Category Archives: Governo

Lo scontro tra Gualtieri e il Forum delle famiglie sugli asili gratis

Il ministro dell'Economia annuncia i fondi per il bonus asili nido. Gratis già da gennaio. Ma l'associazione lo attacca: «Non c'è assegno per figlio unico, sa di presa in giro».

Il ministro all’Economia Roberto Gualtieri si è rallegrato dando l’annuncio in audizione di fronte alla Camera dei deputati: il rafforzamento del bonus per gli asili nido consentirà «la sostanziale gratuità degli asili nido per la grande maggioranza delle famiglie italiane». E ha aggiunto che la misura scatterà «già dal primo gennaio». Non aveva previsto la doccia fredda arrivata dal Forum delle famiglie che ha sostanzialmente bocciato la manovra finanziaria.

Il piccolo asilo nido del reparto di oncoematologia dell?ospedale pediatrico Giannina Gaslini, che stamani e’ stato inaugurato. Genova, 30 settembre 2019. ANSA/LUCA ZENNARO

«NON C’È ASSEGNO PER FIGLIO UNICO, SA DI PRESA IN GIRO»

«Non comprendiamo il motivo per cui il ministro Gualtieri si esalti mostrando i 2,8 miliardi di euro in tre anni per le famiglie. Cifre che, in concreto, non avranno peso né consistenza nella vita quotidiana delle famiglie», ha commentato l’organizzazione, attaccando la legge di bilancio: «grigia e senza coraggio com’è ora, questa manovra non cambierà la vita a nessuno, tantomeno alle famiglie con figli». Le risorse, ha aggiunto il Forum delle famiglie «certamente non sono adeguate a realizzare l’assegno unico per figlio. Come fa a vantarsene? Sa molto di presa in giro».

«PER FAR RIPARTIRE NATALITÀ SERVE VOLONTÀ POLITICA»

«Leggiamo», ha detto il presidente del Forum delle associazioni familiari, Gigi De Palo, «cifre e concetti preoccupanti, che denotano purtroppo come per il Governo la difficoltà nel trovare i fondi per far ripartire la natalità e restituire concretamente la fiducia alle famiglie con figli del nostro Paese non sia una questione di tempo, ma di volontà politica». Le risorse, per il Forum «ci sono: i 3 miliardi del bonus ‘Epifania’ per chi compra con carta o bancomat, i 2 miliardi avanzati da quota 100 e reddito di cittadinanza. Mettiamole nelle tasche di quei nuclei familiari che ogni mese si spezzano la schiena per far crescere il futuro professionale, previdenziale, fiscale, sociale ed economico del Paese. Tra pochi giorni, quando l’Istat pubblicherà i nuovi dati sul tasso di natalità leggeremo un nuovo record negativo, peggiore rispetto a quello già drammatico fatto registrare l’anno scorso».

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Conte ha chiesto ai suoi ministri di portare nuove idee per Taranto

Il premier ha scritto una lettera indirizzata ai vari dicasteri invitandoli a presentare progetti per la città. Attacchi da Forza Italia: «Supplica imbarazzante».

Non solo l’ex Ilva, Taranto versa in «una più generale situazione emergenziale», di fronte a cui «reputo necessario aprire un ‘Cantiere Taranto‘, all’interno del quale definire un piano strategico, che offra ristoro alla comunità ferita e che, per il rilancio del territorio, ponga in essere tutti gli strumenti utili per attrarre investimenti, favorire l’occupazione e avviare la riconversione ambientale». È quanto scrive il premier Giuseppe Conte in una lettera ai ministri, il cui testo è riportato da Repubblica. «Il rilancio dell’intera area necessita di un approccio globale e di lungo periodo. La politica deve assumersi la responsabilità di misurarsi con una sfida complessa, che coinvolge valori primari di rango costituzionale, quali il lavoro, la salute e l’ambiente, tutti meritevoli della massima tutela, senza che la difesa dell’uno possa sacrificare gli altri», evidenzia Conte, che chiama i ministri a presentare subito proposte.

«TI INVITO A PRESENTARE NUOVE PROPOSTE»

«In vista del prossimo Consiglio dei ministri di giovedì 14 novembre, ti invito, nell’ambito delle competenze del tuo dicastero, ad elaborare e, ove fossi nella condizione, a presentare proposte, progetti, soluzioni normative o misure specifiche, sui quali avviare, in quella sede, un primo scambio di idee», scrive il premier. La discussione – spiega – proseguirà poi «all’interno della cabina di regia che ho intenzione di istituire con l’obiettivo di pervenire, con urgenza, a soluzioni eque e sostenibili». Conte aggiunge che già il ministro della Difesa Lorenzo Guerini «ha comunicato l’intenzione di promuovere un intervento organico per il rilancio dell’Arsenale», e il ministro per l’Innovazione Paola Pisano «ha rappresentato la volontà di realizzare un progetto di ampio respiro, affinché Taranto possa diventare la prima città italiana interamente digitalizzata».

