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Borrell: «Il dossier migranti può dissolvere l’Ue»

L’Alto rappresentante Ue per la Politica estera, Josep Borrell, ha definito la migrazione una «forza dissolvente per l’Unione Europea». Lo ha fatto durante un’intervista al Guardian in cui ha parlato del dossier migranti, spiegando come questo possa accentuare le profonde differenze culturali tra i Paesi europei. Borrell ha parlato dell’incapacità a lungo termine dei vari Stati membri dell’Ue di raggiungere una politica comune.

Borrell «Il dossier migranti può dissolvere l'Ue»
L’Alto rappresentante Ue per la Politica estera, Josep Borrell (Getty Images).

L’allarme di Borrell: «I Paesi europei non vogliono migranti»

Josep Borrell è stato lapidario: «Alcuni membri dell’Ue hanno uno stile “giapponese”: non vogliamo mescolarci. Non vogliamo migranti. Non vogliamo accettare persone dall’esterno. Vogliamo la nostra purezza». Poi ha spiegato come invece l’Europa abbia «necessità» dei migranti per contrastare il calo demografico. Le parole di Borrell arrivano pochi giorni dopo la visita della presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen a Lampedusa. In quell’occasione lei ha dichiarato che «quella dell’immigrazione illegale è una sfida europea che richiede una risposta europea».

Borrell «Il dossier migranti può dissolvere l'Ue»
Borrell durante un intervento alle Nazioni Unite (Getty Images).

Alla Tunisia 127 milioni di euro per il controllo dei flussi dei migranti

Intanto Ana Pisonero, la portavoce della Commissione per l’Allargamento e il Vicinato Ue, ha annunciato che saranno stanziati 127 milioni di euro da dare alla Tunisia per la gestione dei flussi di migranti. Si tratta di «0 milioni di euro come sostegno al bilancio della Tunisia e un pacchetto operativo di assistenza per le migrazioni di 67 milioni, che verranno sborsati nei prossimi giorni, contrattati e consegnati rapidamente». Intanto a Lampedusa proseguono gli sbarchi.

Spagna, foto deepfake di adolescenti nude prodotte con l’IA

Una ventina di studentesse minorenni dell’Almendralejo, nel sud dell’Estremadura in Spagna, hanno ricevuto sul proprio cellulare foto in cui apparivano completamente nude. Nessuna di loro però aveva mai realizzato simili scatti, in quanto sono deepfake frutto dell’intelligenza artificiale. Gli autori sono infatti 11 coetanei, alcuni dei quali hanno meno di 14 anni, che hanno catturato le immagini dagli account Instagram, in cui erano vestite, per alterarle successivamente con un’applicazione capace di “denudare” chiunque con un semplice clic. Tre di loro si occupavano di creare i file, gli altri otto di diffonderli. «È inquietante, siamo di fronte a un vero oltraggio», ha denunciato su Instagram Miriam Al Adib, madre di una delle adolescenti coinvolte. «Mia figlia mi ha detto con disgusto “Mamma, guarda cosa mi hanno fatto”».

Deepfake in Spagna, come sono state create le immagini delle adolescenti

L’applicazione di intelligenza artificiale generativa in questione è, come ha riportato Euronews, ClothOff, disponibile sia da computer sia da device mobile con un canale Telegram dedicato. Con lo slogan «Spogliate chiunque, spogliate le ragazze gratuitamente» permette agli utenti, al costo di soli 10 euro, di realizzare 25 immagini deepfake denudando chiunque appaia nella propria galleria fotografica. Come riporta El Paìs, le fotografie hanno iniziato a circolare sui gruppi Whatsapp delle scuole locali, senza che le ragazze in questione sapessero nulla. «Ero nel cortile con amiche, quando uno si è avvicinato e mi ha detto di aver visto una mia foto senza veli», ha raccontato Isabel, nome fittizio di una delle giovani. «Ho avuto paura, tante altre ragazze hanno ricevuto le foto sullo smartphone».

Realizzati con l'app ClothOff, i deepfake delle ragazze in Spagna hanno fatto il giro di Whatsapp. Online i chatbot e software abbondano.
Il software ClothOff può spogliare digitalmente un soggetto (Screenshot Clothoff.io).

Una ragazza ha solo 11 anni, mentre un’altra è stata persino ricattata su Instagram attraverso un profilo falso. Un ignoto utente infatti l’avrebbe costretta a pagare una somma in denaro per evitare la diffusione capillare della foto. A peggiorare la situazione poi ci sono i commenti degli altri compagni di scuola. «Non lamentarti», avrebbe detto uno di loro. «Le ragazze caricano sempre foto sui social in cui mostrano il culo». È probabile, come ha sottolineato anche la Cnn, che le immagini siano già approdate su OnlyFans oppure sui siti pornografici del Paese o internazionali, rendendo sempre più difficile il tracciamento. Le mamme delle 20 ragazze si sono invece già organizzate formando un gruppo su Whatsapp per aiutarsi a vicenda e alzare la voce. «Non siete consapevoli di quale danno avete fatto loro», ha proseguito Al Adib. «Non sapete nemmeno quale crimine avete commesso».

Non solo ClothOff, sul web purtroppo le app abbondano 

ClothOff non rappresenta un unicum sul web per spogliare digitalmente una persona. Dall’avvento online dell’intelligenza artificiale sono apparsi numerosi software in grado di trasformare una foto in pochi istanti. Molto diffuso, anche in Italia, il chatbot di Telegram BikiniOff che analizza uno scatto ed effettua un rapido processo di editing della durata di appena 30 secondi. Basta allegare la foto desiderata e l’IA sostituirà il soggetto, analizzando posa e proporzioni, con un nudo coerente ripreso dal web. Online è possibile imbattersi anche in SoulGen, software che modifica a piacimento le proprie foto. «Aggiungi, estendi o rimuovi contenuti con semplici istruzioni di testo», si legge sul sito ufficiale. In modo simile funziona anche DeepNude, che denuda un soggetto in tre «semplici passaggi». Basta caricare l’immagine, mostrare la maggior parte del corpo ed evitare abiti larghi. Un fenomeno in rapida ascesa, cui occorre porre un freno al più presto.

