Trump vuole la Groenlandia per motivi di sicurezza, rotte e risorse. Hegseth esclude azione militare
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Il presidente Usa Donald Trump non molla, intende aumentare il controllo degli Stati Uniti sulla Groenlandia, arrivando a evocare, direttamente o indirettamente, l’ipotesi di un’acquisizione territoriale. Una proposta che, sebbene appaia estrema, si inserisce in una strategia geopolitica più ampia legata alla sicurezza dell’Artico, alla competizione con Russia e Cina e al controllo di risorse considerate cruciali per il futuro.
Il Segretario di Stato americano Pete Hegsteh ha "escluso" un intervento militare secondo il ministro degli Esteri francese, Jean-Noel Barrot. "Bisogna stare attenti" sulla questione della Groenlandia "a non dare troppa importanza a certe voci che si esprimono" dagli Stati Uniti, pur "prendendole sul serio", ha detto Barrot, secondo cui l'intervento militare non è "l'approccio favorito dagli Stati Uniti".
"Ieri ero al telefono con il Segretario di Stato e con il capo della diplomazia degli Stati Uniti, Marco Rubio". Hegseth "ha confermato che questo non è l'approccio favorito dagli Stati Uniti. Ha escluso la possibilità che ciò che è appena accaduto in Venezuela accada in Groenlandia", ha dichiarato Barrot intervistato da France Inter.
Una posizione strategica nell'Artico
La Groenlandia, territorio autonomo appartenente al Regno di Danimarca, ha una posizione strategica chiave nell’Artico.
Il principale argomento avanzato dall’amministrazione Trump è la sicurezza nazionale. La Groenlandia occupa una posizione geografica fondamentale tra Nord America ed Europa, lungo le rotte aeree e marittime dell’Artico e dell’Atlantico settentrionale. Con lo scioglimento dei ghiacci, queste rotte stanno diventando sempre più navigabili e quindi strategiche.
Gli Stati Uniti sono già presenti sull’isola con la base militare di Thule (oggi Pituffik Space Base), un’infrastruttura centrale per il sistema di allerta precoce antimissile, la sorveglianza spaziale e il controllo delle attività militari russe nell’Artico. Rafforzare o rendere permanente il controllo americano sulla Groenlandia significherebbe, nella visione di Trump, consolidare un vantaggio strategico in una regione destinata a diventare sempre più rilevante.
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La competizione con Russia e Cina
Altro fattore chiave è la crescente competizione con Russia e Cina. Mosca ha intensificato negli ultimi anni la propria presenza militare nell’Artico, riattivando basi sovietiche e investendo in una flotta di rompighiaccio nucleari. Pechino, pur non essendo un paese artico, si definisce “quasi-artico” e cerca influenza economica nella regione attraverso investimenti infrastrutturali e minerari.
Secondo l’amministrazione Trump, il rischio è che la Groenlandia diventi un punto di penetrazione per interessi strategici cinesi o un’area di pressione militare russa. Da qui l’idea che gli Stati Uniti debbano esercitare un controllo più diretto e strutturale sull’isola.
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Le risorse naturali: terre rare e minerali critici
C'è poi una motivazione economica e industriale. La Groenlandia è ricca di minerali rari, terre rare, uranio e altre risorse considerate fondamentali per le tecnologie avanzate, dalle batterie ai sistemi di difesa, fino alla transizione energetica.
Gli Stati Uniti dipendono in larga parte dalla Cina per l’approvvigionamento di molte di queste materie prime. Avere accesso privilegiato alle risorse groenlandesi ridurrebbe questa dipendenza e rafforzerebbe l’autonomia strategica americana. Tra l'altro la Groenlandia non possiede le tecnologie di ultima generazione che gli Usa avrebbero, per sfruttare al meglio le risorse minerarie.
“Comprare, controllare o annettere”: le opzioni sul tavolo
Come già accaduto nel 2019, Trump ha riproposto l’idea di acquistare la Groenlandia dalla Danimarca, richiamandosi a precedenti storici come l’acquisto dell’Alaska. Secondo fonti governative statunitensi, sono allo studio anche soluzioni intermedie, come accordi di associazione che garantirebbero a Washington il controllo militare e l’accesso alle risorse senza un’annessione formale.
Tuttavia, dichiarazioni recenti di funzionari americani hanno lasciato intendere che nessuna opzione viene esclusa del tutto, inclusa – almeno sul piano teorico – quella militare. Anche se non esistono segnali concreti di un’azione armata imminente, il semplice riferimento a questa possibilità ha creato forte allarme tra gli alleati.
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La risposta di Danimarca, Groenlandia e dei leader europei
La reazione di Copenaghen e delle autorità groenlandesi è stata netta: la Groenlandia non è in vendita. Il governo danese ha ribadito che l’isola fa parte del Regno di Danimarca, mentre il primo ministro groenlandese ha sottolineato che qualsiasi decisione sul futuro del territorio spetta esclusivamente al popolo groenlandese.
Sondaggi recenti indicano che la maggioranza dei groenlandesi è contraria all’annessione agli Stati Uniti, pur mantenendo un rapporto pragmatico e cooperativo con Washington, soprattutto in ambito di difesa.
Le tensioni nella NATO e in Europa
Le dichiarazioni di Trump hanno creato imbarazzo e preoccupazione anche all’interno della NATO. La Danimarca è un alleato storico degli Stati Uniti, e qualsiasi pressione unilaterale su un territorio danese rischia di minare la fiducia tra alleati.
Diversi governi europei hanno sottolineato che la sicurezza dell’Artico dovrebbe essere affrontata attraverso la cooperazione multilaterale e il rispetto della sovranità, non tramite acquisizioni territoriali o minacce implicite. Ieri la posizione dei massimi leader europei è stata chiarita in una una dichiarazione congiunta: “La sicurezza dell'Artico rimane una priorità fondamentale per l'Europa ed è fondamentale per la sicurezza internazionale e transatlantica”, ribadiscono i leader europei uniti.
“La NATO ha chiarito che la regione artica è una priorità e gli alleati europei stanno intensificando l'impegno. Noi e molti altri alleati abbiamo aumentato la nostra presenza, le nostre attività e i nostri investimenti per mantenere l'Artico sicuro e scoraggiare gli avversari. Il Regno di Danimarca, inclusa la Groenlandia, fa parte della NATO”.
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Fonte: www.rainews.it
