Narcotraffico transnazionale e crisi delle politiche securitarie: analisi dopo il blitz di Rio
Intervista al criminologo Vincenzo Musacchio
EVN/ESN Intervista al criminologo Vincenzo Musacchio sull’operazione di polizia contro la fazione criminale del Comando Vermelho a Rio de Janeiro, che ha portato a un bilancio di almeno 130 morti, a numerosi arresti e ha scatenato al contempo violente rappresaglie da parte dei narcotrafficanti.
Prof. Musacchio cosa è accaduto in Brasile nell’operazione antidroga condotta contro narcotrafficanti del gruppo criminale Comando Vermelho?
Siamo di fronte a una maxi operazione senza precedenti che avrebbe provocato oltre 100 morti (numero ancora provvisorio) a Rio de Janeiro, in Brasile. È l’operazione di polizia più cruenta nella storia della città brasiliana. La polizia ha utilizzato elicotteri e blindati d’assalto mentre i narcos hanno reagito con droni che lanciavano granate e sparavano proiettili di fuoco. È stata, di fatto, una vera carneficina con vittime sia tra i criminali sia tra le forze dell’ordine. Le favelas di Complexo do Alemão e Penha sono state per quasi un giorno uno scenario di guerra vera e propria.
L'obiettivo dei raid a Rio de Janeiro era il Comando Vermelho, cosa ci può dire di questo gruppo criminale?
Il Comando Vermelho è un gruppo criminale nato negli anni settanta e nei successivi anni coinvolto in diverse attività criminali, tra cui traffico di droga, estorsione e altri reati di matrice violenta. Oggi è una delle principali consorterie dedite al narcotraffico in Brasile, in competizione con altri gruppi come il Primiero Comando da Capital (PCC) e la Família do Norte. Il Comando Vermelho opera principalmente nelle favelas di Rio de Janeiro, ma la sua influenza si è estesa ad altre regioni del Paese. Si è alleato in passato con i narcos messicani e colombiani facenti capo a El Chapo e a Pablo Escobar. Oggi è sicuramente catalogabile tra le associazioni criminali di matrice transnazionale.
Che cosa pensa dell’efficacia di questo tipo di operazioni?
Le ritengo del tutto inutili dal punto di vista della politica criminale e dell’efficacia fattuale, poiché, sicuramente, non colpiscono i vertici dell’organizzazione che dettano legge da luoghi ameni o da yacht lussuosi e non certo dalle misere favelas. Quest’operazione ha colpito la manovalanza più povera che sarà sostituita in brevissimo tempo da nuova forza criminale.
Lei quindi la reputa un errore?
La reputo inutile e in totale violazione delle regole minime del diritto penale e di quello internazionale connesso al rispetto dei diritti umani. Qui siamo di fronte ad uno Stato “giustiziere” che in realtà non fa giustizia. È stata, a mio parere, un'azione dello Stato che si è spinta oltre i limiti della legge. Non condivido mai l'uso della forza eccessiva che porta alla morte d’innocenti, alimentando un clima di terrore e instabilità. Mi auguro fortemente di sbagliare ma credo che i narcos reagiranno con rappresaglie ancora più violente a questa tipologia di blitz portando a una spirale di violenza e alla minaccia dei principi cardine dello Stato di diritto.
Quali sarebbero allora, secondo lei, le strategie di lotta al narcotraffico in Brasile?
Le principali organizzazioni criminali del Paese oggi controllano le rotte del narcotraffico e gestiscono interi territori, soprattutto nelle favelas, in una guerra continua per il predominio, quindi, in primis, lo Stato dovrebbe impedire che questo controllo territoriale accada. I cartelli della droga, inoltre, hanno esteso la loro influenza oltre le favelas, infiltrandosi nella pubblica amministrazione coinvolgendo anche forze di polizia e magistratura. Va combattuta quindi anche la corruzione. La lotta ai narcos in Brasile è complessa, multiforme e non può tradursi solo in scontri violenti che coinvolgono le forze dell'ordine e i trafficanti. La popolazione che vive nella povertà è carne da macello per i criminali. Mancando in alcune zone del Brasile anche i servizi essenziali è chiaro che la gente per sopravvivere cade tra le braccia di questi criminali senza scrupoli.
Il governatore di Rio de Janeiro, Cláudio Castro, ha denunciato la mancanza di supporto federale e criticato le sentenze della Corte Suprema che limitano le operazioni nelle favelas, lei cosa ne pensa in merito?
Sono concorde con la Corte Suprema brasiliana. La lotta ai narcos non può limitarsi ai confini nazionali, ma deve coinvolgere anche la Comunità Internazionale. I narcos moderni non si limitano al traffico di droga, ma si sono evoluti in organizzazioni criminali complesse che si infiltrano nell'economia legale, come dimostrato dall'uso di società di copertura e fondi di investimento impiegati proprio da parte dei narcos brasiliani. La lotta a questi gruppi criminali rappresenta una sfida complessa e pluridimensionale. Le operazioni militari e di polizia, come questa in questione, comportano un alto costo in termini di vite umane e violazioni dei diritti civili ma non ottengono alcun risultato concreto. La situazione complessa riguardante il contrasto dei narcos nell’intera America latina evidenzia la necessità di un approccio più ampio, che affronti non solo la repressione, ma anche le cause economiche e sociali alla base del fenomeno del narcotraffico.
Vincenzo Musacchio criminologo, docente al RIACS di Newark. È noto per il suo impegno nella lotta alle mafie e per la sua attività di formazione in ambiti riguardanti la cultura della legalità. Ha insegnato in diverse università italiane e presso l'Alta Scuola di Formazione della Presidenza del Consiglio dei Ministri in Roma. Attualmente tiene corsi negli Stati Uniti, insegnando strategie di contrasto alla criminalità organizzata transnazionale a membri delle forze di polizia, inclusa la Polizia Metropolitana di New York. È associato al Rutgers Institute on Anti-Corruption Studies (RIACS) di Newark (USA) e ricercatore presso l'Alta Scuola di Studi Strategici sulla Criminalità Organizzata del Royal United Services Institute di Londra. È stato allievo di Giuliano Vassalli e ha collaborato con Antonino Caponnetto. Concentra i suoi studi sulla criminologia delle organizzazioni mafiose e sul narcotraffico internazionale. È artefice di programmi educativi, come il progetto "Legalità Bene Comune" nelle scuole di ogni ordine e grado. Interviene regolarmente in trasmissioni televisive della RAI a livello nazionale come “Presa Diretta”, “Newsroom” e “Report” e su altre testate nazionali e locali per commentare vicende di mafia e criminalità. Ha scritto numerosi libri e articoli su temi di diritto penale e criminologia. Nel 2019 a Casal di Principe gli è stata conferita la Menzione Speciale al Premio Nazionale "don Giuseppe Diana" dai familiari del sacerdote assassinato dalla camorra. Il 27 dicembre 2022 il Presidente della Repubblica gli ha conferito l'onorificenza di Cavaliere dell'Ordine al Merito della Repubblica Italiana. Il suo lavoro contro le mafie gli ha causato minacce di morte, che non hanno comunque interrotto la sua attività antimafia.
Fonte: www.rainews.it