Realizzati con l'app ClothOff, i deepfake delle ragazze in Spagna hanno fatto il giro di Whatsapp. Online i chatbot e software abbondano.
Il profilo social dell’app DeepNude, capace di modificare le foto (Getty Images).

Belgio, otto scuole bruciate per protesta contro l’educazione sessuale

In Belgio, tra le città di Liegi e Charleroi, gruppi di manifestanti hanno vandalizzato e incendiato otto scuole per protestare contro un progetto scolastico governativo sull’educazione sessuale. Si chiama Evras, acronimo per Educazione alla vita relazionale, affettiva e sessuale, ed è stato approvato il 7 settembre dal Parlamento della Federazione Vallonia-Bruxelles. Non si tratta di una novità, perché Evras modifica un corso già esistente dal 2012, rendendolo obbligatorio per gli studenti tra gli 11 e i 16 anni. In precedenza, invece, erano gli istituti a scegliere se istituirlo o meno. Si tratta di quattro ore totali durante l’anno scolastico.

Fake news contro Evras

Le proteste sono nate già dopo l’approvazione, quando è stata creata una campagna social di disinformazione per tentare di fermare l’intero progetto. Su Facebook, Instagram e X, centinaia di persone sostengono che il governo voglia spingere i bambini «di 9 anni» a una precoce sessualizzazione, portandoli alla masturbazione, alla pornografia e al cambio di genere. Dalle manifestazioni nei centri abitati si è arrivati poi agli incendi. Degli otto istituti scolastici bruciati, almeno sei sono direttamente collegati a chi protesta. Si tratta di movimenti composti da integralisti musulmani, cattolici e movimenti complottisti di estrema destra. Sui muri è stato scritto: «No Evras, altrimenti i prossimi sarete voi».

Belgio, otto scuole bruciate per protesta contro l'educazione sessuale
La scritta «No Evras» sul muro di una scuola (Getty Images).

De Croo: «Profondamente scioccato»

Il primo ministro belga Alexander De Croo ha commentato la vicenda definendosi «profondamente scioccato». Il leader del Belgio ha poi spiegato: «Non si torna indietro. È la base della salute sessuale, ma anche la base per rendere i nostri bambini consapevoli dei loro diritti e della loro integrità fisica». Come lui anche la ministra dell’Istruzione Caroline Désir, che poco dopo gli incendi ha parlato di «atti terroristici inammissibili». Domenica 17 settembre sono stati almeno 1.500 i manifestanti che hanno occupato il centro di Bruxelles. Sui social tra i più attivi c’è anche il rapper Rohff, che rilancia costantemente petizioni e video contro il progetto Evas.

Il progetto Evras è una guida di 300 pagine per i bambini

Evras è in realtà, come ha spiegato la ministra Désir, una guida di circa 300 pagine, studiata da 150 esperti utilizzando oltre 400 interviste a bambini di ogni età. E si rivolge proprio a loro, perché «possono trovarsi di fronte a cose che non conoscono e che possono anche essere pericolose». L’obiettivo è quindi di spiegare cos’è la pornografia e dare agli studenti gli strumenti per difendersi dai pericoli possibili soprattutto su internet.

Belgio, otto scuole bruciate per protesta contro l'educazione sessuale
Una delle manifestazioni in centro a Bruxelles (Getty Images).

Frontex: nel 2023 raddoppiati gli arrivi irregolari nel Mediterraneo centrale

Il numero di rilevamenti di attraversamenti irregolari alle frontiere esterne dell’Ue è aumentato di un quinto (+18 per cento) nei primi otto mesi del 2023, superando le 232 mila unità: si tratta del totale più alto nel periodo gennaio-agosto dal 2016. L’aumento è stato determinato principalmente dal numero di arrivi attraverso il Mediterraneo centrale. Il numero di attraversamenti irregolari su questa rotta ( 114.562) è quasi raddoppiato (+96 per cento) rispetto ai primi otto mesi del 2022. Lo rende noto Frontex, Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera, sottolineando come la pressione da Tunisia e Libia «potrebbe persistere nei prossimi mesi con i trafficanti che offrono prezzi più bassi per i migranti in un contesto di feroce concorrenza tra i gruppi criminali».

Frontex: nel 2023 raddoppiati gli arrivi irregolari nel Mediterraneo centrale. E la pressione da Tunisia e Libia «potrebbe persistere».
Migranti soccorsi al largo di Lampedusa (Imagoeconomica).

Su tutte le altre rotte migratorie gli arrivi sono diminuiti

L’allarme era stato già lanciato, in giorni particolarmente complicati per Lampedusa, dal ministro degli Esteri Antonio Tajani, secondo cui «la situazione potrebbe anche peggiorare». Gli arrivi sulla maggior parte delle altre rotte migratorie nel 2023 hanno registrato un calo, che va dal 5 per cento sulla rotta dell’Africa occidentale al 19 per cento su quella dei Balcani occidentali. Ma dal Mediterraneo centrale gli arrivi sono praticamente raddoppiati. Nel solo mese di agosto sono stati registrati oltre 25 mila arrivi: Costa d’Avorio, Egitto e Guinea le principali nazioni di partenza dei migranti.

Von der Leyen: «Ho chiesto a Draghi un report sulla competitività Ue»

Mario Draghi torna in campo e lo fa in punta di piedi. L’ex premier infatti è stato chiamato a collaborare con la Commissione Ue per analizzare lo stato della competitività del Vecchio continente. Lo ha annunciato la presidente Ursula von der Leyen nel corso del suo discorso sullo stato dell’Unione all’Europarlamento.  «Tre sfide – lavoro, inflazione e ambiente commerciale – arrivano in un momento in cui chiediamo anche all’industria di guidare la transizione pulita», ha detto la presidente dell’esecutivo europeo. «Dobbiamo quindi guardare avanti e stabilire come rimanere competitivi mentre lo facciamo. Per questo motivo ho chiesto a Mario Draghi, una delle grandi menti economiche europee, di preparare un rapporto sul futuro della competitività dell’Ue».