GLI ATTACCHI DI FORZA ITALIA

«Questo è sempre più un governo di #DilettantiAlloSbaraglio. La lettera di Conte ai ministri su Taranto è imbarazzante. Non hanno alcun piano B, sono nel panico e in balia degli eventi. Il mondo ci guarda incredulo davanti a tanta superficialità gettate la spugna e andiamo al voto», ha scritto Mariastella Gelmini, presidente dei deputati di Forza Italia. «Come un bambino che si rivolge a Babbo Natale, così Conte ha preso carta e penna e ha scritto ai suoi ministri una lettera da vero ‘statista’: li ha invitati, pensate, a fare il loro lavoro. C’è stato però bisogno di una supplica, imbarazzante nei modi e nel contenuto per invitare i ministri a degnarsi di concentrarsi sul dramma di Taranto, innescato da un governo e una maggioranza incapaci di occuparsi degli italiani», ha dichiarato Giorgio Mulè di Fi.

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Al gran ballo della manovra: vertice con 40 invitati su tasse e bilancio

Il premier Conte ha invitato sottosegretari e ministri, capigruppo, capi partito e capi delegazione. Tutti a Palazzo Chigi il 14 novembre per una soluzione su tasse e investimenti.

Per trovare un‘intesa su tasse e investimenti e voci di bilancio sono chiamati a riunirsi in più di 40. Maxivertice di maggioranza giovedì 14 novembre per discutere su tempi e modi della manovra finanziaria. Al vertice, che precede il termine per la presentazione degli emendamenti, il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha chiamato ministri e sottosegretari competenti, capi delegazione dei quattro partiti, capigruppo, presidenti di commissione e capigruppo in commissione.

GUALTIERI: «OBIETTIVI DELLA LEGGE DA SALVAGUARDARE»

Il ministro dell’Economia Gualtieri auspica che il Parlamento migliori la manovra, «salvaguardando l’impianto e gli obiettivi». E spiega che la finanziaria così come è stata progettata per ora migliora il quadro della crescita del Pil: lo 0,1% nel 2019 può essere superato, lo 0,6% nel 2020 è raggiungibile.

PRIMA IL CDM SUL “CANTIERE TARANTO”

A quanto si apprende, la convocazione alla riunione indetta dal premier, è partita stamane con una email del ministero per i Rapporti con il Parlamento guidato da Federico D’Incà, diretta a tutti i sottosegretari all’Economia, ai capigruppo dei quattro partiti di maggioranza, ai capigruppo in commissione, a Carla Ruocco e Daniele Pesco, presidenti di commissione. In totale sono 37 i destinatari della missiva, tra deputati e senatori. A loro vanno sommati ovviamente il ministro dell’Economia e i capi delegazione al governo dei partiti. La riunione inizierà dopo il Consiglio dei ministri convocato alle 16.30, nel quale Conte avvierà la discussione sui progetti per il “cantiere Taranto“.

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Di Maio difende la manovra: «Abbassate le tasse e sterilizzata l’Iva»

Per il ministro degli Esteri è tornato anche sul caso ArcelorMittal e sulla necessità che la multinazionale rispetti gli impegni. E per il 2020 mette nel mirino il conflitto d'interessi.

Una manovra che taglia le tasse. Potrebbe essere riassunto così l’intervento di Luigi Di Maio a Uno Mattina su Rai1.«Abbiamo abbassato le tasse e impedito che aumentasse l’Iva la cui crescita sarebbe costata mediamente 600 euro a famiglia», ha spiegato il ministro degli Esteri. Agli attacchi della Lega il leader M5s ha poi risposto così: «Voi c’eravate al Governo e potevate fare voi la riduzione delle tasse e trovare i soldi per la Flat tax ma ora non ne parlate più….».

Nel corso dell’intervista Di Maio ha affrontato anche il tema dell’ex Ilva e del passo in dietro di ArcelorMittal, confermando anche la posizione del premier Giuseppe Conte. Lo scudo penale, ha spiegato, è stato già proposto ma l’azienda ha confermato i 5 mila esuberi nonostante un contatto firmato solo un anno fa che non prevede questa soluzione. «Il tema è che l’Italia si deve far rispettare, deve far rispettare un contratto e dispiace che i sovranisti stiano dall’altra parte».

Il ministro è poi ritornato sul 30esimo anniversario del crollo del muro di Berlino definendolo un momento che ha portato al superamento delle ideologie di destra e sinistra. Un fatto non negativo, ha spiegato Di Maio, perchè ha aperto al strada, come sta facendo il movimento 5 stelle, alla gestione di fatti concreti non legati alle ideologie ma ai bisogni. Il ministro degli Esteri, in questo quadro, si è augurato anche il superamento del “Muro” del regolamento di Dublino sull’immigrazione, un tema che a suo avviso è squisitamente europeo e non affrontabile da un solo Paese. Di qui l’obiettivo del diritto di asilo unico europeo.

