Teheran nel cerchio del fuoco: il duello finale per l'eredità di Khamenei
Scampato a un raid e sostenuto dai Pasdaran, il figlio di Khamenei punta al comando supremo. Ma per i "Saggi" la sua nomina è il tradimento del 1979: la guerra diventa l'alibi per una svolta dinastica che spacca il fronte conservatore
web A meno di una settimana dalla scomparsa dell'Ayatollah Ali Khamenei, la Repubblica Islamica si ritrova immersa in un labirinto politico che mette a dura prova la tenuta delle sue istituzioni. La variabile bellica ha accelerato ogni processo: con il Paese sotto attacco, l'Assemblea degli Esperti non ha il lusso del tempo. L'urgenza è confermata dall'Ayatollah Hossein Mozaffari, il quale ha annunciato che la riunione decisiva degli 88 religiosi potrebbe tenersi già entro questo fine settimana per evitare che il vuoto al vertice venga percepito come un segnale di resa dai nemici esterni.
La guerra come alibi per la svolta militare
Il conflitto ha alterato profondamente i rapporti di forza interni, favorendo la narrazione dei Pasdaran. I Guardiani della Rivoluzione sostengono che in tempo di guerra la legittimità religiosa debba passare in secondo piano rispetto all'efficacia del comando. In quest'ottica, la figura di Mojtaba Khamenei viene presentata come l'unica in grado di garantire una catena di comando senza soluzione di continuità. Il fatto che Mojtaba sia sopravvissuto a un raid mirato, come riportato da Channel 12, è già diventato un potente strumento di propaganda: i "falchi" lo dipingono come un leader temprato dal fuoco, la cui sopravvivenza è un segno di predestinazione alla guida della "resistenza".
La frattura strategica: resistenza a oltranza o tregua?
La guerra è la principale causa della spaccatura tra il "Turbante" e la "Sciabola". I Pasdaran temono che una Guida Suprema troppo "clericale" o debole possa cedere alle pressioni internazionali, cercando una de-escalation che smantellerebbe il loro potere economico e geopolitico. Al contrario, figure come Ali Larijani e Alireza Arafi temono che l'oltranzismo dei militari porti l'Iran al collasso totale. La divisione è netta: da una parte chi vuole usare la guerra per trasformare definitivamente l'Iran in una giunta militare ideologica; dall'altra chi, come Hassan Khomeini o Hassan Rohani, vede nella nomina di una guida pragmatica l'ultima possibilità per salvare lo Stato attraverso una mediazione diplomatica che ponga fine alle ostilità.
Il tabù ereditario contro la ragion di stato
La guerra impone la "Ragion di Stato", ma la scelta di Mojtaba rischia di innescare una rivolta interna proprio mentre i cieli sono solcati dai caccia nemici. Elevare il figlio del leader equivarrebbe a restaurare quella logica monarchica che l'Ayatollah Ruhollah Khomeini aveva giurato di estirpare nel 1979. Molti membri dei "Saggi" avvertono che una successione ereditaria, seppur giustificata dall'emergenza bellica, potrebbe alienare definitivamente il sostegno della base popolare più religiosa, lasciando il regime privo di scudi morali proprio nel momento di massimo pericolo.
Il rischio del "golpe bianco" durante il conflitto
Il vero rischio è che l'impasse decisionale, aggravata dalle necessità della difesa nazionale, apra la strada a un intervento diretto dei Pasdaran. Se l'Assemblea degli Esperti dovesse esitare, i generali potrebbero decidere di assumere formalmente la leadership con un "golpe bianco", giustificandolo come una misura temporanea di emergenza bellica. In questo scenario, la nuova Guida Suprema diventerebbe poco più di un simulacro, segnando la fine del dualismo tra clero e militari a favore di un regime puramente securitario, dove la sopravvivenza fisica del sistema prevale su ogni residuo ideale della Rivoluzione.
Fonte: www.rainews.it