Le sfide di Ursula von der Leyen che punta a una riconferma

La presidente ha tracciato il bilancio del lavoro svolto finora e quello ancora da fare, a partire dal Green Deal e dal patto sui migranti, fino alla lotta all’inflazione e la crisi ucraina. Un discorso programmatico, il suo, che pone implicitamente le basi per la sua ricandidatura al vertice di Palazzo Berlaymont. Non è un mistero infatti che l’ex ministra tedesca punti a un secondo mandato. Come del resto sono circolate voci circa una possibile candidatura dell’ex presidente della Bce alla guida della Commissione.

 

Scholz con la benda sull’occhio dopo l’incidente: «Aspetto i meme»

Il cancelliere tedesco Olaf Scholz ha pubblicato una sua foto con una benda sull’occhio dopo essersi ferito al viso mentre faceva jogging, innescando un’ondata di battute sui social. Il politico ha riportato lievi ferite dopo essere caduto nella giornata di domenica 3 settembre 2023 e l’incidente l’ha costretto a cancellare alcuni appuntamenti.

I meme che ironizzano sulla benda di Scholz

Il cancelliere ha pubblicato una foto su X che lo mostra con una grande benda nera sull’occhio destro, con segni di graffi rossi visibili attorno al bordo. «Grazie degli auguri, sembra peggio di quello che è!», ha scritto sotto l’immagine sul suo account ufficiale. «Ora aspetto di vedere i meme», ha aggiunto ironicamente.

E di meme in effetti ne sono spuntati in abbondanza, molti dei quali lo paragonano a un bucaniere. Alcuni mostrano un pirata dei cartoni animati con una benda sull’occhio che brandisce una sciabola, altri un pirata al timone di una nave.

Tanti però anche i messaggi che gli augurano una pronta guarigione. Nonostante l’infortunio, Scholz, che corre regolarmente da diversi anni, è in buona forma. Il suo portavoce Steffen Hebestreit ha infatti affermato: «Sta bene date le circostanze. Stamattina era di buon umore, anche se sembra ancora un po’ malconcio».

Ursula von der Leyen: «Scatta la nuova legge Ue sui servizi web»

«Stiamo portando i nostri valori europei nel mondo digitale. Con regole severe in materia di trasparenza e responsabilità, la nostra legge sui servizi digitali mira a proteggere i nostri bambini, le nostre società e le nostre democrazie». Sono le parole postate su X dalla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen. «Gli utenti» riporta Le Figaro «beneficeranno d’ora in poi di una protezione rafforzata, ma anche di un maggiore controllo e di una maggiore scelta».

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Legge in vigore dal 25 agosto

«A partire da oggi 25 agosto, le grandi piattaforme online devono applicare la nuova legge», ha confermato la Von der Leyen. Coinvolte le 19 piattaforme entrate nella lista della Commissione lo scorso 25 aprile. «Ci aspettiamo di ricevere le valutazioni secondo il Digital services act sui rischi sistemici su cui si devono focalizzare», ha commentato alla stampa di Bruxelles il portavoce della Commissione Ue responsabile per l’economia digitale, Johannes Bahrke.

La Francia dedicherà un aeroporto alla regina Elisabetta II

La Francia dedicherà un aeroporto alla regina Elisabetta II. Lo scalo di Le Touquet-Paris-Plage sarà infatti il primo al mondo intitolato alla compianta sovrana britannica, scomparsa l’8 settembre 2022 dopo oltre 70 anni di regno. Come ha riportato la Bbc, il comune sulla costa settentrionale della Francia ha ottenuto il permesso ufficiale di re Carlo III e della famiglia reale inglese. «Il fatto che abbia accolto la nostra proposta, afferma ancora di più che siamo la più britannica delle località francesi», ha scritto in una nota il sindaco di Le Touquet Daniel Fasquelle. Non è ancora stata fissata una data per l’inaugurazione, ma è probabile che ulteriori aggiornamenti arrivino nel corso delle prossime settimane. Ancora nessun commento invece da parte della Royal Family.

Lo scalo di Le Touquet-Paris-Plage sarà il primo al mondo dedicato a Elisabetta II. Il sindaco: «Un nostro omaggio alla grande regina».
L’aeroporto di Le Touquet-Paris-Plage sarà il primo intitolato a Elisabetta II (Getty Images).

Le Touquet, qui soggiornò anche Edoardo VIII, zio di Elisabetta II

Formalizzata già appena sei giorni dopo la morte di Elisabetta II, la proposta di Le Touquet affonda le radici nella storia della corona britannica. Il suo aeroporto, progettato negli Anni 30 per accogliere i turisti inglesi nella cittadina, ha rappresentato sin da subito uno snodo fondamentale per i viaggiatori diretti alla vicina Calais, distante solo un’ora in auto. Qui si recò molte volte Edoardo VIII, predecessore di Giorgio VI e zio di Elisabetta II, che amava dedicarsi all’equitazione o rilassarsi in barca. La stessa sovrana, ancor prima di salire al trono, vi soggiornò diverse volte. Oggi invece il presidente francese Emmanuel Macron possiede una villa in città, dove trascorre le vacanze estive assieme alla moglie Brigitte.

Con la dedica del proprio aeroporto a Elisabetta II, la città di Le Touquet spera di rafforzare dunque ancor di più i legami con il Regno Unito, aumentando il flusso di turisti provenienti da oltremanica. Con un lungo post su Twitter (X), il primo cittadino Fasquelle ha parlato di una «svolta storica» e un «omaggio a Sua Maestà, innamorata della Francia». Dall’8 settembre, vi soggiornerà anche la squadra maschile inglese di rugby in vista del Mondiale in programma in Francia fino al 28 ottobre. In passato invece Le Touquet aveva anche ospitato Ian Fleming, scrittore della saga di James Bond.