I PIANI DEL M5S PER IL 2020

Il leader pentastellato ha poi lanciato il cronoprogramma del governo e dei 5 stelle per il 2020 menzionando diverse nuove riforme, dopo quella già attuata del taglio dei parlamentari, a partire da quelle dell’acqua pubblica e del conflitto di interessi. «Stare al governo non ha mai portato consensi», ha affermato, «ma abbiamo deciso di stare al governo per fare le riforme e vinceremo la sfida se completeremo il programma elettorale». Di Maio ha ricordato anche il taglio del cuneo fiscale e la nuova legge sulla sanità che tra l’altro toglie alle regioni le nomine dei direttori degli ospedali» per puntare su scelte legate a competenza e preparazione. Quanto alle prossime elezioni regionali, il ministro non si è sbilanciato sul tema delle alleanze ma chiarisce che dove il Movimento sarà pronto lì si presenterà, dove non si riterrà pronto non ci sarà e questo «sarà spiegato ai cittadini», ha concluso.

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Le condizioni di Conte ad ArcelorMittal su scudo e destino dell’ex Ilva

Dura presa di posizione del presidente del Consiglio contro il colosso indiano: «Prima di ogni richiesta rispettino gli impegni». E annuncia: «Pronti alla battaglia legale».

Il futuro dell’ex Ilva e il ruolo di ArcelorMittal restano ancora sospesi. Per il momento il governo sembra voler mantenere la linea della fermezza con il gruppo indiano. Posizione confermata anche dal premier Giuseppe Conte in un’intervista a Il Fatto Quotidiano.

«Soltanto se Mittal venisse a dirci che rispetterà gli impegni previsti dal contratto – cioè produzione nei termini previsti, piena occupazione e acquisto dell’ ex Ilva nel 2021 – potremmo valutare una nuova forma di scudo», ha spiegato il capo del gooverno.

Conte ha parlato anche di «un nuovo incontro a breve con i titolari» e annunciato una «battaglia legale: un procedimento cautelare per ottenere dal Tribunale di Milano una verifica giudiziaria sulle loro e le nostre ragioni entro 7-10 giorni».

PRESTO VERTICE COI LEADER DI MAGGIORANZA

Nel corso dell’intervista Conte ha anche tracciato le mosse della maggioranza dopo la complicata gestione della finanziaria: «Dopo il varo della manovra», ha spiegato il premier, «ho già programmato di invitare i quattro leader della maggioranza a un week-end di lavoro: tutti parleranno fuori dai denti, poi raccoglieremo i rispettivi obiettivi, metteremo giù un cronoprogramma dettagliato perché tutti si impegnino sul che fare e sul quando farlo nei prossimi tre anni e mezzo». «Ora bisogna rinunciare a dichiarazioni estemporanee, smarcamenti tattici» e «marciare compatti», ha aggiunto.

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Le parole di Renzi sul destino di Conte e del governo

L'ex segretario dem ha puntato il dito contro alcune misure in manovra, come tassa sullo zucchero e quella sulla plastica, che secondo lui potrebbero rappresentare un autogol per l'esecutivo.

«Ma poi, vogliamo dirla tutta? A chi volete che importi del destino personale di Giuseppe Conte o anche del mio. Chi se ne frega di Conte. Che cosa ne so se è possibile dar vita o meno a un altro governo in questa legislatura, forse sì, forse no, non è questo il tema… Qui il tema è come evitare che in Emilia-Romagna e poi in Italia finisca com’è finita dopo la foto di Narni, e cioè che stravinca Matteo Salvini. Che cosa vogliono scattare, una bella foto di Carpi?». Matteo Renzi, parlando col Corriere della Sera, non ha usato mezze misure per parlare delle prossime mosse del governo.

L’ALLARME PLASTIC TAX IN EMILIA

«Io», ha aggiunto, «ho semplicemente fatto notare che, spostando di soli due mesi il taglio del cuneo fiscale, risolviamo contabilmente molti problemi…». Ma il nodo riguarda anche altri aspetti della prossima manovra, come la contestata e delicata plastic tax, «andate a chiedere a Stefano Bonaccini, che guida la prima Regione italiana per imballaggi, la stessa che andrà al voto a fine gennaio, se è d’accordo o meno con la legge sulla plastica… Ci sono tantissime soluzioni che si possono trovare evitando una stangata e magari evitando di perdere com’è successo in Umbria», h attattato l’ex segretario dem.

OBIETTIVO: EVITARE AUTOGOL

«Vale», ha detto ancora Renzi, «anche per i produttori di agrumi in Sicilia, che saranno colpiti dalla tassa sulle bevande zuccherate». Insomma, l’avviso è: «evitare gli autogol». L’ex premier ha poi risposto anche sulla sua presenza al Future Investment Initiative in Arabia Saudita: «Era annunciato che andassi e non mi nascondo certo andando a un forum di preparazione al G20 che si terrà in Arabia Saudita, tra l’altro circondato da fotografi» e con altri ex premier, come Cameron e Fillon.

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Scontro tra Italia viva e M5s sul futuro di Conte

Renzi: «Il primo ministro resta se l'esecutivo funziona». Ma i pentastellati avvertono: dalla sua permanenza dipende la prosecuzione della legislatura.

Il M5s blinda il premier Giuseppe Conte dagli attacchi di Matteo Renzi, leader di Italia viva che è parte della maggioranza ma che non perde occasione per “picconare” la manovra dell’esecutivo giallorosso.

