Siria, un anno fa la caduta del regime di Assad: come sono cambiati gli equilibri nella regione
La fuga di Bashar Al Assad da Damasco per riparare a Mosca, al suo posto si insedia il jihadista al-Jolani (in seguito Ahmad al Sharaa), già capo del Fronte al-Nusra, filiale di al-Qaeda. Ma nel Paese la crisi umanitaria resta catastrofica
Ci vollero appena 11 giorni, un anno fa, per spazzare via oltre 50 anni di regime baathista della dinastia degli Asad.
A prendere la Siria l‘Organizzazione per la Liberazione del Levante, comandata dal jihadista Abu Muhammad al Jolani, già leader del Fronte al-Nusra, filiale di al-Qaeda in Siria. la sua milizia sunnita scopre l’esercito siriano fiaccato da anni di guerra civile, e con il sostegno della Turchia da Idlib prende una a una Aleppo, Homs, Hama, e arriva a Damasco. quasi non si spara un colpo.mentre il leader di sempre, Bashar al-Asad, è costretto alla fuga. Mosca gli apre le porte.
Al Jolani istituisce un governo provvisorio definito tecno-islamista sotto il suo completo controllo. Si autoproclama presidente ad interim e cambia il nome di battaglia jihadista, in Ahmad al Sharaa. Lascia il turbante per far posto a giacca e cravatta e dà il via a un percorso di legittimazione internazionale. E’ il primo leader siriano a essere ricevuto alla Casa Bianca dal 1946, avvia e ottiene una sospensione delle sanzioni Usa; poi è il primo a parlare all'Assemblea Generale dell’ONU dopo quasi 60 anni; istituisce una nuova Costituzione, a ottobre indice le prime elezioni legislative dove però il voto popolare è escluso. la parola magica è : stabilità.
Al-Sharaa promette una Siria nuova, pacificata, a tutela delle minoranze ma i fatti lo smentiscono: 2000 civili alawiti vengono massacrati a Latakia e Tartus, 900 drusi pochi mesi dopo a Sweida. Israele dilaga, occupa immediatamente il Golan e si spinge fin alle porte di Damasco, a difesa dei drusi, lanciando violenti attacchi vicino alla capitale. Nel frattempo la Turchia mantiene i soldati nel nord contro i curdi separatisti del Rojava che rifiutavano prima Assad e ora Al Sharaa. Ma il richiamo di una Siria rinnovata e stabile funziona: gli Usa mediano con l' Arabia Saudita, Qatar ed Emirati aprono a investimenti mirati. A gennaio verrà formato il nuovo Parlamento, ma per le vere elezioni ci vorranno quattro anni, avverte al sharaa che mantiene tutte le redini. Nel paese la crisi umanitaria resta catastrofica, con il 90% della popolazione alla fame. E' il momento di andare a vedere cosa c'è davvero dietro la retorica della nuova Siria
Fonte: www.rainews.it