Parigi si prepara a dire addio ai monopattini pubblici da settembre

Parigi, dal primo settembre, diventerà la prima capitale europea a vietare totalmente i monopattini pubblici. È infatti in corso la rimozione di 15 mila mezzi in libero accesso. I media locali hanno riportato che l’operazione si svolge «con dolore», in quanto oltre 100 posti di lavoro sono minacciati. Si tratta tuttavia di un intervento già previsto, in quanto conseguente al risultato del referendum cittadino che lo scorso 2 aprile ha decretato la fine dei monopattini. Il Comune di Parigi aveva apertamente incoraggiato gli elettori a dismettere il servizio a causa dell’aumento degli incidenti del 189 per cento dal 2019.

Quasi il 90 per cento degli elettori è favorevole al divieto

Ad aprile, per la votazione consultiva organizzata dal municipio, quasi il 90 per cento degli elettori che si sono recati ai seggi elettorali – in rappresentanza del 7 per cento degli iscritti a causa del forte astensionismo – hanno votato a favore del divieto. Anne Hidalgo, sindaco socialista di Parigi, ha poi attuato l’esito della votazione. I tre operatori Dott, Lime e Tier Mobility hanno tempo fino al termine ultimo del 31 agosto per liberare la capitale francese dai monopattini. I mezzi verranno trasferiti a Bordeaux, Lille, Berlino, Londra, Tel Aviv, Copenaghen e nel Belgio.

Spagna: il re incarica Feijòo per formare il governo

Il re Felipe VI ha deciso di affidare al leader del Partido Popular, Alberto Nunez Feijòo, l’incarico di formare un governo. Lo ha annunciato la presidente del Congresso, la socialista Francina Armengol, dopo aver parlato con il re.

Feijóo: «Daremo voce a oltre 11 milioni di cittadini»

Feijóo, ha ringraziato il re per averlo indicato come candidato per formare il nuovo governo in Spagna, dichiarando: «Daremo voce agli oltre 11 milioni di cittadini che vogliono cambiamento, stabilità e moderazione con un governo che difenda l’uguaglianza di tutti gli spagnoli».

La casa natale di Hitler in Austria diventerà una stazione di polizia

La casa natale di Adolf Hitler in Austria diventerà una stazione di polizia. All’interno dell’abitazione da 800 metri quadri a Braunau am Inn, dove il dittatore nazista visse solo alcuni anni dell’infanzia, anche un centro di formazione sui diritti umani. Lo ha annunciato il governo austriaco, che ha confermato l’inizio dei lavori per il 2 ottobre. Il costo dell’opera si aggira attorno ai 20 milioni di euro e il completamento è previsto per l’inizio del 2026. In programma inoltre la costruzione di un nuovo tetto e un ampliamento. Non mancano però le critiche. Un nuovo documentario ha infatti svelato, tramite alcuni documenti originali, che lo stesso Führer espresse sulla fine degli Anni 30 il desiderio di trasformare la struttura in uffici per le autorità distrettuali. «Tutto andrà avanti come previsto», ha però confermato il portavoce del ministero dell’Interno in un comunicato.

Il progetto da 20 milioni di euro sarà ultimato nel 2026. Alcuni criticano l’iniziativa, che soddisferebbe i desideri originali di Hitler.
La ricostruzione virtuale del nuovo progetto per la casa (Getty Images).

La casa natale di Hitler è da tempo al centro di un dibattito

«Il ministero sarà sempre sospettato di essere in linea con i desideri di Hitler», ha spiegato al Guardian Günter Schwaiger, regista del nuovo documentario sul dittatore. Un articolo del 10 maggio 1939, infatti, sottolineerebbe la sua volontà di destinare la casa, dopo la sua morte, ad uso amministrativo. «Questa iniziativa equivarrebbe ad esaudirne la richiesta». L’abitazione è tuttavia oggetto di dibattito sin dal 2016, quando il governo austriaco ne prese il controllo dalla vecchia proprietaria. Si decise subito di non farne un luogo di memoria, al fine di evitare che potesse diventare ambita meta di pellegrinaggio per i simpatizzanti neonazisti. Esclusa anche una possibile demolizione, in quanto «l’Austria deve confrontarsi con il suo passato».

Il progetto da 20 milioni di euro sarà ultimato nel 2026. Alcuni criticano l’iniziativa, che soddisferebbe i desideri originali di Hitler.
Una veduta della casa natale di Adolf Hitler (Getty Images).

Dopo la caduta del nazismo alla fine della Seconda guerra mondiale, la casa venne chiusa. L’emittente austriaca Orf, che ha tracciato la storia dell’edificio, ha ricordato che per decenni l’abitazione è rimasta sotto il controllo della sua ex proprietaria, Gerlinde Pommer, con l’intento di frenare il turismo di estrema destra. Dopo aver ospitato un ente di beneficenza, ha accolto anche un centro per disabili. Fino a quando nel 2016 il governo ha approvato una legge che ha permesso di confiscare alla signora Pommer la casa in cambio di un risarcimento da 800 mila euro.

Carola Rackete si candida alle Europee con il partito di sinistra radicale Die Linke

Carola Rackete sarà candidata alle elezioni europee del 2024 come capolista del movimento di sinistra radicale Die Linke. Lo aveva preannunciato il quotidiano tedesco Die Zeit ed è stata lei stessa a confermarlo su Twitter. La donna è famosa per essere stata al comando della nave ong Sea Watch 3 con cui ha forzato il blocco navale ai confini italiani, a Lampedusa, pur di far sbarcare i migranti recuperati qualche giorno prima. Spiegando i motivi per cui si candiderà, Rackete si è definita «una sorta di cane da guardia a Bruxelles» ed «ecologista di movimento senza iscrizione a un partito».

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Carola Rackete sarà candidata con Die Linke al Parlamento europeo
Carola Rackete, ex capitano della Sea Watch 3 (Getty).

