L'autopsia su Federica Torzullo: uccisa con 23 coltellate, aveva provato a difendersi
Inquirenti: "L'assassino ha provato a fare a pezzi il corpo e bruciarlo". Dalle prime indagini sono emersi dettagli raccapriccianti che raccontano un delitto feroce
Dall’esame autoptico sul corpo di Federica Torzullo sono emerse 23 coltellate e anche ustioni al volto, al collo, alle braccia e nella parte superiore del torace. I colpi hanno raggiunto con forza in particolare l'addome e il bacino ma anche gli arti inferiori. L'intera gamba sinistra è stata amputata, mentre il torace è stato schiacciato dall’azione a cucchiaio della benna-scavatrice.
Delle 23 coltellate, 4 sono sulle mani, dato che confermerebbe il tentativo della vittima di difendersi, e altre 19 tra collo e volto, a quanto apprende “LaPresse”, dell'autopsia effettuata all’obitorio dell’istituto di medicina legale della Sapienza a Roma.
L’autopsia è stata effettuata dalla dottoressa Benedetta Baldari per la procura, dal professor Giulio Sacchetti per l’imputato, dal professor Gino Saladini per parte civile (figlio), e dal dottor Antonello cirnelli per parte civile (genitori).
Sono emersi dettagli feroci, sull'omicidio della 41enne. Dopo aver ucciso la moglie, Claudio Agostino Carlomagno l'avrebbe spogliata e avrebbe tentato di farla a pezzi e dare fuoco al cadavere per "ostacolarne il riconoscimento", prima di seppellirlo in una buca che aveva scavato nel terreno all’interno della ditta di famiglia di movimento terra. Il terribile dettaglio emerge dal decreto di fermo dell'uomo, accusato di omicidio aggravato (ora diventato “femminicidio”) e occultamento del cadavere della moglie, trovata sepolta due giorni fa in un canneto alle spalle della sua azienda ad Anguillara Sabazia, in provincia di Roma.
Il reato di Femminicidio
La Procura di Civitavecchia ora contesta a Claudio Carlomagno il nuovo reato di “femminicidio”. I Pm hanno infatti modificato la fattispecie alla luce delle risultanze investigative. L'articolo 577 bis del codice penale prevede la condanna all'ergastolo per l'omicidio di una donna che viene commesso "per motivi di odio, discriminazione di genere, o per reprimere la sua libertà, i suoi diritti o la sua personalità, come il rifiuto di una relazione".
La norma tipizza la matrice culturale della violenza di genere, distinguendosi dall'omicidio comune e prevedendo pene severe e specifiche, con limitazioni alla possibilità di ottenere attenuanti, stabilendo che la pena minima non può scendere sotto i 24 anni (o 15 anni in caso di più attenuanti prevalenti).
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La "ferocia"
Un omicidio che gli inquirenti non esitano a definire di "particolare ferocia". Per i pm di Civitavecchia, inoltre, Carlomagno era pronto a fuggire e a far perdere le proprie tracce ritenendo che "la gravità dei fatti commessi" e quanto compiuto per "dissimulare le proprie condotte, evidenziano la capacità di organizzarsi e quindi potenzialmente anche la capacità di mettere in essere quanto utile a rendere effettiva la latitanza".
Aveva lavato gli abiti per nascondere le tracce
Nel provvedimento viene anche spiegato che sono state trovate tracce sui suoi abiti da lavoro, ritrovati all'interno di una asciugatrice, "segno del fatto che erano stati lavati". Inoltre, si ipotizza che, abbia usato lui il cellulare della moglie dopo l'omicidio per depistare gli investigatori. L'ultimo scambio di messaggi tra il cellulare di Federica e la madre risalirebbe alla mattina di venerdì 9 gennaio tra le 7.55 e le 8.05, ossia quando si ritiene che la quarantunenne fosse già morta.
Le immagini del marito mentre esce da casa
Nello stesso arco temporale il marito viene immortalato mentre esce con l'auto da casa ed entrambi i cellulari sarebbero stati poi localizzati nell'area dell'azienda di famiglia, di cui è titolare, dove ieri è stato trovato il corpo all'interno di una buca scavata con un mezzo meccanico e coperto dai rovi.
Omicidio Federica Torzullo, il marito lascia la caserma dei carabinieri
Intanto, dopo la prima notte trascorsa in cella, ieri l'uomo ha scelto la strada del silenzio. Si è avvalso della facoltà di non rispondere davanti al pm titolare dell'indagine e al procuratore Alberto Liguori che nel primo pomeriggio si sono recati nel carcere di Civitavecchia per interrogarlo alla presenza del suo avvocato.
Diversi punti da chiarire: ipotesi complice?
Gli inquirenti puntavano a ottenere da lui delle ammissioni sulla dinamica di quello che è accaduto la notte tra l'8 e il 9 gennaio nella villetta dove abitava assieme a Federica e al loro bimbo di 10 anni. Restano, infatti, diversi punti da chiarire a partire dall'arma del delitto che non è stata ancora trovata. Ma anche il movente è da ricostruire. La coppia, che era in fase di separazione, potrebbe aver discusso e l'aggressione essere scattata al culmine della lite. Non si esclude che Federica sia stata colpita all'interno della cabina armadio nella camera da letto e poi uccisa mentre tentava di raggiungere la porta di casa.
Gli esperti del Ris e del Nucleo investigativo dei carabinieri di Ostia hanno individuato, infatti, con il luminol tracce di sangue sul pavimento all'ingresso della casa e all'interno della cabina. I primi punti fermi arriveranno dall'autopsia che verrà effettuata oggi pomeriggio all'istituto di medicina legale della Sapienza di Roma.
E anche ieri i carabinieri sono tornati nell'abitazione, posta sotto sequestro da diversi giorni, per effettuare accertamenti irripetibili sulla scatola nera dell'auto del marito e sui cellulari. Le verifiche sono state momentaneamente sospese e verranno eseguite nei prossimi giorni.
Il dolore della cittadinanza
Nel frattempo il sindaco di Anguillara, Angelo Pizzigallo, ha invitato "tutti a rispettare la richiesta della famiglia di Federica in questo momento così difficile e a manifestare il proprio cordoglio con gesti di vicinanza discreti e rispettosi", aggiungendo che oggi non si terranno "momenti pubblici di commemorazione spontanei".
Fonte: www.rainews.it
