Iran: è repressione anche tra politici riformisti che sostengono il presidente Pezeshkian
l'Iran intensifica la repressione delle voci critiche. Ieri sera arrestati sponenti del Fronte Riformista, il gruppo che appoggiò il presidente Massoud Pezeshkian durante la campagna elettorale del 2024
X Iran Observer Mentre mantiene la porta aperta al dialogo con gli Stati Uniti, l'Iran intensifica la repressione delle voci critiche non solo nella società civile, ma anche tra politici riformisti, considerati da sempre parte del sistema. La campagna di arresti tra esponenti del Fronte Riformista - un'organizzazione ombrello che raggruppa 27 formazioni - solleva timori di vere e proprie purghe per eliminare dallo spazio politico i "non fedelissimi" e annientare di fatto l'opposizione interna.
Ieri sera, il Corpo delle Guardie della Rivoluzione (Irgc) - l'esercito ideologico della Repubblica islamica - ha arrestato nella sua abitazione la leader del Fronte Riformista, Azar Mansouri, ex consigliera del presidente riformista Mohammad Khatami.
Stessa sorte è toccata al portavoce dell'organizzazione, Javad Emam, a Mohsen Aminzadeh, ex viceministro degli Esteri sotto l'ex presidente Mohammad Khatami, e a Ebrahim Asgharzadeh, politico di lunga data, uno dei leader studenteschi durante i moti del 1978-79.
Il campo riformista ha ampiamente appoggiato il presidente Massoud Pezeshkian durante la campagna elettorale del 2024. Tuttavia, ne ha preso le distanze dopo l'inizio delle proteste scoppiate a fine dicembre contro la crisi economica e culminate in manifestazioni massicce l'8 e il 9 gennaio; giorni con cui è coincisa anche l'escalation di repressione del regime, coperta dal blocco totale di Internet e delle comunicazioni.
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L'ultimo giro di vite sul dissenso nella Repubblica islamica sembra volto a impedire la diffusione di critiche proprio sulla gestione delle proteste da parte dei servizi di sicurezza. Secondo le Ong per i diritti umani, le vittime potrebbero arrivare anche a 20mila. "Non permetteremo che il sangue dei nostri cari venga consegnato all'oblio o che la verità venga persa nella polvere", aveva denunciato Mansouri nei giorni scorsi, "perseguire i propri diritti e impegnarsi per far luce sulla verità è il dovere umano di tutti noi".
Prima della raffica di arresti tra i riformisti, il regime aveva messo in detenzione altri quattro attivisti per i diritti umani, colpevoli di aver firmato - con altri 13 tra intellettuali e registi di spicco - una lettera aperta che chiedeva un "referendum libero e trasparente" per istituire un nuovo governo democratico in Iran, invitando la Guida Suprema a farsi da parte.
Tra gli arrestati risultano: Vida Rabbani, Abdollah Momeni, Ghorban Behzadian-Nejad, consigliere dell'ex primo ministro riformista Mir-Hossein Mousavi, e Mehdi Mahmoudian; quest'ultimo è anche il co-scenaggiatore del film 'Un semplice incidente', del regista Jafar Panahi, vincitore della Palma d'oro a Cannes nel 2025. Anche Panahi, ora negli Stati Uniti per promuovere la sua pellicola gli Oscar, ha sottoscritto la lettera; insieme a lui, tra gli altri, il collega Mohammad Rasoulof - scappato dall'Iran in Europa - e l'attivista in carcere e Premio Nobel per la Pace Narges Mohammadi, proprio ieri condannata a oltre 7 anni di carcere.
Non sono chiare le accuse mosse ai riformisti ma giustificando la repressione senza precedenti, Gholam-Hossein Mohseni-Ejei, il falco a capo della magistratura, ha avvertito che "coloro che rilasciano dichiarazioni contro la Repubblica islamica sono d'accordo con il regime sionista e con l'America".
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Fonte: www.rainews.it