Rackete: «Decisione non facile»

Carola Rackete ha affidato il suo pensiero a un lungo thread su Twitter. «Amici, mi candido al Parlamento Europeo!», esordisce. Poi continua: «Non ve lo aspettavate? Allora indovinate con chi… con Die Linke! Perché io, ecologista di movimento senza iscrizione a un partito, sono attratta da Bruxelles e perché dobbiamo far rinascere il partito della sinistra tedesca? Lasciate che vi spieghi». Ha spiegato che «questa decisione non è stata facile per me» e che dopo essersi consultata con molti amici ha deciso di appoggiare il movimento Die Linke perché «vuole essere un progetto collettivo, anche se io sono particolarmente sotto i riflettori».

La catastrofe climatica «sta avvenendo ora»

Rackete prosegue e spiega che «è la nostra occasione per rinnovare il partito» perché Die Linke «ha finalmente deciso di porre fine alle divisioni e ai racconti di cospirazione e di ricostruire». L’ex comandante continua: «Con la mia candidatura voglio aprire la strada a una nuova cooperazione tra i movimenti sociali e il partito. Voglio condividere il mandato con gruppi che altrimenti non avrebbero accesso al Parlamento: residenti nell’UE senza passaporto europeo e movimenti del Sud del mondo». E introduce uno dei temi centrali, quello ambientale: «Abbiamo appena vissuto la settimana più calda degli ultimi 120.000 anni. La catastrofe climatica sta avvenendo ora. È un prodotto della cattiva gestione capitalista e colpisce sempre chi è già in difficoltà, dall’est della Germania al sud globale. Questa catastrofe socio-ecologica può essere affrontata solo se mettiamo fine alla caccia al profitto, dove è in gioco la nostra sopravvivenza».

Carola Rackete sarà candidata con Die Linke al Parlamento europeo
Carola Rackete nel 2020 alla presentazione della sua biografia (Getty).

Legge sul ripristino della natura, via libera del Parlamento europeo

Seppur con alcuni emendamenti rispetto al testo della Commissione, è arrivato il via libera dell’Eurocamera alla legge per il ripristino della natura (Nature Restoration Law), progetto mirato al ripristino della biodiversità e al recupero delle aree naturali gravemente compromesse. La legge è passata con 336 voti favorevoli, 300 voti contrari e 13 astenuti. Ora potranno iniziare i negoziati legislativi con il Consiglio. Poco prima lo stesso parlamento aveva bocciato la richiesta di rigetto della legge avanzata dal Ppe e dai gruppi di destra.

Legge sul ripristino della natura, via libera del Parlamento europeo. Greta Thunberg: «La nostra battaglia continua».
Greta Thunberg insieme ad altri attivisti all’esterno del Parlamento Ue (Getty Images).

Greta Thunberg: «La nostra battaglia continua, senza natura non c’è futuro»

«La nostra battaglia continua, senza natura non c’è futuro», ha dichiarato Greta Thunberg ai cronisti dopo il voto favorevole alla legge sulla natura. L’attivista ha poi aggiunto: «È scandaloso che si debba lottare per le briciole, questi problemi non dovrebbero neanche esistere». Così il vicepresidente della Commissione Ue, Frans Timmermans: «È stato un testa a testa, ma cosi è la democrazia. Il parlamento ha un posizione negoziale, ora torniamo a negoziare e andiamo avanti a convincere anche chi non è ancora convito».

Per la prima volta l’Ue avrà una legge in materia non solo protettiva, ma proattiva

«Oggi a Strasburgo festeggiamo una grande vittoria del fronte Progressista, democratico ed ecologista al Parlamento europeo. Gli sforzi delle destre non sono riusciti ad affossare uno dei capisaldi del Green Deal», ha scritto su Twitter la vicepresidente del Parlamento Europeo Pina Picierno. Così Angelo Bonelli, co-portavoce nazionale di Europa Verde e deputato di Alleanza Verdi e Sinistra: «Quella di oggi è una grande vittoria in nome delle generazioni presenti e future».

Legge sul ripristino della natura, via libera del Parlamento europeo. Greta Thunberg: «La nostra battaglia continua».
Il Parlamento europeo, a Strasburgo (Getty Images).

La Nature Restoration Law, come già suggerisce il nome, è un provvedimento unico nella storia della comunità europea, che per la prima volta avrà una legge con una funzione non solo protettiva, ma proattiva. Proteggere la natura esistente è fondamentale ma non basta più: l’obiettivo è ripristinare quella perduta.

 

In Olanda smartphone, tablet e smartwatch vietati nelle scuole dal 2024

L’Olanda dice basta agli smartphone in classe. Il ministero dell’Istruzione ha infatti annunciato che dal primo gennaio 2024 gli studenti delle scuole superiori non potranno utilizzare cellulari e altri device elettronici come smartwatch e tablet durante le ore di lezione se non in casi particolari. Non si tratta di una legge vera e propria, ma di un accordo tra il governo e i rappresentanti del settore scolastico per salvaguardare l’apprendimento. Quello olandese è solo l’ultimo caso in Europa dove già diversi Stati tra cui l’Italia si sono mossi per affrontare il problema.

L'Olanda vieta smartphone e device elettronici in classe dall'1 gennaio 2024. Eccezioni solo per ragioni mediche o particolari lezioni.
Alcuni studenti utilizzano lo smartphone durante le lezioni (Getty Images).

Olanda, cosa prevede il divieto di usare gli smartphone in classe

«Anche se gli smartphone sono strettamente intrecciati con le nostre vite, non devono entrare in classe», ha spiegato il ministro dell’Istruzione Robbert Dijkgraaf. «Gli studenti devono concentrarsi e poter studiare». Troppo spesso infatti gli alunni si distraggono per mandare messaggi, navigare sul web o passare il tempo sui social, da TikTok a Instagram e Snapchat a scapito della resa in verifiche e interrogazioni. «I cellulari sono un enorme disturbo dell’apprendimento», ha proseguito il ministro, basandosi sui dati di ricerche scientifiche. Il governo ha spiegato che tutte le scuole superiori dell’Olanda potranno organizzarsi in autonomia per far rispettare il divieto, cercando un accordo con gli stessi studenti, gli insegnanti e i genitori.

