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Iran, ombre e luci a Piazza Affari: scivolano tutti, eccetto difesa ed energia
L'escalation della crisi in medio Oriente con la chiusura dello Stretto di Hormuz (dal quale transita circa un quinto del greggio consumato a livello globale) penalizza i titoli industriali e il credito, fa volare Leonardo e Fincantieri
I mercati sono spaventati dall'escalation della crisi in medio Oriente, scoppiata dopo l'attacco di Usa e Israele all'Iran, con l'obiettivo dichiarato di degradare le capacità missilistiche iraniane, impedire una ricostituzione del programma nucleare e massimizzare la pressione sul regime.
I timori, spiegano gli analisti da più parti, sono legati a una potenziale interruzione dell'approvvigionamento petrolifero globale. Il traffico di petroliere attraverso lo Stretto di Hormuz è in gran parte interrotto, con armatori e commercianti che si sono fermati per timori di attacchi. Lo Stretto di Hormuz, infatti, è un punto nevralgico per l'economia globale: da lì passa un quinto del petrolio e del gas naturale liquefatto mondiale ogni giorno, uno stop ai traffici rischia di innescare una crisi globale.
Sul fronte azionario, scrivono gli analisti di Barclays, "I mercati avevano in gran parte anticipato l'escalation e quindi è improbabile che siano stati colti completamente di sorpresa. Tuttavia, a livello di titoli azionari, notiamo che il rischio sembra essere stato poco scontato, con la maggior parte degli indici non statunitensi che vengono scambiati vicino ai loro massimi. Data la portata della ritorsione dell'Iran, l'esito incerto del conflitto e l'incertezza sui piani di successione dopo la morte di Khamenei, riteniamo che i mercati potrebbero continuare a operare in modo difensivo nel breve termine. La situazione rimane molto fluida ed è incerto quanto durerà questo conflitto, con potenziali rischi per l'approvvigionamento energetico, il trasporto marittimo nello Stretto di Hormuz, il trasporto aereo e il turismo". Sui mercati azionari si salvano infatti solo i titoli della difesa e gli energetici.
Sul listino milanese, quasi tutto in profondo rosso, salgono i titoli legati alla difesa e i petroliferi, trainati dal rally del prezzo del greggio. Corrono Leonardo +3,8% (in scia anche alla commessa da 1 miliardo di sterline da parte del governo britannico per la costruzione di una nuova flotta di elicotteri militari) e Fincantieri +2,01%. In evidenza Eni +2,03%, Italgas +1,37%.
I timori per la tenuta dell'economia globale colpiscono i titoli industriali e il settore del credito. Scivola in fondo al paniere Stellantis -4,74%, e arretrano le banche con Bper -3,66%, Unicredit -2,72%, Intesa Sanpaolo -3,27%, BMps -2,95%, Mediobanca -3,55%. Generali -2,46% e Unipol -3,64%. Giu' il lusso con Moncler -2,6% e Cucinelli -3,57%.
Il ministro degli Esteri Antonio Tajani e il ministro dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica Gilberto Pichetto, hanno partecipato a una riunione convocata per aggiornare tempestivamente associazioni di categoria e imprese italiane sulla crisi in Iran e l'escalation nella regione, con un focus sulle possibili conseguenze economiche del conflitto, e per una verifica dell'effetto delle ultime decisioni Usa sul tema dazi. Il ministro Pichetto ha registrato il +25% sul mercato del gas e con i tecnici del Ministero valuta le possibili influenze sul mercato italiano ed europeo. Tajani ha confermato che l'Italia si mantiene in stretto raccordo con i partner europei e internazionali per limitare e gestire possibili conseguenze del conflitto e della chiusura dello Stretto di Hormuz per il commercio internazionale, un tema discusso nelle riunioni straordinarie del G7 e del Consiglio Affari Esteri UE tenute nel fine settimana.
L'obiettivo è scongiurare blocchi prolungati ed evitare effetti sui prezzi, in particolare di energia e materie prime. L'Italia e i suoi partner sono al lavoro per garantire la libertà dei traffici commerciali in un'area cruciale per il nostro export, e per sostenere ogni iniziativa diplomatica per contribuire alla pace e stabilità del Medio Oriente. Tajani ha ricordato il ruolo delle operazioni della UE, a cominciare dalle missioni Aspides e Atalanta cui l'Italia partecipa attivamente, che proteggono la libertà di navigazione nel Mar Rosso, nel Golfo di Aden e nei corridoi marittimi della regione. Tajani ha illustrato anche alle associazioni e alle aziende italiane gli effetti della applicazione provvisoria del Mercosur: "E' una notizia positiva, il governo ha accolto positivamente la decisione della Commissione".
Grazie all'applicazione provvisoria, saranno eliminati i dazi per tutti i principali prodotti d'esportazione europei, a beneficio delle imprese italiane interessate fra cui le 13 mila realtà italiane che già esportano verso il Mercosur (per un valore di 7,7 miliardi di euro nel 2025). Secondo le proiezioni, l'eliminazione dei dazi consentirà agli esportatori UE di risparmiare oltre 4 miliardi di euro all'anno. Tajani ha affrontato il tema del "pacchetto di protezione" del settore agricolo, il caso Argentina-Usa e ha confermato i prossimi appuntamenti fissati dal Ministero degli Esteri sul tema export. Sui dazi Usa, il ministro ha assicurato che i provvedimenti preannunciati dall'amministrazione Usa dovrebbero confermare le assicurazioni ricevute da Washington, circa la volontà americana di continuare a conformarsi alla Dichiarazione Congiunta Ue-Usa e alla soglia pattuita di dazi medi del 15%. Tajani ha ribadito che la pronuncia della Corte Suprema non incide sui provvedimenti adottati per acciaio, alluminio e relativi derivati, che restano pienamente in vigore senza subire varia
Fonte: www.rainews.it
