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COP30: sull’isola di fronte a Belém, la polizia pattuglia a... dorso di bufalo
A Soure, sull’isola di Marajó, gli agenti pattugliano le aree turistiche a dorso di bufali, una tradizione che incuriosisce i visitatori della COP30
Mentre Belém ospita la COP30, basta attraversare la baia per ritrovarsi in un mondo completamente diverso. A Soure, cittadina sull'isola di Marajó, la polizia pattuglia strade e aree turistiche a dorso di bufali d'acqua, una pratica che sorprende i delegati in visita e incarna un'idea di mobilità antica, ma perfettamente adattata al territorio.
I bufali arrivarono qui dall’Asia nel XIX secolo e si ambientarono nei terreni paludosi dell’isola, diventando parte integrante della sua economia, del paesaggio e dell’immaginario locale.
«I bufali di Marajó fanno parte della nostra cultura e della nostra economia», spiega a Reuters il capitano Mario Nascimento Marques. «Li utilizziamo sul lungomare, al terminal fluviale, nel mercato cittadino e nelle zone rurali: sono i nostri “carri armati”, ci permettono di muoverci ovunque».
Per gli abitanti, il rapporto con il bufalo è quasi simbiotico. «Il bufalo è il protagonista dei nostri tre ecosistemi, in perfetta armonia», racconta il residente Carlos Nunes. Oltre a fornire lavoro, questi animali forniscono carne e latte molto apprezzati in tutto il Brasile e attirano visitatori curiosi di provare una cavalcata o di osservare gli allevamenti nelle distese d'acqua.
Alla conferenza di Belém partecipano delegati provenienti da oltre 190 Paesi, chiamati a discutere di riduzione delle emissioni, tutela dell'Amazzonia e diritti delle comunità indigene. Un contesto che ha acceso un riflettore sulle forme locali di sostenibilità che caratterizzano la regione.
Fonte: www.rainews.it