Esistono tuttavia alcune eccezioni. Sarà infatti possibile utilizzare lo smartphone per urgenze mediche oppure motivi legati a disturbi dell’apprendimento. Inoltre gli studenti continueranno a ricorrere ai device personali per le lezioni di informatica e particolari esperimenti in laboratorio. Al termine dell’anno scolastico 2023-24, il governo valuterà gli eventuali benefici e i potenziali difetti, al fine di aggiustare il tiro in futuro. Non si esclude poi, come si legge sul sito ufficiale del ministero, che si proceda con un divieto legale.

Dalla Francia all’Italia, come funziona nel resto d’Europa

Ben più dura la Francia che nel 2018 aveva vietato l’utilizzo degli smartphone in tutte le classi già a partire dalle scuole elementari. Impossibile ricorrere ai cellulari non solo durante le lezioni, ma anche nell’intervallo, in mensa o durante le pause fra una materia e l’altra. Nel Regno Unito nonostante diverse proposte non si è mai giunti a una decisione definitiva. Come riporta Sky News, gli istituti britannici possono decidere a loro piacimento come affrontare la questione, tanto che nel 2022 il governo ha escluso ulteriori interventi. Quanto all’Italia, l’ultimo provvedimento risale al 20 dicembre 2022 con una circolare del ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara. Sperando in una «scuola seria», il divieto intende limitare gli «effetti dannosi che l’uso senza criterio può avere su memoria e spirito critico».

Maltempo ad Amsterdam, all’aeroporto di Schiphol 300 voli cancellati

Grossi guai per chi in queste ore dovrebbe partire in viaggio, per piacere o per lavoro, verso l’aeroporto di Amsterdam, in Olanda: causa maltempo lo Schipol è infatti stato obbligato a cancellare centinaia di voli nel giro di una manciata di ore.

Maltempo all’aeroporto Schipol di Amsterdam: cancellati oltre 300 voli

È a tre cifre l’importante numero di voli che l’aeroporto olandese si è ritrovato costretto ad annullare, lasciando così a terra migliaia di passeggeri in partenza verso la Capitale olandese. La circolazione dei voli in arrivo è stata interrotta quest’oggi dalla ore 9 alle ore 11, mentre sono stati permessi tutti i voli in partenza. Tutto a causa di un’area di bassa pressione che sta interessando il Paese nordico e che ha comportato intensi temporali ma soprattutto forti e pericolose raffiche di vento che rendono molto difficoltoso un atterraggio in totale sicurezza.

Nella giornata di ieri, martedì 4 luglio, le autorità locali avevano annunciato un’emergenza maltempo che, secondo quanto riporta il Corriere, potrebbe essere destinata a prolungarsi fino alle 15 di oggi. Già nel 2018, tra l’altro, la tempesta Eleanor aveva creato disagi molto simili a quelli sperimentati oggi dai passeggeri in volo verso Amsterdam.

Le compagnie interessate e gli ultimi aggiornamenti

In attesa che la situazione meteo migliori con il passare delle ore, ad annunciare il maggior numero di cancellazioni è stata la compagnia KLM, già a costretta a cancellare 207 voli. Anche Easyjet, inoltre, è stata obbligata a bloccare l’arrivo dei suoi aerei ad Amsterdam. Diverso invece è il discorso per gli aeroporti di Rotterdam, The Hague e Eindhoven, dove tutto sembra filare liscio come al solito.

Nel frattempo, il Governo di Amsterdam ha invitato i cittadini ad evitare spostamenti, se non strettamente necessari. A causa delle raffiche di vento che in queste ore hanno raggiunto anche i 120 km/h nel Paese sono inoltre stati registrati importanti disagi anche a livello del traffico ferroviario.

In Moldavia c’è stata una sparatoria all’aeroporto di Chisinau

Un cittadino straniero ha aperto il fuoco all’interno dell’aeroporto internazionale di Chisinau, scalo della capitale della Moldavia. Ad annunciarlo è stato la portavoce della polizia, Diana Fetko, che ha spiegato come gli agenti fossero già all’aeroporto e che alcuni voli hanno subito dei ritardi. Gli spari hanno allarmato i passeggeri, fuggiti all’impazzata come testimoniano alcuni video sui social. L’agenzia russa Tass ha riportato una nota del ministero dell’Interno moldavo in cui si racconta la vicenda: «Uno straniero a cui è stato vietato l’ingresso nel Paese, ha aperto il fuoco contro una guardia di frontiera e poi si è barricato in una delle stanze. Le persone sono state evacuate dall’edificio».

Un uomo ha aperto il fuoco all'interno dell'aeroporto internazionale di Chisinau, in Moldavia
Poliziotti dei servizi speciali in Moldavia (Getty).

Il primo bollettino parla di due persone uccise

Il primo bollettino diramato dalle autorità parla di almeno due morti. Si tratta di una guardia di frontiera e di un civile. Su Twitter il portale dell’Est Europa, Nexta tv, ha raccontato l’arrivo delle forze speciali Fulger, che avrebbero isolato la struttura e fatto evacuare tutti. Poi la cattura dell’aggressore, che è rimasto ferito in una delle sparatorie ed è stato arrestato. Lo confermano anche i media locali. Secondo Reuters, che cita fonti all’interno dei corpi speciali di polizia moldavi, l’uomo è arrivato dalla Turchia ma non ha ricevuto l’autorizzazione per entrare in Moldavia.

Per i media moldavi l’aggressore è un russo della Wagner

Pulse media, ripreso anche dagli altri quotidiani e portali moldavi, ha rivelato un’indiscrezione secondo cui l’uomo che ha aperto il fuoco sarebbe un cittadino russo della milizia Wagner.

