo attacco è avvenuto il 2 marzo: la petroliera MKD Fiume (bandiera presumibilmente straniera, dettagli in via di accertamento) è stata colpita da un attacco con un'imbarcazione senza pilota al largo delle coste di Muscat. L'incidente ha causato la morte di almeno una persona a bordo, mentre altre ferite non sono state ancora quantificate con precisione. Il sultanato ha parlato di "atto ostile deliberato" su quello che secondo il modus operandi - imbarcazione esplosiva senza pilota - richiama le tattiche utilizzate dagli Houthi yemeniti nel Mar Rosso e nel Golfo di Aden, o possibili operazioni di proxy iraniani in rappresaglia agli attacchi Usa-Israele sul territorio iraniano.
Il Qatar ha affermato: "L'Iran, colpendo il Sultanato dell'Oman, ha colpito il cuore del principio di mediazione che Muscat ha sempre incarnato con imparzialità e credibilità. Il Sultanato dell'Oman ha compiuto sforzi sinceri e onesti per mediare, fermare il versamento di sangue e preservare la stabilità regionale in momenti di massima tensione; questi attacchi rappresentano un rifiuto di ogni via diplomatica e un'escalation pericolosa che danneggia tutti".
Fonte: www.rainews.it
