Il Giappone per la prima volta in 50 anni senza panda: scontro con la Cina
Tokyo paga il conflitto diplomatico con Pechino: non sarà più possibile fotografare i popolarissimi animali negli zoo del Paese. Il Soft power cinese e la "diplomazia del panda"
Ansa Per la prima volta in oltre mezzo secolo, in Giappone non sarà più possibile fotografare i popolarissimi panda negli zoo del Paese, una conseguenza dell'inasprirsi dei rapporti diplomatici con Pechino. I due ultimi esemplari presenti, i gemelli Lei Lei e Xiao Xiao, nati allo zoo di Ueno a Tokyo nel 2021, saranno infatti rimpatriati in Cina entro la fine di gennaio, ben prima della scadenza formale del prestito fissata a febbraio. La loro partenza segnerà la prima assenza totale di panda in Giappone dal 1972, anno in cui la prima coppia di animali fu donata per celebrare la normalizzazione dei rapporti diplomatici tra Tokyo e Pechino.
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I gemelli Lei Lei e Xiao Xiao, ed il Soft power
I due cuccioli, attrazione turistica di grande richiamo, sono proprietà esclusiva della Cina, come da prassi nell'ambito della cosiddetta "diplomazia del panda", strumento di soft power utilizzato da Pechino fin dagli anni '70. L'annuncio, confermato dal governo metropolitano, ha suscitato malcontento tra il pubblico, sollevando ulteriori interrogativi sull'evoluzione dei rapporti bilaterali tra i due Paesi vicini.
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La decisione arriva in un contesto di crescente tensione tra le due potenze asiatiche che a distanza di oltre un mese non tende ad attenuarsi.
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La dichiarazione della premier giapponese Sanae Takaichi
Ad innescare la crisi è stata la dichiarazione della premier giapponese Sanae Takaichi, secondo cui un'eventuale crisi su Taiwan costituirebbe una "minaccia esistenziale" per il Giappone, giustificando un intervento militare congiunto con gli Stati Uniti. La posizione ha suscitato la feroce reazione di Pechino, che considera Taiwan parte integrante del proprio territorio e respinge qualsiasi ingerenza esterna.
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Nonostante gli sforzi della municipalità di Tokyo per prolungare la permanenza dei gemelli, raccontano i media locali, Pechino non ha concesso proroghe, e i tentativi di negoziare l'arrivo di una nuova coppia prima del rimpatrio appaiono ormai improbabili.
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L'addio dei panda non è solo simbolico, dicono gli osservatori: dal punto di vista economico la loro presenza ha generato flussi turistici significativi, soprattutto nello zoo a nord della capitale, da decenni epicentro dell'affetto popolare per gli orsi più fotogenici del pianeta.
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Fonte: www.rainews.it
