Trump nomina Kevin Warsh alla guida della Federal Reserve
L’ex governatore ed ex critico della Fed sostituirà Jerome Powell da maggio. Lo scontro politico sull’indipendenza della banca centrale
Donald Trump ha infine deciso il prossimo presidente della Federal Reserve: la scelta è ricaduta su Kevin M. Warsh, un ex governatore della banca centrale. Il mandato di dell’attuale presidente Jerome Powell, protagonista di durissimi scontri con il presidente, scade a maggio.
Già ieri Trump aveva anticipato che il nome sarebbe stato quello di una persona che “molti pensano che avrebbe potuto essere nominata già alcuni anni fa”. Un riferimento che rimanda direttamente a Warsh, già considerato da Trump nel 2017 prima della scelta di Powell.
Perché la Fed è diventata un problema politico
Trump non ha mai nascosto la sua insofferenza per l’autonomia della Federal Reserve. Nel corso del tempo ha attaccato ripetutamente Powell per il rifiuto di abbassare i tassi di interesse secondo le indicazioni della Casa Bianca.
Attualmente il tasso di riferimento si colloca tra il 3,5 e il 3,75 per cento. Trump sostiene da mesi che dovrebbe essere portato intorno all’1 per cento, arrivando a dichiarare che gli Stati Uniti dovrebbero “pagare il tasso più basso del mondo”.
Dopo la decisione della Fed di mantenere invariati i tassi nell’ultima riunione, il presidente ha duramente criticato Powell sui social, accusandolo di causare “centinaia di miliardi di dollari l’anno” di spesa per interessi inutili.
È in questo contesto che la nomina di Warsh assume un significato che va oltre il semplice avvicendamento tecnico.
Chi è Kevin Warsh
Warsh, 55 anni, è stato nominato nel consiglio dei governatori della Federal Reserve da George W. Bush e ha ricoperto l’incarico dal 2006 al 2011, attraversando da protagonista la crisi finanziaria del 2008-2009. In quegli anni ebbe un ruolo rilevante nei salvataggi del sistema bancario, pur restando spesso dietro le quinte.
Negli anni successivi ha progressivamente assunto una posizione sempre più critica verso la Fed. In interventi pubblici e interviste ha parlato della necessità di un vero e proprio “regime change” nella banca centrale, accusandola di errori strutturali nella gestione della politica monetaria.
Più di recente, Warsh si è avvicinato alle posizioni di Trump: ha sostenuto tagli dei tassi più rapidi, ha attenuato le sue precedenti posizioni a favore del libero scambio e ha espresso aperture verso la politica dei dazi dell’amministrazione.
Oggi lavora a stretto contatto con l’investitore Stanley Druckenmiller ed è inserito in una rete di relazioni finanziarie molto vicine all’attuale segretario al Tesoro, Scott Bessent, che ha guidato il processo di selezione del nuovo presidente della Fed.
Un processo di selezione politicamente delicato
La scelta di Trump arriva al termine di una lunga e molto visibile fase di consultazioni interne. Tra i candidati valutati figurava anche Kevin Hassett, direttore del National Economic Council, Trump ha però chiarito di voler mantenere Hassett alla Casa Bianca.
Il quadro si è complicato ulteriormente dopo l’apertura di un’indagine del Dipartimento di Giustizia che riguarda la Federal Reserve e alcune dichiarazioni di Powell al Congresso sui lavori di ristrutturazione degli edifici dell’istituzione. Powell ha definito l’inchiesta un pretesto per fare pressione politica sulla banca centrale.
L’episodio ha suscitato forti reazioni anche all’interno del Partito Repubblicano. Alcuni senatori, tra cui Thom Tillis, membro della Commissione bancaria del Senato, hanno espresso timori sull’indipendenza della Fed e annunciato possibili ostacoli alla conferma di un nuovo presidente finché la vicenda giudiziaria non sarà chiarita.
Una nomina che pesa sul futuro economico
La scelta del presidente della Federal Reserve è considerata una delle decisioni più rilevanti dell’intero mandato presidenziale. La banca centrale non solo stabilisce il costo del denaro, ma agisce come primo argine nelle crisi finanziarie e influenza direttamente mercati, mutui, occupazione e debito pubblico.
La possibile nomina di Warsh segnerebbe una discontinuità netta: per la prima volta da decenni, la Fed potrebbe essere guidata da una figura apertamente critica dell’assetto che dovrebbe governare.
Più che un cambio di nome, sarebbe un test sull’equilibrio — storicamente fragile — tra potere politico e indipendenza monetaria negli Stati Uniti.
Fonte: www.rainews.it