In un’intervista al Messaggero, Renzi ha dichiarato: «Italia viva ha fatto un lavorone per evitare i 23 miliardi dell’aumento dell’Iva e l’aumento di tasse su cellulari, gasolio, casa. Ora c’è bisogno di eleminare i tre principali errori rimasti: le tasse su zucchero, plastica e soprattutto auto aziendali, che sono un’inspiegabile mazzata alla classe media». Quanto alla tenuta del governo, l’ex premier ha lanciato un avvertimento: «A me sta a cuore il futuro dell’Italia, non quello di Conte. Il primo ministro resta se l’esecutivo funziona».

Nel pomeriggio è arrivata la replica del M5s, con un post ufficiale su Facebook: «Non esiste futuro per questa legislatura se qualcuno prova a mettere in discussione il presidente Conte con giochini di palazzo, immaginando scenari futuri decisamente fantasiosi. Lo stesso vale anche se si continua a indebolire quest’esecutivo attraverso messaggi che fanno male al Paese e che lo mettono continuamente in fibrillazione».

Il governo, si legge ancora nel post, «è forte se lavora unito e compatto». Poi la conclusione: «Tutti dobbiamo lavorare seguendo la stessa strada, perché non esistono scorciatoie. L’accordo sulla legge di bilancio è stato raggiunto da tutte le forze politiche di maggioranza. Ora andiamo a meta e miglioriamo la qualità della vita degli italiani».

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L’Italia chiede alla Libia modifiche al memorandum sui migranti

Fonti del governo italiano hanno fatto sapere di aver chiesto al governo di Tripoli di riunire la commissione congiunta dei due Paesi per modificare l'accordo sul contrasto al traffico di esseri umani.

Migliorare il memorandum con la Libia sul piano dei diritti umani dei migranti, ma comunque mantenerlo. Fonti del governo italiano hanno fatto sapere di aver chiesto al governo di Tripoli di riunire la commissione congiunta dei due Paesi per modificare l’intesa sul contrasto al traffico di esseri umani. La commissione dovrebbe essere presieduta da parte italiana dal ministro degli Esteri Luigi Di Maio e dal ministro dell’Interno Luciana Lamorgese.

Il memorandum Italia-Libia è stato firmato nel febbraio 2017 dall’allora premier Paolo Gentiloni e dal primo ministro libico Fayez al-Serraj. Si rinnova oggi con la procedura del silenzio-assenso. Alla Libia vengono forniti aiuti economici per i cosiddetti centri d’accoglienza, corsi di addestramento e motovedette per la Guardia costiera. Ma proprio la Guardia costiera libica risulta formata almeno in parte da milizie locali colluse con i trafficanti.

I contenuti esatti del memorandum non sono mai stati portati alla conoscenza del parlamento. Secondo l’Onu, inoltre, i centri libici sono a tutti gli effetti dei centri di detenzione, in cui i migranti vengono costretti in condizioni disumane. E la Libia è un Paese in guerra, dunque non può essere considerato un porto sicuro.

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I nodi che fanno traballare Giuseppe Conte

Dalla sconfitta in Umbria alle tensioni nella maggioranza, fino al caso Russiagate: sulla rotta del capo del governo pare che si stiano addensando le nubi di una tempesta perfetta.

È un Giuseppe Conte con il fiato sospeso quello delle ultime settimane, che pare dover ancora realizzare quanto gli sta accadendo attorno. Drammaticamente precipitato dal podio di leader più apprezzato alla graticola di presidente del Consiglio di una maggioranza che va sfilacciandosi.

E più passano le ore, più l’avvocato del popolo si ritrova pressato, costretto quasi al ruolo di “imputato”: Matteo Salvini lo ha scelto come bersaglio della sua propaganda elettorale d’autunno, da Oltreoceano continuano ad arrivare notizie imbarazzanti (al caso del professor Mifsud si aggiunge ora la consulenza che porta al fondo indagato in Vaticano), alle sue spalle litigano Luigi Di Maio e Nicola Zingaretti, sotto il suo naso un manipolo di pentastellati sarebbe pronto a passare con la Lega, altri del Pd starebbero per confluire in Italia viva.

Come se tutto ciò non bastasse, restano da sciogliere i nodi irrisolti della Legge di bilancio, che dopo la batosta umbra sarà più elettorale che mai. Ecco, quindi, tutti i fronti aperti per Giuseppe Conte.

L’ERRORE DI METTERE LA FACCIA SULLE ELEZIONI IN UMBRIA

L’errore più grossolano Conte lo ha commesso mettendo la faccia sulla competizione umbra, una disfatta data per certa che pure il premier si è voluto intestare. Che non fosse più super partes, garante del popolo, ma un personaggio politico a tutto tondo era ormai assodato. Ma la foto di Narni, l’istantanea che lo immortala al fianco di Zingaretti, Di Maio e Roberto Speranza fa acquistare a Conte una dimensione nuova, non da federatore ma da semplice leader, per di più sconfitto alle elezioni.

Da sinistra, il ministro della Salute Roberto Speranza, il segretario del Pd Nicola Zingaretti, il candidato civico alle elezioni regionali in Umbria Vincenzo Bianconi, il ministro degli Esteri Luigi Di Maio e il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, all’Auditorium San Domenico a Narni.

