Anarchici morti in esplosione, verifiche su obiettivo. Piantedosi riunisce l'antiterrorismo
Si indaga in queste ore sulla rete anarchica, che conta appartenenti in diverse città italiane. Effettuate nella notte cinque perquisizioni. Tra le ipotesi, un'azione su obiettivo vicino al Parco
Al Viminale si è svolta la riunione del Comitato di Analisi Strategica Antiterrorismo (Casa) convocata dal ministro dell'Interno Matteo Piantedosi.
Il Comitato si è riunito all'indomani dell'esplosione nel Parco degli Acquedotti a Roma che ha causato la morte di due anarchici impegnati, questa l'ipotesi investigativa, nella preparazione di un ordigno.
Si indaga in queste ore sulla rete anarchica, che conta appartenenti in diverse città italiane. Effettuate nella notte cinque perquisizioni da parte della Digos di Roma nei confronti di appartamenti alla galassia anarchica, dopo la morte di Alessandro Mercogliano e Sara Ardizzone nel crollo del casale nel parco degli Acquedotti a Roma.
Gli agenti hanno sequestrato vario materiale di area anarchica, ora al vaglio degli investigatori ma che non sarebbe attinente all'episodio.
Ascoltate due persone riconducibili allo stesso contesto, che al momento non risulterebbero collegati all'azione che i due intendevano mettere in atto.
Chi indaga è al lavoro sulla logistica, in particolare sul perché avevano scelto quel casale, e sull'eventuale filiera che ha fornito l'esplosivo.
L'area in cui è crollato il solaio di un casolare al Parco degli Acquedotti a Roma
Le ipotesi: obiettivo vicino, usato fertilizzante per l'ordigno
Poteva essere un luogo vicino al parco degli Acquedotti l'obiettivo dell'ordigno che stavano assemblando i due anarchici morti ieri. Sarebbe una delle ipotesi emerse durante la riunione del Comitato di analisi strategica antiterrorismo che c'è stata oggi al Viminale.
Una pista presa in considerazione alla luce della natura dell'ordigno che sarebbe stato realizzato con fertilizzante e un innesco e, quindi, considerato poco 'stabile' per il trasporto.
Tra i possibili obiettivi 'd'interesse anarchico' nel quadrante sud est della Capitale si trovano uno snodo ferroviario come anche il polo Tuscolano della polizia e una caserma dei carabinieri. Ma al momento non si escludono altre piste.
Esplode l'ordigno che stavano preparando, morti due anarchici a Roma
L'esplosione del casolare e la morte dei due anarchici
Nel crollo del tetto, successivo all'esplosione del casolare abbandonato nel parco degli Acquedotti, uno dei polmoni verdi della Capitale, sono rimaste rimaste uccise due persone sotto le macerie.
Inizialmente si era pensato a senzatetto che avevano cercato riparo in quella costruzione fatiscente, poi con il passare delle ore si è scoperta una realtà ben diversa. Le vittime non sono clochard, ma anarchici legati al 'gruppo Cospito'. Per gli investigatori sono stati proprio loro a causare la deflagrazione probabilmente mentre assemblavano un ordigno artigianale.
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Confezionavano un ordigno
Per chi indaga i due si trovavano nel casolare per confezionare un ordigno e stavano pianificando un'azione da mettere in atto probabilmente nelle prossime settimane.
Mercogliano, in particolare, aveva un braccio mutilato, avvalorando l'ipotesi che stesse maneggiando una bomba. Non si esclude che nel mirino potesse finire - ancora una volta - la rete ferroviaria, già colpita a febbraio da diversi sabotaggi di matrice anarchica alla linea ad Alta Velocità in occasione dei Giochi Olimpici di Milano Cortina.
Tra le piste al vaglio anche che l'esplosivo potesse servire per un rilancio della campagna a favore dell'anarchico Cospito, in vista della scadenza a maggio del decreto applicativo di 4 anni alla sua detenzione in 41bis.
Le indagini vanno avanti per fare piena luce sull'accaduto. Da stabilire, ad esempio, se i due erano arrivati proprio ieri nel Casale del Sellaretto del parco degli Acquedotti o se erano nascosti lì da giorni. Sotto la lente poi i loro ultimi contatti. La Procura di Roma ha aperto un fascicolo d'indagine coordinato dal pool antiterrorismo e domani al Viminale è stato convocato il Comitato di analisi strategica antiterrorismo, nel quale probabilmente si parlerà anche dei rischi legati ai movimenti anarchici, definiti nella relazione annuale dell'intelligence la minaccia più concreta per il nostro paese.
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Chi era Alessandro Marcogliano
In particolare Alessandro Marcogliano, di 53 anni, era stato processato per azioni a sfondo terroristico a Torino. Fu uno dei cinque condannati nel 2019 del maxi processo per terrorismo ad anarchici accusati di avere dato vita alle Fai-Fri, i gruppi che dal 2003 al 2016 si sarebbero resi autori di una quantità di 'azioni dirette' - dagli ordigni ai plichi esplosivi - contro politici, giornalisti, forze dell'ordine. I giudici della Corte d'Assise ad aprile di quell'anno lo condannò a 5 anni mentre ad Alfredo Cospito ne furono inflitti 20.
L'anarchica morta a Roma si professava 'nemica dello Stato'
Sara Ardizzone, la "Nemica dello stato"
Sara Ardizzone, invece, era stata prosciolta lo scorso anno a Perugia nell'ambito dell'inchiesta Sibilla. In aula, in sede di udienza preliminare, aveva letto un lungo scritto: "Sono anarchica. Come anarchica sono nemica di questo Stato come d'ogni altro Stato" aveva scandito con tono solenne davanti al giudice.
L'allarme è scattato ieri mattina poco prima delle 9 quando un guardiano ha contattato il 112 dopo aver visto un cadavere sotto le macerie. Il cedimento, però, potrebbe essere avvenuto diverse ore prima. Ieri sera, infatti, era stato sentito un boato in zona. I vigili del fuoco hanno avviato ricerche e trovato poco dopo il secondo corpo. Sul posto è arrivata la polizia con la scientifica per i rilievi.
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Il 41-bis per Cospito scade a maggio ma possibile proroga di due anni
E intanto, scadrà ai primi di maggio il regime di 41 bis per Alfredo Cospito, l'anarchico che sta scontando in carcere a Sassari una condanna a 23 anni per le azioni di una organizzazione insurrezionalista chiamata Fai-Fri. Il Ministero della giustizia può disporre una proroga di due anni. Contro questa decisione la difesa ha la possibilità di presentare un reclamo al tribunale di sorveglianza di Roma. Nelle ultime settimane la comunità anarchica ha dato vita in diverse località italiane a una serie di iniziative (concerti, presidi, volantinaggi) di solidarietà pro Cospito, chiedendo la revoca del 41 bis e denunciando le severe condizioni del 'carcere duro' cui viene sottoposto. Per il 18 aprile è in programma una manifestazione a Roma. Due anni fa la Dna (Direzione nazionale antimafia) si espresse per la non necessità di continuare a mantenere Cospito al 41 bis.
Fonte: www.rainews.it
