Danimarca al voto, la scommessa di Frederiksen dopo lo scontro con Trump sulla Groenlandia
La premier socialdemocratica uscente ha anche promesso di introdurre una tassa patrimoniale. Ma il suo partito, pur essendo in testa nei sondaggi, dovrà negoziare un accordo di governo
AFP La Danimarca è chiamata alle urne per le elezioni parlamentari, in cui la sinistra – stando ai sondaggi – si presenta in leggero vantaggio ma con la prospettiva, ancora una volta, di dover ricorrere al sostegno di un movimento di centro-destra per poter governare. Sono più di 4,3 milioni gli elettori chiamati alle urne.
Quello che si celebra oggi è l’esito di un difficile azzardo dalla premier uscente Mette Frederiksen, al potere dal 2019, la quale sta cercando - con questo voto anticipato, sette mesi prima della fine naturale della legislatura - di capitalizzare il favore dei danesi, in ripresa nell'ultimo periodo dopo una fase di crisi di consenso.
La scommessa di Frederiksen nasce infatti dall’essersi opposta con fermezza al presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, per le sue mire egemoniche sulla Groenlandia, l’enorme isola di ghiaccio e risorse naturali che fa parte del Regno di Danimarca.
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Socialdemocratici dati al 23%, due rivali cercano di scalzare Frederiksen
Le intenzioni di voto attribuiscono ai socialdemocratici della premier un margine di vantaggio tra i due e i cinque punti percentuali, insufficiente per ottenere la maggioranza assoluta; il Partito socialdemocratico, infatti, pur dato per vincente, dovrebbe avere una battuta d'arresto significativa. Anche gli altri due partiti che hanno formato la coalizione di governo nella legislatura uscente - il Partito liberale e i Moderati di centro - dovrebbero subire un certo ridimensionamento.
Questo spiega perché Frederiksen - al potere da sette anni, prima con la sinistra e poi con un inedito governo di centrodestra - abbia mantenuto una posizione ambigua durante tutta la campagna elettorale. Il suo partito è in testa ai sondaggi con circa il 23%, un risultato storicamente basso, ma che le garantirebbe una comoda vittoria, data la frammentazione del voto (dodici partiti in lizza per il Folketinget, il Parlamento di Copenaghen). Due sfidanti di centro-destra sperano di estrometterla dalla carica di capo del governo: uno proviene dall’attuale governo, il ministro della Difesa Troels Lund Poulsen, del partito liberale Venstre; l’altro è Alex Vanopslagh, dell’Alleanza Liberale, all’opposizione.
La premier guarda a sinistra e propone la patrimoniale
Un tema che è stato centrale in campagna elettorale ha riguardato la tassa patrimoniale, che Frederiksen ha ribadito di voler reintrodurre: abolita dai socialdemocratici quasi trent’anni fa e ora completamente respinta dall'intero blocco di destra e anche dai Moderati, l’imposta sui patrimoni sarebbe del 5% per quelli oltre i 25 milioni di corone (2,3 milioni di euro). La proposta nasce dal tentativo della premier di riconquistare spazio a sinistra, dopo la crescita considerevole dei Verdi nelle elezioni locali dello scorso novembre e alle Europee. Nel corso del secondo mandato, il suo sostegno è infatti diminuito a causa dell’aumento del costo della vita e delle pensioni. Frederiksen ha puntato molto sull’elettorato conservatore, concentrando la sua azione sul tema della sicurezza e dell’immigrazione, anche per il condizionamento dell’alleanza di governo.
Scenario più probabile: contatti a destra e a sinistra per una nuova coalizione
Se l'esito del voto non dovesse tradire i sondaggi, Frederiksen non avrebbe la maggioranza con il blocco di sinistra nemmeno con il sostegno dei parlamentari delle Isole Fær Øer e della Groenlandia, i due territori autonomi che eleggono complessivamente quattro rappresentanti. Ma non l'avrebbe nemmeno con l'attuale coalizione, una formula senza precedenti scelta nel 2022 a causa della difficile situazione geopolitica, che nel complesso registrerebbe un calo di circa 15 punti percentuali. Per questo, secondo gli analisti, la situazione più probabile vedrà Frederiksen dialogare con il blocco dei partiti di sinistra e, parallelamente, con quello dei movimenti di destra per tentare, ancora una volta, la strada di un governo di coalizione.
Fonte: www.rainews.it