Quell’immagine costituisce prova della sua correità nella disfatta. Ecco perché è stato più lungimirante il quarto membro dell’alleanza, nonché principale artefice del governo giallorosso, ovvero Renzi, nella sua scelta di non comparire nello scatto. Prima della batosta elettorale Conte era il leader più apprezzato dell’attuale panorama politico, dopo la sconfitta in Umbria un politico relegato alla minoranza.

LA MAGGIORANZA GIALLOROSSA DIVENTA SEMPRE PIÙ LITIGIOSA

«La mia forza è che se io dico “ora la smettiamo”, loro non litigano». Con questa frase, carpita dai microfoni della trasmissione di La7 Piazza Pulita, a inizio 2019 Giuseppe Conte a Davos provava a rassicurare Angela Merkel preoccupata per la tenuta di una coalizione, all’epoca ancora quella gialloverde, che settimana dopo settimana diventava sempre più litigiosa. Al ruolo di pacificatore Conte dovrebbe dunque esserci abituato.

Le elezioni umbre sembrano aver destato l’insofferenza reciproca degli azionisti della maggioranza

Ciò nonostante, non lo attendono tempi facili, perché le elezioni umbre sembrano aver destato l’insofferenza reciproca degli azionisti della maggioranza. Di Maio ha scritto subito sul blog delle Stelle: «L’esperimento umbro non ha funzionato. Questa esperienza testimonia che potremo davvero rappresentare la terza via solo guardando oltre i due poli contrapposti». Zingaretti si colloca sul fronte opposto: «Non ha senso», ha detto, «governare da avversari». Anche se poi ha aperto: «Ogni regione sceglierà per conto proprio le alleanze migliori».

IL CAMPO MINATO DELLA LEGGE DI BILANCIO

La necessità di tornare a macinare consensi avvertita sia dai cinque stelle sia dai dem potrebbe sparigliare le carte su cui era stata scritta la Nota di aggiornamento al Documento di economia e finanza (Def). L’accordo sull’intelaiatura della Legge di Bilancio era stato raggiunto a fatica e soprattutto con la formula “salvo intese”, che di fatto lasciava ancora alle forze politiche ampie possibilità di modifica. Per un “Sì” appena arrivato da Bruxelles rischiano di fioccare i “no” da parte degli azionisti di maggioranza.

Da sinistra, Nicola Zingaretti, Giuseppe Conte e Luigi Di Maio.

E se sull’assegno unico famigliare l’accordo tra M5s e Pd pare vicino (si prevede l’accantonamento di fondo da 2 miliardi in cui fare confluire le risorse tradizionali aumentate di 600 milioni), discorso opposto va fatto per la mini flat tax sulle partite Iva di salviniana memoria (il regime forfettario in tema di Iva, Irpef e Irap al 15% esteso fino a 65 mila euro) su cui Di Maio non intende cedere. Per rifinanziarla in modo da coprire tutto il 2020 occorrono circa 2 miliardi. L’altra eredità leghista che M5s intende confermare e il Pd preferirebbe abolire è Quota 100.

IL BRACCIO DI FERRO CON DI MAIO PER LA LEADERSHIP DEL M5S

Proprio la manovra ha contribuito a aumentare le distanze tra Conte e Di Maio, separati in casa da quando quest’estate, con il supporto di Beppe Grillo, il premier ha lavorato alla creazione del nuovo esecutivo. Di Maio inoltre è incalzato dalla fronda interna che lo accusa di non averne azzeccata una dal 4 marzo 2018 e di avere contribuito all’incessante emorragia di consensi che ha portato il Movimento dal 32% delle politiche al 7,4 umbro. Alla Camera, almeno una decina di deputati, guidati da Giorgio Trizzino, ha già chiesto una modifica dello statuto per rendere contendibile il seggio del capo politico.

Il M5s non esiste più, è morto con Gianroberto Casaleggio

Manuela Sangiorgi, sindaca del M5s di Imola

Ha il sapore del necrologio la dichiarazione con la quale la sindaca pentastellata di Imola, Manuela Sangiorgi, ha annunciato le proprie dimissioni: «Il M5s non esiste più, è morto con Gianroberto Casaleggio». Da qui, dunque, la necessità per il leader pentastellato di alzare la voce e il timore di essere rottamato proprio da Conte. «Senza il nostro voto non si va da nessuna parte», lo aveva avvisato, qualche settimana fa, Di Maio ribadendo che il Movimento avrà voce in capitolo nella costruzione della finanziaria. «Chi non fa squadra è fuori», aveva replicato Giuseppe Conte dall’Eurochocolate di Perugia, riferendosi sia a Luigi Di Maio sia a Matteo Renzi.

L’INCOGNITA RENZI

Conte non deve guardarsi solo dalle insidie di Zingaretti e di Di Maio, ma anche dai tranelli che potrebbe tendergli Matteo Renzi che, da quando ha fondato Italia viva, ha persino più libertà d’azione rispetto al passato e va necessariamente marcato a uomo. Quello fiorentino è sicuramente uno dei fronti più caldi per la maggioranza (dalla Leopolda Maria Elena Boschi ha persino vibrato il colpo più duro: «Il Pd sta diventando il partito delle tasse») e ha già contribuito a far scricchiolare la maggioranza nei delicati giorni della Nadef avanzando pretese autonome.

