Zelensky: "USA e Russia ci chiedono di cedere il Donbas, ma non stiamo perdendo"
In una lunga intervista ad AFP il presidente ucraino rivendica la liberazione di 300 km quadrati nel sud, denuncia le pressioni di USA e Russia sui territori e frena sulle elezioni: "Mosca vuole solo sostituirmi"
AFP A pochi giorni dal quarto anniversario dell'invasione russa, Volodymyr Zelensky traccia un bilancio del conflitto in un'intervista all'AFP.
Il presidente ucraino respinge l'idea di una disfatta imminente: “Certamente non stiamo perdendo la guerra”, assicura, pur ammettendo che l'esito finale resta incerto e legato a un costo umano e materiale estremamente elevato.
Nonostante la pressione costante degli occupanti, Zelensky annuncia un importante segnale di riscossa militare. Senza scendere in dettagli tattici per ragioni di sicurezza, si congratula con le forze armate per la liberazione di 300 chilometri quadrati lungo la linea del fronte meridionale. Un'avanzata che, nelle intenzioni di Kiev, serve a dimostrare la vitalità della resistenza ucraina a fronte di uno stallo che gli osservatori internazionali descrivono spesso come una lenta erosione a favore di Mosca.
Il nodo del Donbass e le pressioni diplomatiche
Uno dei passaggi più delicati dell'intervista riguarda il futuro della regione orientale. Zelensky rivela che sia Washington sia Mosca starebbero esercitando pressioni affinché l'Ucraina ceda il controllo del Donbass (composto dalle regioni di Donetsk e Lugansk) come condizione per porre fine alle ostilità. Si tratta ovviamente della posizione russa, mentre nelle parole di Zelenzky appare in filigrana una critica agli americani - che fungono da mediatori.
“Sia gli americani sia i russi dicono: se volete che la guerra finisca domani, uscite dal Donbass". Attualmente, la Russia controlla quasi l'intera regione di Lugansk, mentre l'Ucraina mantiene il possesso di circa un quinto del territorio di Donetsk.
Intelligence e tecnologia, il caso Starlink
Sul fronte della cooperazione internazionale, Zelensky conferma che il flusso di informazioni d'intelligence da parte di Stati Uniti, Francia e partner europei rimane costante e ai massimi livelli, pur sottolineando che Kiev non ha mai ottenuto “tutto ciò che le forze armate avrebbero desiderato”.
Permangono invece criticità tecniche sul campo di battaglia legate a Starlink. Dopo la decisione di Elon Musk di bloccare l'accesso dei russi alla rete satellitare, anche l'esercito ucraino starebbe riscontrando malfunzionamenti. “Ci sono delle sfide — ha ammesso Zelensky — ma i problemi della parte russa sono molto più gravi”.
L'incognita delle elezioni in tempo di guerra
Infine, il Presidente ha affrontato il tema della tenuta democratica del Paese. Zelensky denuncia come la spinta per lo svolgimento di elezioni in tempo di guerra sia in realtà una manovra del Cremlino per destabilizzare l'Ucraina e rimuoverlo dal potere.
“Nessuno in Ucraina vuole votare durante una guerra, si teme un effetto distruttivo e la divisione della società”, dice, aggiungendo di non aver ancora sciolto la riserva su una sua eventuale ricandidatura qualora si tornasse alle urne.
Fonte: www.rainews.it
