Crans-Montana, i dubbi sui ruoli e responsabilità dopo la prima settimana di confronto in aula
Il punto: le lacrime di Jessica Moretti, le accuse rivolte al comune dal marito Jacques; i momenti di tensione con i famigliari che hanno aggredito la coppia; le lacune del sistema informatico
Prove di evacuazione mai avvenute “perché nessuno aveva mai detto di doverle fare”, le parole di Jessica Moretti. “Avete ucciso i nostri figli”, le parole disperate dei famigliari verso la coppia. Jacques Moretti che ha girato le accuse circa la responsabilità della morte di 41 tra giovani e giovanissimi su Comune e Cantone: “L'impianto di ventilazione del Constellation non era mai controllato da autorità”. E, ancora, i problemi con il sistema informatico destinato alla gestione dei controlli dei locali.
Si chiude così, con più domande che risposte certe, la prima settimana del processo che vede i coniugi Moretti a rispondere dell'accusa di omicidio, lesioni e incendio colposi da un lato e, dall'altro, cinquanta legali pronti a chiedere giustizia per i loro assistiti che hanno perso figli e parenti in quella che è ormai diventata tristemente nota come la strage di Capodanno.
A rispondere alle accuse, anche il sindaco di Crans-Montana, Nicolas Féraud: due gli avvocati svizzeri che hanno denunciato il primo cittadino di dolo diretto e incendio colposo, oltre a una serie di contestazioni che riguardano una serie di violazioni delle responsabilità e dei doveri imposti dalla legge sui comuni, in particolare quella sulla protezione contro gli incendi e gli elementi naturali. Féraud, da parte sua, ha deciso di non rilasciare ancora dichiarazioni, reduce poi dalle critiche per le mancate scuse durante la conferenza stampa del 6 gennaio scorso.
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Le deposizioni di Jessica e Jaques Moretti
Otto ore: tanto è durato l'interrogatorio di Jessica Moretti, aggredita lo scorso giovedì da alcuni parenti delle vittime mentre, scortata dai suoi avvocati, entrava nella palestra adibita ad aula di tribunale. In una deposizione fornita tra le lacrime la proprietaria del disco bar ha raccontato un dettaglio cruciale sulla carenza di misure preventive nel locale: mai erano state chieste da chi di dovere prove di evacuazione. Altro punto da chiarire: l'imprenditrice ha sostenuto che nella serata di Capodanno ci fossero due buttafuori, ma dalla documentazione raccolta dalla procura ne risulta ingaggiato solo uno.
“Comprendiamo la vostra rabbia, il vostro odio - ha detto rivolta alle famiglie - Ribadisco che saremo presenti per rispondere a qualsiasi domanda, saremo lì per voi. Non si può andare contro un incendi o- ha aggiunto - e la mia priorità era dare l'allarme, far evacuare le persone e chiamare i pompieri il più rapidamente possibile. Io stessa sono figlia di un pompiere ed è il mio riflesso”.
Il giorno prima era toccato rispondere al marito, Jaques, che aveva respinto con fermezza le accuse rivolgendole a sua volta nei confronti di Cantone e Comune: secondo lui il Constellation era un locale sicuro. Non solo: "L'impianto di ventilazione del Constellation non è mai stato controllato, né dal Comune né dal Cantone", aveva risposto a chi ha ipotizzato che il fuoco potesse essere stato alimentato anche da un difetto di ricambio d'aria nel sotterraneo. E, circa gli estintori: "Non sono stati usati perché tutti pensavano solo alla fuga", ha spiegato, assicurando di aver attaccato i cartelli "con un nastro biadesivo ma si staccavano facilmente al passaggio delle persone".
Anche sul tema più scivoloso della infiammabilità di alcuni materiali presenti nel sottosuolo, la spugna antirumore e la colla usata per farla aderire al soffitto, Jacques Moretti aveva tirato dritto, raccontando un aneddoto che finora non era emerso: "Per scurire, nello stile chalet alpino, il rivestimento in legno del locale sotterraneo del Constellation ho utilizzato un canello a fuoco, anche tra una trave e l'altra dove c'era la schiuma, ma nulla si è incendiato".
