Contenuto in:
Iran, tre giustiziati per le proteste: tra loro il 19enne lottatore Saleh Mohammadi
L’accusa di moharebeh. Impiccagioni pubbliche a Qom. Teheran contro gli atleti che protestano: la denuncia delle ong
Tre uomini sono stati giustiziati in Iran in relazione alle proteste scoppiate a inizio 2026. Tra loro anche il giovane lottatore Saleh Mohammadi, 19 anni, la cui condanna aveva suscitato reazioni internazionali, compresa quella del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti, che aveva chiesto a Teheran di fermarne l’esecuzione.
Secondo quanto riferito dai media della magistratura iraniana, i tre – identificati come Mehdi Qasemi, Saleh Mohammadi e Saeed Davoudi – sono stati impiccati a Qom, dopo che le sentenze erano state confermate dalla Corte Suprema.
Contro di loro l’accusa di “moharebeh”, ovvero “guerra contro Dio”, utilizzata nel sistema giudiziario iraniano per colpire il dissenso, e di aver agito anche a favore di Israele (l’“entità sionista” nella definizione ufficiale delle autorità iraniane) e degli Stati Uniti. I tre sono stati condannati per l’uccisione di due agenti di polizia durante i disordini di gennaio.
Immagini diffuse dai media statali e rilanciate dalle agenzie internazionali mostrano i tre imputati durante le udienze in tribunale, pochi giorni prima dell’esecuzione.
Secondo le organizzazioni per i diritti umani, i tre uomini sono stati condannati al termine di procedimenti farsa, basati su confessioni estorte sotto tortura e senza garanzie di un equo processo. La ong Iran Human Rights ha definito le esecuzioni “uccisioni extragiudiziali”, sostenendo che siano parte di una strategia per intimidire e reprimere il dissenso.
Le impiccagioni sarebbero le prime avvenute in pubblico in relazione all’ondata di proteste iniziata alla fine del 2025.
Il caso di Mohammadi aveva attirato particolare attenzione anche per il suo profilo sportivo. Il giovane aveva rappresentato l’Iran in competizioni internazionali di lotta libera e la sua condanna a morte aveva sollevato proteste nel mondo sportivo e tra attivisti. La vicenda del lottatore diciannovenne è stata accostata a quella di Navid Afkari, giustiziato nel 2020 dopo le proteste del 2018.
Secondo reti di attivisti e fonti indipendenti, numerosi atleti restano detenuti in Iran in relazione alle proteste, alimentando il timore di ulteriori esecuzioni. Tra i nomi citati figurano il calciatore Mohammad Hossein Hosseini, il portiere di pallanuoto Ali Pishevarzadeh, la maratoneta Niloufar Pas, il kickboxer Benjamin Naghdi e il pugile Mohammad Javad Vafaei Sani. Altri, tra cui allenatori e giovani sportivi, rischierebbero accuse analoghe a quelle già contestate nei casi conclusi con condanne capitali.
Secondo elenchi compilati da attivisti e organizzazioni sportive, almeno 65 tra atleti, allenatori e arbitri figurano tra le vittime della repressione delle proteste di gennaio, mentre oltre 200 sportivi avevano in precedenza chiesto al Comitato olimpico internazionale (Cio) di intervenire.
Di recente ha fatto discutere il caso delle calciatrici della nazionale iraniana in Australia per la Coppa d’Asia. Inizialmente, sette di loro avevano chiesto protezione internazionale temendo ritorsioni per non aver cantato l’inno nella partita d’esordio contro la Corea del Sud. Alla fine, solo due sono rimaste nel Paese e sono state accolte in un club di Brisbane.
Fonte: www.rainews.it