I guai di Meloni sui migranti per l’ennesima spaccatura dei sovranisti europei

Se due indizi non sono ancora una prova, certo sembra davvero difficile considerali solo una coincidenza. Tre settimane dopo il primo strappo, il fronte sovranista europeo si è spaccato di nuovo. Giorgia Meloni da una parte, Polonia e Ungheria dall’altra. Il motivo è sempre lo stesso: la gestione dei migranti. Il nuovo Patto europeo su migrazione e asilo, che di fatto dovrebbe sostituire il regolamento di Dublino, è visto come fumo negli occhi dalle parti di Varsavia e Budapest, che hanno rispedito al mittente anche l’ultimo tentativo di mediazione della premier italiana.

Polonia e Ungheria contro la maggioranza qualificata

Teatro della nuova frattura è stato così il Consiglio europeo del 29-30 giugno durante il quale i due Paesi hanno deciso di imboccare la strada dell’ostruzionismo, rifiutandosi, al termine del primo giorno, di sottoscrivere qualsiasi documento conclusivo se non fossero state affrontate le loro perplessità sulle questioni migratorie. Che il clima fosse tutt’altro che idilliaco lo si era capitò già l’8 giugno quando, nel corso di un vertice dei ministri degli Interni europei in Lussemburgo, si era consumata la prima vera frattura tra Meloni e gli amici del gruppo di Visegrad. Il nuovo patto Ue sui migranti era stato, infatti, approvato con 25 sì e due no. Un’intesa considerata “illegale” da Polonia e Ungheria perché raggiunta con una maggioranza qualificata e non con il voto unanime.

I guai di Meloni sui migranti per l'ennesima spaccatura dei sovranisti europei
Giorgia Meloni durante il Consiglio europeo (Imagoeconomica).

Ricollocamento o sanzione da 20 mila euro a migrante

Il no di Varsavia e Budapest è legato al meccanismo di solidarietà previsto dalla riforma: per il Paese europeo che si trova ad affrontare un afflusso straordinario di migranti, scatta il ricollocamento dei richiedenti asilo negli altri Stati membri. Chi si rifiuta di accogliere sarà costretto a pagare 20 mila euro a migrante. Strumento che, nelle intenzioni di chi vuole la riforma, serve soprattutto per andare incontro ai Paesi di primo approdo, come l’Italia. Tant’è che da più parti a Bruxelles si considerava proprio Giorgia Meloni come la vera vincitrice dell’accordo. “Sull’immigrazione ha vinto l’Italia” titolava per esempio Politico.eu in un articolo pubblicato il 21 giugno.

L’Italia era riuscita a convincere persino la Germania

La premier italiana era riuscita a piegare soprattutto le resistenze della Germania: «I colloqui», racconta ancora Politico.eu, «erano sull’orlo del fallimento, come da anni. L’Italia voleva più autorità per rimuovere i richiedenti asilo respinti. La Germania temeva che ciò avrebbe creato violazioni dei diritti umani». Nonostante Berlino abbia sempre fatto valere, nelle trattative con gli alleati europei, la sua forza politica ed economica, a spuntarla in questo caso è stata proprio la premier italiana: «È stato un momento significativo. La Germania, il Paese più popolato dell’Ue e la sua maggiore economia, spesso ottiene ciò che vuole quando negozia a Bruxelles. L’Italia, con i suoi governi in continuo cambiamento, no. Questa volta, però, il clima è cambiato», continua Politico.eu.

I guai di Meloni sui migranti per l'ennesima spaccatura dei sovranisti europei
Viktor Orban e Giorgia Meloni (Imagoeconomica).

La contro-proposta dei due dissidenti è un no a tutto

Nonostante i successi celebrati anche dall’establishment europeo, Meloni non può gioire a pieno: i vecchi amici sovranisti che non sentono ragioni sono un problema. E per alleggerire il clima non può bastare l’elegante baciamano alla premier italiana a favore di flash del presidente ungherese Viktor Orban o le dichiarazioni pubbliche di grande intesa del premier polacco e principale alleato nei conservatori europei, Mateusz Morawiecki. La frattura c’è, basta guardare la contro-proposta, portata dal governo polacco al Consiglio europeo. Intitolata “Europa delle frontiere”, di fatto è un “no” a tutto: «No all’immigrazione clandestina, no all’imposizione di sanzioni pecuniarie o sanzioni varie».

Meloni non vuole passi indietro sul dossier tra Ue e Tunisia

Come spiega Europa Today difficilmente, però, l’accordo sul Patto Ue sui migranti verrà rivisto a livello di governi: l’iter legislativo andrà avanti, passando dal parlamento, per poi tornare al tavolo dei leader europei, dove non saranno necessari i voti di Polonia e Ungheria. Per l’Italia, l’importante è che l’ostruzionismo di Orban e Morawiecki non metta a repentaglio i passi avanti sulla cooperazione tra Ue e Tunisia. Dossier molto caro alla Meloni. L’obiettivo della premier è dunque ambizioso quanto difficile: mettere tutti d’accordo evitando la terza frattura in poche settimane con gli amici di Visegrad. Se non ci riuscisse, tre indizi finirebbero per essere la prova che nel sovranismo europeo qualcosa scricchiola.

Rogo del Corano, Erdogan contro la Svezia: «Insultare i musulmani non è libertà di pensiero»

A poche ore dal rogo del Corano davanti alla più importante moschea di Stoccolma, la Svezia incassa le critiche del mondo musulmano e del leader della Turchia, Recep Tayyip Erdogan. Durante un evento del proprio partito, l’Akp, il presidente turco prende posizione e lo fa in maniera netta, condannando il gesto. «La Turchia reagirà nel modo più forte fino a quando non verrà condotta una lotta decisa contro le organizzazioni terroristiche e i nemici dell’Islam», ha dichiarato Erdogan. «Chi consente questo crimine con il pretesto della libertà di pensiero e chi chiude un occhio davanti a questa insolenza non raggiungerà i propri obiettivi. Alla fine insegneremo ai monumenti occidentali di arroganza che insultare i musulmani non è libertà di pensiero».

Il presidente turco Erdogan attacca la Svezia per l'autorizzazione al rogo del Corano mentre monta la protesta dei Paesi musulmani
Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan (Getty).