La variabile renziana è una scheggia impazzita anche perché trasversale

All’interno del puzzle per costruire la manovra, la variabile renziana è una scheggia impazzita anche perché trasversale: da un lato Italia viva, al pari dei dem, non vede di buon occhio Quota 100 oggi sostenuta da M5s, dall’altro si schiera con Di Maio nel non gradire retromarce sul tetto al contante come vorrebbero invece i democratici. Renzi è poi d’accordo con il Pd nel voler espungere dal decretone fiscale l’inasprimento delle pene per chi evade il fisco preteso dai pentastellati.

LA CAMPAGNA ACQUISTI DI LEGA E ITALIA VIVA TRA I PARLAMENTARI PD E M5S

E poi c’è il rischio che la maggioranza si sfarini persino prima di una possibile crisi. Non è certo un mistero che Renzi stia facendo scouting tra gli onorevoli pentastellati. Ma l’erosione potrebbe accentuarsi se, come riportano alcuni retroscena, una ventina di pentastellati stessero seriamente pensando di fare i bagagli per confluire nella Lega. È la «politica delle porte aperte a tutti» che i due Matteo attueranno con forza nei prossimi mesi, una mossa a tenaglia che rischia di sgretolare contemporaneamente le file della maggioranza e i nervi del presidente del Consiglio. Nel 2020 si voterà in altre otto regioni e nuove batoste potrebbero accelerare il fuggi-fuggi. Basterà il recente taglio dei parlamentari approvato in tutta fretta dal governo giallorosso ma destinato a entrare in vigore dalla prossima legislatura a dissuadere i transfughi?

RUSSIAGATE, COPASIR AGUERRITO E LE ACCUSE DI CONFLITTO DI INTERESSI

Ma la stella di Conte potrebbe essere offuscata anche dalle notizie che giungono dagli Usa. Sarebbe un errore se il presidente del Consiglio pensasse che il caso Russiagate sia passato in cavalleria. Anzi, con un Copasir mai così ostile nei riguardi dell’esecutivo, guidato dal leghista Raffaele Volpi e dal suo vice di Fdi Adolfo Urso (non meno amichevole la quota di Forza Italia o il renziano Ernesto Magorno), difficile che non sarà fatto tutto il possibile per fare chiarezza sulla condotta del premier. Il comitato parlamentare di controllo sui servizi segreti ha ascoltato Gennaro Vecchione, direttore del Dipartimento informazioni e sicurezza, per verificare la versione resa da Conte.

Il Financial Times ha attaccato Conte proprio nelle ore in cui dall’Umbria arrivavano i primi, disastrosi, exit poll

E poi c’è la consulenza che porta al fondo indagato in Vaticano. Una tegola che il Financial Times ha fatto cadere su Conte proprio nelle ore in cui dall’Umbria arrivavano i primi, disastrosi, exit poll. Secondo la ricostruzione, il fondo Fiber 4.0, fallendo il suo tentativo di scalare la società Retelit, aveva chiesto all’avvocato Conte un parere per raggiungere l’obiettivo. Da parte sua, Conte suggeriva lo strumento del golden power con la richiesta di intervento di Palazzo Chigi. Nel frattempo, però, l’avvocato Conte diventava l’avvocato degli italiani e si insediava proprio a Palazzo Chigi.

L’audizione al Copasir del presidente del Consiglio Giuseppe Conte. Accanto a lui il presidente del comitato Raffaele Volpi.

Conflitto di interessi? In teoria, no: il neo presidente del Consiglio si è astenuto sulla decisione. Ma il Financial Times ha rilanciato con la notizia che Fiber era stata finanziata, in parte, da uno dei fondi d’investimento al centro dello scandalo finanziario in Vaticano. E tanto potrebbe bastare a buttare giù un premier in affanno. Sulla rotta del governo pare insomma che si stiano addensando le nubi di una tempesta perfetta: lì si valuterà la validità del nocchiere e la solidità della nave.

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Di Maio chiude ancora a nuove intese col Pd

Il leader del M5s risponde a Zingaretti: «Non ci sono i presupposti per un'alleanza strutturale». E riapre il fronte su Radio Radicale: «Diamo i fondi ai terremotati». La replica del direttore: «Svolgiamo un servizio pubblico riconosciuto dall'Agcom».

Luigi Di Maio gela Nicola Zingaretti dopo il messaggio del segretario dem recapitato all’alleato di governo. Zingaretti aveva parlato della necessità di ritrovare uno «spirito comune» all’interno della maggioranza per salvaguardare la tenuta dell’esecutivo. «Non ci sono i presupposti per un’alleanza strutturale con il Pd», è stata la secca replica del leader del Movimento 5 stelle. Ma il leader grillino ha aperto anche un altro fronte con gli alleati di governo sul complesso tema dei fondi a Radio radicale.

