Groenlandia e tensioni geopolitiche, FMI: "Escalation sui dazi, rischio per la crescita"
Lo dice il capo economista del Fondo Monetario Internazionale presentando il World Economic Outlook. Crescita mondiale nel 2026 stabile al 3.3%, in Italia allo 0.7%
Afp Il capo economista del Fondo monetario internazionale, Pierre-Olivier Gourinchas, in conferenza stampa a Bruxelles, presenta le proiezioni nel nuovo World Economic Outlook e sottolinea che “è evidente che i rischi geopolitici e l'ulteriore aumento delle tensioni commerciali rappresentano uno dei rischi principali - tra i più pressanti - per l'economia globale”. Il riferimento è alle minacce del presidente Usa Trump a quei Paesi che intendono inviare truppe in Groenlandia per “metterla in sicurezza” dalle mire del tycoon sull'enorme isola di ghiaccio, che - secondo i desiderata di Trump - gli Usa dovrebbero “comprare” e rendere parte integrante del territorio americano.
Gourinchas ha aggiunto che le proiezioni “si fondano sull'ipotesi che il livello dei dazi resti invariato”. Guardando al futuro, l'eventualità di un'escalation sui dazi e nelle tensioni geopolitiche rappresenta “un rischio rilevante, che potrebbe incidere in modo significativo sulla crescita” ha evidenziato il capo economista FMI. A proposito di dazi, poi, viene specificato che lo shock delle tariffe maggiorate e il cambio di rotta nelle politiche commerciali non affondano la crescita globale, grazie al forte aumento degli investimenti tecnologici, in particolare nell'intelligenza artificiale.
Crescita stabile nel 2026 al 3,3%
Il Fondo monetario internazionale prevede una crescita mondiale stabile al 3,3% nel 2026 e al 3,2% nel 2027, in linea con il 3,3% registrato nel 2025. Le stime per il 2026 sono state lievemente riviste al rialzo rispetto a ottobre. Il forte slancio degli investimenti tecnologici - trainati dall'IA - si registra soprattutto in Nord America e Asia.
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“Le crisi in Venezuela e Iran sono incognite sui prezzi del petrolio”
“L'offerta di petrolio sul mercato è ampia ed è questo che sta spingendo prezzi al ribasso; è anche l'ipotesi alla base del nostro scenario di riferimento: prevediamo che i prezzi della produzione continuino a diminuire moderatamente nel 2026” ha poi spiegato il capo economista del Fmi, avvertendo tuttavia che “esistono rischi” legati alle crisi in Venezuela e Iran. “Nel caso del Venezuela”, il Fondo monitora “la possibilità che gli sviluppi recenti portino a un aumento dell'offerta: la nostra valutazione - condivisa anche dagli esperti del settore - è che i margini in questo senso siano relativamente limitati, considerato lo stato delle infrastrutture petrolifere del Paese” ha evidenziato Gourinchas. “Per quanto riguarda l'Iran, il Paese esporta circa 1,6 milioni di barili al giorno, pari a circa l'1,5% dei consumi mondiali: è chiaro quindi che eventuali interruzioni delle esportazioni iraniane avrebbero un impatto sui prezzi del petrolio, spingendoli al rialzo. Esiste infine un rischio più ampio: possibili perturbazioni nei flussi di petrolio nella regione” mediorientale.
“L'Ue e gli Usa trovino una soluzione sui dazi, tenere il commercio aperto”
“Il Fondo monetario internazionale non entrerà nel dettaglio indicando quali dovrebbero essere le specifiche misure di politica commerciale” da adottare da parte dell'Ue davanti alla nuova minaccia di dazi da parte di Donald Trump, ma “in linea generale, invitiamo tutte le parti a cercare una soluzione che mantenga aperto il sistema commerciale” ha aggiunto il capo economista dell'Fmi, Pierre-Olivier Gourinchas, evidenziando la necessità di una “soluzione amichevole” e di “regole stabili e prevedibili” per dare certezza agli investitori.
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Crescita dell'Italia allo 0,7% nel 2026
Il Fondo monetario internazionale rivede leggermente al ribasso le stime di crescita per l'Italia nel 2026. Secondo l'aggiornamento di gennaio del World Economic Outlook, dopo il +0,5% del 2025, il Pil italiano quest'anno è atteso in aumento dello 0,7%, contro lo 0,8% stimato a ottobre. La crescita si dovrebbe mantenere allo 0,7% anche nel 2027, con un ritocco al rialzo dello 0,1% rispetto alle previsioni precedenti del FMI.
Pil Eurozona: 1,3% nel 2026; 1,4% nel 2027. Inflazione stabile al 2%
Il Pil dell'Eurozona dovrebbe crescere dell'1,3% nel 2026 e dell'1,4% nel 2027, ritoccando al rialzo dello 0,1% le stime di ottobre per quest'anno. L'inflazione complessiva nell'Eurozona nel 2026 e nel 2027 si aggirerà intorno al 2%, mentre l'inflazione di fondo dovrebbe raggiungere lo stesso livello nel 2027.
L'Europa, osserva tuttavia il Fondo, beneficia in misura più limitata del boom degli investimenti tecnologici rispetto agli Stati Uniti e continua a scontare venti contrari strutturali, dal costo dell'energia alla debolezza del manifatturiero. Migliorano le prospettive per Berlino e Parigi. L'economia tedesca, dopo il +0,2% fatto registrare nel 2025, dovrebbe crescere dell'1,1% nel 2026, con una revisione positiva dello 0,2% rispetto alle stime di ottobre, e accelerare all'1,5% nel 2027. Per la Francia, si prevede una crescita dell'1% nel 2026 (0,1% in più rispetto a ottobre) e dell'1,2% nel 2027.
“L'indipendenza delle Banche centrali resta fondamentale per la stabilità monetaria e finanziaria e per la crescita economica, tutelando la credibilità della politica monetaria e l'ancoraggio delle aspettative di inflazione” aggiunge ancora l'FMI.
Fonte: www.rainews.it
