Ucciso a 13 anni, assolto l'unico imputato. La madre della vittima ai giudici: "Vergognatevi"
"Avete assolto un assassino", ha urlato in Aula. Emanuele Di Caterino fu ucciso con un fendente alla schiena il 7 aprile del 2013 ad Aversa, in provincia di Caserta, in una lite tra giovanissimi
"Vergognatevi. Lui dovrà guardarsi sempre le mani, quelle mani con cui ha fatto quattro tentati omicidi". Le grida di Amalia Iorio, madre di Emanuele Di Caterino, in lacrime, riecheggiano nell'aula della Corte d'Assise d'Appello di Napoli. I giudici si sono espressi per l'assoluzione anche in appello dell'unico imputato per la morte di suo figlio, 13enne all'epoca dei fatti avvenuti il 7 aprile 2013 ad Aversa (Caserta).
"Non è legge, è un processo corrotto. Corrotto dall'inizio. Ma io non mi fermo qua", ha detto ancora la donna dopo la pronuncia della decisione su Agostino Veneziano, che all'epoca aveva 16 anni. Era accusato di aver accoltellato a morte Di Caterino durante una lite tra ragazzi.
"Sono passati 13 lunghi anni, non c'era bisogno - ha concluso la madre del 13enne - di far passare tutto questo tempo. Bastava che leggessero il referto medico, Emanuele è stato preso alle spalle".
La quarta sezione della Corte di Appello di Napoli ha assolto Veneziano con formula piena perché il fatto non sussiste, accogliendo così la richiesta di assoluzione della Procura generale per la quale sussisteva la legittima difesa.
Un processo travagliato
"Oggi esce sconfitta la giustizia", ha aggiunto all'esterno dell'aula 314 l'avvocato Maurizio Zuccaro, che con i colleghi Sergio Cola e Barbara Esposito ha rappresentato le istanze di Amalia Iorio. "La nostra ricostruzione dei fatti - ha detto ancora - si basa sull'autopsia che dava una dinamica diversa da quella a cui fa riferimento il procuratore generale: Emanuele non era armato, è stato colpito alle spalle, mentre si allontanava, e Veneziano non si stava difendendo".
La Corte di Appello ha accolto la richiesta di assoluzione, per legittima difesa, del sostituto procuratore generale, un'istanza cui si erano fermamente opposti i difensori.
Il procedimento giudiziario su questa morte è stato travagliato: con quello conclusosi oggi, infatti, sono otto i processi celebrati finora sulla vicenda di Emanuele. Il primo processo a Veneziano si svolse nel 2014 con rito abbreviato davanti al giudice monocratico del tribunale dei minori, che lo condannò a 15 anni. Ma il verdetto fu annullato dalla Corte di Appello per la quale il processo si sarebbe dovuto tenere davanti al tribunale in composizione collegiale.
Al termine del nuovo processo di primo grado, l'imputato fu condannato a otto anni, poi a 10 anni in appello. Il verdetto venne annullato a inizio 2023 dalla Corte di Cassazione, che rinviò gli atti a una nuova sezione della Corte di Appello di Napoli per il sesto processo, svoltosi nell'ottobre 2023. Veneziano fu condannato a otto anni di carcere ma anche stavolta la Cassazione, nel maggio 2024, decise di rinviare il giudizio a una nuova sezione della Corte d'Appello (la quarta sezione) davanti alla quale oggi si è concluso l'ottavo processo.
"Non siamo d'accordo con questa sentenza, aspettiamo le motivazioni e valuteremo cosa fare", ha risposto l'avvocato Zuccaro a chi gli ha chiesto quale sarebbe stato il prossimo passo. La mamma di Emanuele, prima di congedarsi dai giornalisti, ancora scossa dal verdetto, ha pronunciato parole dure: "E' un processo corrotto, ma io non mi fermo".
Fonte: www.rainews.it