«COL PD MOLTA PIÙ SERENITÀ CHE CON LA LEGA»

E ancora: «Con Franceschini lavoro benissimo, in questo governo c’è molta più serenità del precedente, quindi non è una questione contro questo Pd, ma sono 10 anni che ci dicevano ‘mettetevi insieme che potrebbe rappresentare un’alternativa per questo Paese’ e invece il voto umbro purtroppo dimostra esattamente il contrario».

«NON MI SENTO INSIDIATO DA CONTE»

«Non mi sento insidiato» da Giuseppe Conte, ha poi aggiunto Di Maio, «ma credo che questo governo sia una squadra che deve portare avanti insieme il programma di governo. Se facciamo squadra i cittadini potranno comprendere quello che stiamo facendo, altrimenti è difficile anche far comprendere quello che facciamo di buono».

«GLI 8 MILIONI DI RADIO RADICALE DIAMOLI AI TERREMOTATI»

Sul tavolo del vertice del 30 ci sarà anche la questione di Radio radicale: «Ci sono di nuovo 8 milioni di euro all’anno per 3 anni a Radio Radicale. Ma diamoli ai terremotati…». Dal Pd, via Twitter, è arrivata la risposta di Filippo Sensi: «Vedo rispuntare il riflesso pavloviano vs Radio Radicale in casa M5s. Si tratta di democrazia, di pluralismo e diritto all’informazione. Abbiamo vinto questa battaglia quando eravamo all’opposizione; non vorrei tornare a combatterla adesso che siamo maggioranza. Abbiamo già dato».

IL DIRETTORE FALCONIO: «NON SIAMO L’OSTACOLO ALLA RICOSTRUZIONE»

Il direttore di Radio Radicale, Alessio Falconio, ha risposto a Di Maio su Rainews24: «Non credo che sia l’editoria l’ostacolo alla ricostruzione post terremoto». Poi ha proseguito: «Radio radicale svolge un servizio pubblico da 43 anni, riconosciuto anche da Agcom. Un servizio che dà voce alle istituzioni del Paese: al governo, ai partiti, al Consiglio superiore della magistratura, a tutti i movimenti. La stessa Agcom ha chiesto di prorogare la convenzione fino a una nuova gara. Noi chiediamo che ci sia una gara dal ’95, dopo averla vinta. I governi che si sono succeduti non l’hanno ribandita perché ritenevano che non ci fossero le condizioni. Si può giudicare bene o male il nostro lavoro, ma se esponenti di tutti i partiti, anche dei cinque stelle, e i rappresentanti delle istituzioni hanno difeso la nostra causa, questo qualcosa vorrà dire».

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Lamorgese apre alla modifica dei dl sicurezza

La ministra dell'Interno ha detto che entro la fine dell'anno l'esecutivo potrebbe intervenire nei pacchetti dell'ex governo, come indicato dalle rilevazioni del presidente della Repubblica.

«Penso di si». Così il ministro dell’Interno Luciana Lamorgese ha risposto a margine dell’audizione in Commissione antimafia a chi gli chiedeva se i decreti sicurezza del governo gialloverde verranno modificati entro la fine dell’anno. «C’è stato un intervento del Capo dello Stato», ha detto il ministro, «quindi noi certamente faremo delle modifiche» in modo da «rendere conforme» i testi «alle osservazioni che sono arrivate dal Quirinale». «Secondo me», ha concluso, «nel giro di poco si affronterà il problema».

GOVERNO PRONTO AD AGIRE SUL MEMORANDUM ITALIA-LIBIA

Lamorgese ha risposto anche a chi le chiedeva conto dell’intesa del 2017 tra Italia e Libia e del suo possibile annullamento da parte del nuovo governo giallorosso: «È una questione di carattere politico che si farà a livello governativo e del presidente del Consiglio», ha spiegato. Il memorandum scade il prossimo 2 novembre e, senza un intervento, si rinnova automaticamente.

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Manovra, la cedolare secca resta al 10%

Servirà un nuovo vertice per definire l'accordo finale nella maggioranza, ma i 93 articoli del testo definiscono per la prima volta i dettagli della legge di bilancio. Le misure previste.

Arriva un’intesa politica di massima sulla manovra e spunta la prima bozza completa della legge di bilancio. Servirà un nuovo vertice per definire l’accordo finale nella maggioranza, ma i 93 articoli del testo definiscono per la prima volta i dettagli.

La novità del vertice di maggioranza è lo stop all’aumento della cedolare secca sugli affitti ma nella bozza compare la versione vecchia, con cedolare al 12,5%: dovrà essere corretta per mantenerla al 10%. Per il resto, nelle 79 pagine di testo, si vedono confermati i capisaldi della prima legge di bilancio giallorossa.

Arrivano tre miliardi per incentivare chi paga con carte e bancomat: per i dettagli del cashback bisognerà aspettare, perché sarà un decreto del ministero dell’Economia da emanare entro aprile 2020, sentito il Garante della Privacy, a stabilire come e quando distribuire i rimborsi in denaro. Viene poi istituito un fondo da tre miliardi nel 2020 e 5 miliardi nel 2021 per tagliare le tasse ai lavoratori: anche in questo caso, sarà una legge collegata alla manovra a definire le modalità.

