Cortina di ferro digitale a Mosca tra blackout, "whitelist" e il ritorno dei cercapersone
Il Cremlino testa un web "a numero chiuso" limitando i servizi mobili a Mosca e San Pietroburgo. Tra perdite miliardarie e app di Stato per la sorveglianza, i russi tornano a walkie-talkie e mappe cartacee per sopravvivere all'isolamento tecnologico
Gripas Yuri/ABACA/IPA Mentre il resto del pianeta discute di intelligenza artificiale generativa e connessioni ultra-rapide, a Mosca il tempo sembra scorrere all'indietro. Da oltre una settimana, la capitale russa e San Pietroburgo sono teatro di un esperimento di isolamento tecnologico che sta trasformando la quotidianità in una sfida di sopravvivenza analogica.
Il paradigma della "Whitelist"
Secondo quanto riportato dal Guardian, non siamo più di fronte a semplici blocchi mirati. Il Cremlino sta testando la "whitelist": un sistema di controllo radicale dove internet non è più uno spazio aperto con alcuni divieti, ma un recinto chiuso dove è accessibile solo ciò che il governo approva esplicitamente. In questa nuova "splinternet", restano attivi i servizi essenziali — farmacie online, banche e portali governativi — mentre il resto del web svanisce nel nulla.
L'agenzia AFP riferisce che il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, ha confermato l'adozione di "misure restrittive" per garantire la sicurezza nazionale. La giustificazione ufficiale punta il dito contro la necessità di schermare la città dagli attacchi dei droni ucraini, ma gli analisti di testate come Meduza e Reuters vedono in queste manovre un test generale per il controllo totale dell'informazione in vista di future strette politiche.
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Il ritorno all'analogico
L'impatto sulla vita urbana è quasi distopico. I media russi hanno riferito che molti quartieri della capitale sono stati colpiti da interruzioni totali o parziali dell'Internet mobile. Come evidenzia il Guardian, l'impossibilità di usare app di navigazione o messaggistica ha generato un'improvvisa "febbre dell'usato". Le vendite di walkie-talkie sono balzate del 27%, mentre la richiesta di cercapersone — reliquie degli anni '90 — è aumentata del 73% per permettere a ristoranti e aziende di comunicare con lo staff. Persino le mappe cartacee di Mosca, ormai dimenticate, sono tornate a essere un bene prezioso, con vendite triplicate in pochi giorni.
Un'economia al buio
Il costo di questo silenzio digitale è vertiginoso. Il quotidiano economico Kommersant stima che le interruzioni costino all'economia russa circa 1 miliardo di rubli al giorno (quasi 10 milioni di euro). I servizi di logistica sono paralizzati, i taxi introvabili via app e persino la Duma di Stato è rimasta isolata: i deputati si sono lamentati pubblicamente dell'assenza di segnale all'interno del parlamento, descrivendosi come "tagliati fuori dal mondo".
La trappola di "Max" e la fine delle VPN
Parallelamente ai blocchi, lo Stato spinge aggressivamente Max, una "super-app" sviluppata dal colosso VK. Modellata sulla cinese WeChat, Max aspira a diventare l'unico punto di accesso per i cittadini russi. Tuttavia, come sottolinea Afp, la mancanza di crittografia end-to-end preoccupa gli esperti di diritti civili: l'app è vista come un "cavallo di Troia" per la sorveglianza di massa.
Il cerchio si stringe anche per i più esperti. Se finora l'uso delle VPN aveva permesso di aggirare la censura, nuovi sistemi di Deep Packet Inspection (DPI) stanno rendendo sempre più difficile il loro utilizzo. Come riferito da fonti parlamentari russe, i servizi di sicurezza contano di poter neutralizzare la quasi totalità del traffico VPN entro i prossimi sei mesi e Reuters ha documentato come l'agenzia russa per le comunicazioni (Roskomnadzor) utilizzi apparati chiamati TSPU (Technical Means of Countering Threats), che si basano proprio sulla tecnologia DPI per identificare e bloccare il traffico criptato delle VPN.
Fonte: www.rainews.it