Il no della Turchia all’ingresso nella Nato della Svezia

Quanto accaduto il 28 giugno a Stoccolma, dove un 37enne ha preso a calci il Corano prima di bruciarlo, rischia di compromettere ulteriormente i rapporti già tesi tra la Svezia e la Turchia. Da tempo Ankara si oppone all’ingresso del Paese svedese, storicamente neutrale, nella Nato. Il governo di Stoccolma deve avere i sì di tutti gli Stati membri e fino ad ora Erdogan e Viktor Orban, leader dell’Ungheria, hanno posto il proprio veto. Adesso appare ancora più difficile che il leader turco possa cambiare idea. Erdogan si fa portavoce del mondo musulmano e l’11 luglio, al vertice Nato di Vilnius, sembra ormai scontato l’ennesimo no.

Proteste all’ambasciata svedese a Baghdad

Intanto le proteste generate dal rogo del Corano montano sia in Iraq sia in Marocco e in diversi altri Paesi musulmani. A Baghdad l’ambasciata svedese è stata presa d’assalto da alcuni sostenitori del leader sciita Moqtada al Sadr. I manifestanti hanno fatto irruzione e sono rimasto all’interno per un quarto d’ora prima di andare via all’arrivo delle autorità. Distribuiti anche volantini con la frase: «La nostra Costituzione è il Corano». Bruciate diverse bandiere arcobaleno, simbolo della comunità Lgbtq+. Il Marocco intanto ha richiamato il proprio ambasciatore in Svezia parlando di «nuovo atto offensivo e irresponsabile» che «ignora i sentimenti di oltre un miliardo di musulmani, in questo periodo sacro del grande pellegrinaggio alla Mecca e della festa benedetta di Eid al Adha». Proteste anche in Egitto, Iran, Arabia Saudita, Kuwait, Siria, Emirati arabi uniti, Palestina, dai talebani in Afghanistan e dall’Hezbollah libanese.

Il presidente turco Erdogan attacca la Svezia per l'autorizzazione al rogo del Corano mentre monta la protesta dei Paesi musulmani
Proteste nei Paesi musulmani: bruciate anche le bandiere della Svezia (Getty).

Uk, Sunak attaccato dalle opposizioni per aver usato una penna cancellabile

Una penna cancellabile per firmare i documenti ufficiali. Questa è la nuova accusa mossa da Labour e Lib-Dem al premier britannico Rishi Sunak, prendendo spunto da un articolo del Guardian. Il primo ministro utilizza una Pilot V, una penna stilografica molto diffusa in tutta la Gran Bretagna, dal costo di 5 sterline. Il problema è l’inchiostro cancellabile. E così il quotidiano inglese ha sottolineato la caratteristica e ha avanzato dubbi sul suo utilizzo. Sunak è ritratto con la penna in mano in molte foto, sia durante i consigli dei ministri a Downing Street sia recentemente, quando a Windsor si è incontrato con Ursula von der Leyen, presidente della Commissione europea, per annunciare l’accordo tra Regno Unito e Unione Europea sull’Irlanda del Nord.

Il premier Sunak usa una penna cancellabile per i documenti ufficiali: le opposizioni lo attaccano
Rishi Sunak lascia Downing Street (Getty).

Sunak ha firmato molti documenti ufficiali con la penna Pilot V

Così il Guardian ha riesumato foto e video relativi agli ultimi anni, scoprendo che Sunak ha utilizzato la Pilot V anche da cancelliere dello Scacchiere, cioè da ministro delle Finanze, durante l’ultimo governo Boris Johnson. Andando a ritroso si scopre che il premier ha firmato molti documenti ufficiali di Downing Street con questo tipo di penna cancellabile e, sembrerebbe, anche tanti altri da ministro. Tra gli esempi citati dal quotidiano, c’è la firma sull’accordo bilaterale raggiunto dal Regno Unito con la Svizzera, ormai due anni fa.

Dall’opposizione accuse e sarcasmo. Downing Street: «Mai cancellato nulla»

Intanto le opposizioni insorgono. A protestare sono Labour e Lib-Dem, tra chi accusa il premier sottolineando la possibilità di cancellare le firme e chi lo attacca con sarcasmo. C’è chi scrive, ad esempio, che «neanche con la Pilot V Sunak riuscirà a cancellare i disastri fatti dal governo suo e di 13 anni di esecutivi conservatori». Dall’altra parte, il governo reagisce. La portavoce di Sunak da Downing Street risponde: «Questa penna è comunissima, è usata da milioni di britannici e anche a Whitehall è molto diffusa. Inoltre, il primo ministro non ha mai cancellato nulla delle sue note e dei suoi appunti sui documenti ufficiali».

Il premier Sunak usa una penna cancellabile per i documenti ufficiali: le opposizioni lo attaccano
Il primo ministro Rishi Sunak (Getty).

Mes, Dombrovskis: «In Italia narrative ingannevoli»

Così il vicepresidente della Commissione Ue ha definito le preoccupazioni espresse da una parte della politica italiana.

«Narrative ingannevoli». Così il vicepresidente della Commissione Ue Valdis Dombrovskis ha commentato le preoccupazioni espresse da alcuni politici italiani sul debito e sul Mes. «Vediamo invece cosa sta accadendo in realtà», ha detto Dombrovskis facendo riferimento alla sospensione del Patto di stabilità, alla maggiore flessibilità per i bilanci degli Stati membri Ue in termini di deficit e sul fatto che per il Mes, come deciso dall’Eurogruppo l’unica condizione è che le spese vadano per la sanità

Nel formulario con cui accedere alla nuova linea di credito, che dovrà essere siglato dal Paese interessato e dalla Commissione Ue e che sostituisce il vecchio Memorandum, vanno dettagliate le spese sanitarie fino al 2% del Pil. «Possono includere la parte della spesa pubblica destinata alla sanità direttamente o indirettamente legata all’impatto del Covid sul sistema, nel 2020 e nel 2021», specifica il modulo.

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