Da settembre viene abolito il superticket (185 milioni il costo). Mentre arrivano la sugar tax sulle bevande analcoliche con aggiunta di zuccheri (10 euro per ettolitro) e la tassa sulla plastica (1 euro al chilogrammo). La tassa sulla fortuna sale dal 12% al 15% per vincite sopra i 500 euro.

C’è poi il pacchetto famiglia. Raddoppia il bonus asili nido, da 1500 a 3000 euro, per le famiglie con Isee fino a 25mila euro: per chi guadagni fino a 40mila euro il voucher arriva a 2500 euro, per gli altri resta a 1500 euro. Il bonus bebè varrà anche per i nati del 2020 ma diventerà universale. Sarà composto da tre scaglioni, aumentati del 20% per il secondo figlio: 160 euro al mese per il primo anno di vita (o di adozione) fino a 7 mila euro di Isee, 120 euro al mese fino a 40 mila euro di Isee e 80 euro al mese per chi supera questa soglia. Il congedo per i papà sale da cinque a sette giorni.

Viene confermato lo stop al canone Rai per gli anziani a basso reddito.

Sulla casa vengono rinnovati i bonus per ristrutturazioni, per l’acquisto di mobili e arriva la detrazione al 90%, senza limiti di spesa, per rifare le facciate dei palazzi ( non c’è per ora il bonus verde). Viene finanziato il fondo di garanzia per la prima casa e nasce un nuovo fondo da 853 milioni fino al 2033 per la “Rinascita urbana”.

Spunta anche un pacchetto per l’editoria che fa slittare di un anno i tagli alla stampa previsti dall’ultima manovra e stanzia 8 milioni l’anno per tre anni a Radio radicale.

Nasce anche un nuovo bonus per le scuole che si abbonano a quotidiani e periodici, anche online: il contributo sarà fino all’80% della spesa.

L’ossatura resta quella approvata in Consiglio dei ministri il 15 ottobre: la legge di bilancio vale 30 miliardi e la parte del gigante la fanno i 23 miliardi che servono a bloccare l’aumento dell’Iva. Ci sono tre miliardi di tasse sul lavoro e il superbonus da tre miliardi, dal 2021, a chi paga con carta di credito. Ma spuntano anche novità, a partire dalla scelta di congelare, a garanzia della tenuta dei conti, un miliardo di spese dei ministeri.

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Il punto di Di Maio sul futuro del M5s e l’alleanza col Pd

Primo bilancio del leder pentastellato dopo la debacle umbra: «L'obiettivo è arrivare al governo del Paese con una maggioranza autonoma». Ma sulla fine dell'alleanza coi dem arriva l'altolà di Grillo, Conte e Fico.

L’obiettivo non deve cambiare: è arrivare al governo del Paese con una maggioranza autonoma. E nel ripartire serve umiltà. Intervistato dal Corriere dopo il risultato delle Regionali in Umbria il leader M5s Luigi Di Maio ha provato a fare un primo bilancio. L’esperimento con il Pd non ha funzionato, ha spiegato. E si è poi soffermato sulla sua perplessità nella scelta che portò al Conte bis. Ma ha aggiunto che risultati come il taglio dei parlamentari o il decreto clima lo convincono che se si fanno le cose per gli italiani, è giusto andare avanti. Nel governo, aggiunge, c’è consapevolezza che serve una spinta maggiore.

L’ASSEDIO DI CONTE, GRILLO E FICO

Le parole di Di Maio arrivano nel momento più delicato per il M5s. Come scrive Repubblica è in corso un assedio nei confronti del capo politico ad opera di Fico, Conte e Grillo. Quest’ultimo in particolare avrebbe ammonito Di Maio dicendo: «Non gli consentirò di far saltare l’alleanza con il Pd». Tono più morbido, ma contenuti simili anche da parte del premier che invita il suo ministro degli Esteri a «pensarci bene prima di mandare tutto all’aria con il Pd. Commetteresti un errore storico». Stesso tenore anche da parte del presidente della Camera che punta a tenere unita l’alleanza coi dem. Dal canto suo Di Maio, ha scritto ancora Repubblica, punta a non scoprire il fianco destro. Ha fatto sapere a tutti che l’alleanza di governo costa voti soprattutto a destra e soprattutto di non volersi inimicare la fronda anti alleanza capitanata da Di Battista e Paragone.

LA GUERRA TRA BANDE NEL MOVIMENTO

Intanto nel resto del Movimento si è inasprita la guerra tra bande. C’è chi, come Mario Michele Giarusso, ha attaccato senza mezzi termini i “governisti” Spadafora, Castelli e Buffagni. Chi, come Sergio Battelli, riassume il “sentiment” di una parte consistente dei deputati. «Si è parlato di esperimento, come se i cittadini fossero cavie. Così non va, non funziona», è stato il commento del deputato M5s. Sui social è arrivata solo una piccola parte dei malumori pentastellati. Le chat interne ribollono, più di un esponente, a taccuini chiusi, si chiede se Di Maio, proprio per il suo scetticismo sul Pd, non abbia «sabotato» la campagna elettorale e pretende che il capo politico faccia autocritica: «dare la colpa solo all’alleanza con i Dem è un nonsense, da soli non sarebbe andata molto meglio», si è sfogato un parlamentare.

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