Trump riscrive la storia alla Casa Bianca: le nuove targhe contro Biden, Obama e Bush
La portavoce Karoline Leavitt ha dichiarato che molte targhe sono state scritte direttamente dal presidente, definendole il frutto di una lettura personale ma legittima della storia
La memoria presidenziale americana diventa terreno di scontro politico. Alla Casa Bianca, sotto il secondo mandato di Donald Trump, le nuove targhe installate sotto i ritratti degli ex presidenti nel cosiddetto “Presidential Walk of Fame” attaccano duramente soprattutto i predecessori democratici, rompendo con una tradizione di neutralità storica che per decenni ha caratterizzato il palazzo simbolo dell’unità nazionale.
Le targhe, collocate lungo il colonnato che collega lo Studio Ovale al South Lawn, accompagnano i ritratti dei presidenti con testi fortemente valutativi, in alcuni casi apertamente accusatori. La più controversa riguarda Joe Biden, definito “di gran lunga il peggior presidente della storia americana”. Biden è inoltre l’unico ex capo della Casa Bianca a non avere un ritratto: al suo posto compare l’immagine di un autopen, il dispositivo meccanico usato per replicare firme ufficiali, presentato come simbolo della sua presunta incapacità di governare.
Il testo lo accusa, senza prove, di aver vinto “l’elezione più corrotta di sempre”, di aver fatto un uso “senza precedenti” dell’autopen e di aver portato il Paese sull’orlo del collasso economico e sociale. A Biden vengono attribuiti l’aumento dell’inflazione, la perdita di valore del dollaro, il caos al confine meridionale e la responsabilità indiretta di crisi internazionali come la guerra in Ucraina e l’attacco di Hamas del 7 ottobre contro Israele.
Nel mirino finisce anche Barack Obama, citato con il suo secondo nome, Hussein, e descritto come “uno dei presidenti più divisivi della storia americana”. La targa definisce l’Affordable Care Act “altamente inefficace”, critica l’accordo nucleare con l’Iran e gli accordi sul clima di Parigi, poi abbandonati proprio da Trump.
Nemmeno George W. Bush, repubblicano ma mai vicino all’attuale presidente, viene risparmiato: la sua amministrazione viene ricordata per aver avviato le guerre in Afghanistan e Iraq, “entrambe guerre che non sarebbero mai dovute accadere”, pur riconoscendogli la creazione del Dipartimento per la Sicurezza Interna e alcune riforme interne.
Di tono completamente diverso la targa dedicata a sé stesso Donald Trump, che occupa uno spazio centrale e celebra in modo enfatico il suo ritorno alla Casa Bianca come “storica vittoria elettorale”, l’inizio di una presunta “Età dell’Oro dell’America” e una lunga lista di risultati: dalla fine di conflitti internazionali alla sicurezza dei confini, dai maxi tagli fiscali alla riforma della NATO, fino alla costruzione di una nuova ballroom presidenziale.
Secondo la Casa Bianca, i testi sono una descrizione “eloquente” delle eredità presidenziali. La portavoce Karoline Leavitt ha dichiarato che molte targhe sono state scritte direttamente dal presidente, definendole il frutto di una lettura personale ma legittima della storia.
Gli storici presidenziali, tuttavia, osservano che mai prima d’ora la Casa Bianca era stata utilizzata in modo così esplicito per reinterpretare e giudicare il passato. Tradizionalmente, l’edificio è considerato uno spazio istituzionale super partes, mentre ora diventa una vetrina della visione politica di chi lo occupa.
Le targhe si inseriscono in un più ampio restyling voluto da Trump, che include un uso massiccio di decorazioni dorate e arredi ispirati a Trump Tower e Mar-a-Lago, segnando un’impronta personale anche sul piano estetico.
Fonte: www.rainews.it
