"Erfan Soltani ucciso" mentre era in custodia della polizia, ma i familiari smentiscono
Il 26 enne simbolo delle proteste in corso nella Repubblica islamica, era stato arrestato l'8 gennaio e subito condannato a morte con l'accusa di propaganda contro lo Stato. L'ong Hengaw: i familiari in visita al carcere di Karaj dicono che "è vivo"
Social e media in apprensione per Erfan Soltani, il giovane iraniano diventato simbolo delle proteste in Iran. La notizia arrivata come un macigno su chi sogna la libertà in Iran.
L'annuncio circolato per ore secondo cui il 26enne di Fardis vicino Karaj, era stato ”brutalmente ucciso mentre era in custodia della Repubblica islamica". A riferirlo alcune fonti riportate dall'account X del ministero degli Esteri israeliano in farsi.
Non quindi impiccato a seguito della sentenza lampo a cui è stato condannato, ma ucciso mentre era in custodia della polizia. Da ieri sera erano centinaia i post che lo davano già morto, ma era impossibile verificare le notizie. Dubbi che hanno alimentato il giallo intorno alla sorte del manifestante le cui foto hanno fatto il giro del web. Poi il peggio è passato.
E' la ong Hengaw a smentire la notizia. L'organizzazione con sede in Norvegia, Germania e Regno Unito, è stata in grado di apprendere che alla famiglia del manifestante è stata concessa una breve visita di persona oggi, domenica 18 gennaio 2026, e ha confermato che invece - il giovane è vivo e in condizioni fisiche stabili.
Il giovane iraniano dai capelli rossi è il primo manifestante a rischiare la forca in questa nuova ondata di proteste: arrestato l'8 gennaio scorso durante una manifestazione sempre a Karaj, con l'accusa di propaganda contro lo Stato e di aver agito contro la sicurezza nazionale e portato in carcere a Karaj, appena fuori Teheran lì dove lo davano già morto.
Ai suoi cari era stata concessa l'ultima visita il 14 gennaio scorso prima della sua esecuzione. Invece la sua esecuzione per ora è stata sospesa. Il fatto ha suscitato preoccupazioni tali, all'interno del paese e all'estero, da indurre la Repubblica Islamica dell'Iran a negare che fosse stata emessa una condanna a morte nei suoi confronti.
A rivelare la sua uccisione era stato un parente stretto del giovane. L'informazione è poi stata diffusa con un post su Instagram da Sholeh Pakravan, la madre di Reyhaneh Jabbari, una ragazza giustiziata nel 2014 per aver ucciso il suo stupratore. Non è chiaro al momento se la donna sia tuttora in Iran o all'estero.
Oggi il portavoce della magistratura iraniana Asghar Jahangir ha dichiarato che gli atti legati alle recenti proteste sono considerati crimini di moharebeh ("inimicizia contro Dio"), un reato che può comportare la pena di morte secondo il codice penale islamico iraniano. Il funzionario ha inoltre messo in guardia i manifestanti che tale reato prevede punizioni molto severe.
Secondo Iran International gli organi di sicurezza e di intelligence starebbero conducendo indagini serrate per completare le liste dei detenuti e identificare i leader della rete interna e i loro presunti legami con l'estero. Le autorità pubblicheranno in seguito il conteggio finale. Le autorità starebbero inoltre valutando anche i danni finanziari per tutti coloro colpevoli di aver incoraggiato le proteste o di aver collaborato con i "nemici".
Dopo le accese rivolte sedate con una brutale repressione, il regime aveva promesso "processi rapidi e pubblici" per i "rivoltosi", ma aveva anche assicurato che non c'era alcun piano di impiccagioni. La decisione era stata accolta con sollievo da chi era in forte apprensione sia per Erfan, che per il resto degli arrestati, almeno 20mila dicono le ong.
E anche Donald Trump aveva commentato con favore l'iniziale tolleranza degli ayatollah dopo che lo stesso tycoon aveva minacciato: “Se Teheran comincia a impiccare i manifestanti se la vedrà con noi”.
Secondo le Nazioni Unite, il ricorso alla pena di morte in Iran accelera rispetto agli anni passati, toccando nel 2025 il livello più alto dal 2015. Tra gennaio e luglio 2025 sono state accertate 716 esecuzioni, pari a 3,4 al giorno; mantenendo questo ritmo, il totale annuo potrebbe essere stato di circa 1.230 esecuzioni. Ma per Erfan le mani del boia possono attendere.
Fonte: www.rainews.it