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I problemi informatici al Comune, il responsabile della sicurezza: “Il Constellation non era una priorità”
Le responsabilità da parte del comune di Crans - Montana sono poi da cercare anche nel sistema informatico preposto al controllo dei locali previsto dalla legge: la tragedia ha scoperchiato un buco nato nel 2023. Quell'anno c'era stato " un problema tra l'informatico di VS-FIRE e l'ufficio cantonale. Si è trattato di una vicenda di minacce di divulgazione di informazioni da parte di chi se ne stava occupando. Pertanto il Cantone ha deciso di 'staccare la spina' a questo programma, poiché era utilizzato anche dai vigili del fuoco e da alcuni corpi di polizia municipale". Così Christophe Balet, responsabile della sicurezza del Comune ascoltato lo scorso sei febbraio, mentre cercava di spiegare le ragioni dietro la sostituzione del programma che ha generato i ritardi negli ultimi anni.
Il Constellation, insomma “non risultava tra i locali con una ‘non conformità aperta' e non essendo nemmeno una struttura ricettiva non era considerato tra le priorità per i controlli di sicurezza del Comune di Crans-Montana”
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Le indagini dall'Italia: “Nessun sequestro dei telefoni, utili per la ricostruzione, da parte delle autorità svizzere”
Le indagini si stanno muovendo anche in Italia dove è stato aperto un fascicolo per disastro colposo, omicidio plurimo colposo e lesioni aggravate. Il pm Stefano Opilio, dalla procura di Roma, ha disposto il sequestro probatorio dei telefoni dei sei ragazzi italiani che hanno perso la vita e degli altri rimasti feriti nella tragedia in vista di una indagine forense che comincerà a breve: si ritiene che le immagini e le chat altri dati della notte tra il 31 dicembre e l'1 gennaio possano restituire elementi rilevanti nella ricostruzione del rogo.
Come si legge nel decreto in cui compaiono i nomi di 13 giovani - per altri il telefono era già sotto sequestro - "non risulta, allo stato, che le autorità svizzere abbiano disposto il sequestro dei telefoni cellulari in uso alle persone offese del reato, e che gli stessi dispositivi ben potrebbero contenere immagini e/o riprese video relative alla tragedia oggetto di indagine, idonee a documentare la dinamica e le circostanze di tempo e di luogo dei fatti, nonché individuare ipotesi di responsabilità".
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Le Figaro: un operaio ha segnalato che nel 2015 Moretti rifiutò di installare la schiuma ignifuga per motivi di bilancio
Moretti nel 2015 si rifiutò di installare della schiuma ignifuga nel locale “per questioni di bilancio”: lo scrive in esclusiva Le Figaro all'indomani della tornata di interrogatori della settimana, nell'ambito dell'inchiesta sul rogo di Capodanno. Il giornale francese fa riferimento a una mail inviata alla polizia cantonale tre giorni dopo l'incendio, nella quale il professionista che ha fornito l'arredamento per Le Constellation ha sottolineato che nel 2015 il bar “non avrebbe potuto rispettare gli standard di sicurezza antincendio”. L'uomo non è mai stato interrogato dai magistrati incaricati di condurre l'inchiesta. Si tratta di una testimonianza “cruciale”, secondo l'avvocato che rappresenta le vittime, e che era nelle mani della polizia svizzera dal 3 gennaio, tre giorni dopo la tragedia. Un “operaio” ha contattato la polizia municipale e cantonale, sostenendo di aver fatto realizzare mobili per Jacques Moretti nel 2015, durante i lavori di ristrutturazione per l'apertura del bar. L'uomo ha spiegato che, durante i lavori di ristrutturazione, ha riscontrato irregolarità in materia di sicurezza.
I legali delle vittime: “Ci sentiamo minacciati”
I difensori delle persone coinvolte nel rogo si sentono minacciati, tanto che i presidenti dell'ordine degli avvocati di Vaud, Vallese e Ginevra hanno condannato “con la più grande fermezza” gli attacchi “verbali e fisici, così come le minacce” che “compromettono la loro integrità, indeboliscono l'istituzione giudiziaria e mettono a repentaglio il diritto fondamentale alla difesa”. In una nota ripresa da RSI, viene sottolineato che i legali “non devono essere assimilati alla causa dei loro clienti e devono essere protetti quando sono minacciati nell'esercizio del loro mandato”. Il clima che si è venuto a creare attorno al caso, segnato da una mediatizzazione particolarmente intensa, contribuisce ad alimentare un clima di tensioni, prosegue la nota ricordando che gli avvocati sono tenuti ai doveri di esemplarità e dignità, in particolare nelle prese di posizione pubbliche e che la loro missione si svolge principalmente nei tribunali e non sui media. È indispensabile - concludono - che tale procedura si svolga in un clima sereno, nel rispetto delle vittime, dei loro cari e dei diritti di tutte le parti.
Fonte: www.rainews.it
