Epstein, pubblicati i file che accusano Trump di molestie su una minore
La Casa Bianca: "Nessuna prova, è la denuncia di una donna disturbata"
Il dipartimento di Giustizia americano ha pubblicato nuovi documenti sul caso Jeffrey Epstein, tra quali i colloqui dell'Fbi con una donna del South Carolina che ha accusato di molestie sessuali il finanziere pedofilo e il presidente americano Donald Trump, esclusi in una precedente revisione perché "erroneamente codificati come duplicati".
L'accusatrice è stata interrogata dall'Fbi quattro volte nel tentativo di valutare l'attendibilità del suo racconto, ma un riassunto di una sola di queste interviste è stato incluso nei documenti resi pubblici. "Come abbiamo sempre fatto, con le segnalazioni di dubbi, il dipartimento avrebbe esaminato, apportato eventuali correzioni e ripubblicato i documenti online", ha dichiarato il dipartimento in un post su X.
Nel 2019 la donna ha raccontato di essere stata vittima di violenza sessuale da parte di Epstein e di essere stata aggredita da Trump negli anni '80, quando aveva tra i 13 e i 15anni. I colloqui che finora non erano stati pubblicati, suscitando le critiche delle vittime del mostro e anche di gran parte di politici democratici e repubblicani, descrivono i fatti in dettaglio. Ad esempio che la madre della vittima è stata ricattata da Epstein e che, per anni, dopo gli abusi da parte del finanziere morto suicida, ha ricevuto minacce fisiche e verbali. In più di un'occasione lui "l'ha accompagnata in auto e/o in aereo a New York o nel New Jersey", in un "edificio molto alto, con stanze enormi" dove il tycoon l'ha aggredita sessualmente. La donna ha contattato le forze federali poco dopo l'arresto di Epstein nel 2019.
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Trump ha costantemente negato qualsiasi illecito in relazione al finanziere. Il dipartimento ha notato a gennaio che alcuni documenti hanno "dichiarazioni false e sensazionalistiche contro il presidente Trump, presentate all'FBI subito prima delle elezioni del 2020". La portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt, ha minimizzato le accuse al presidente Usa. "Sono accuse completamente infondate, supportate da nessuna prova credibile da parte di una donna tristemente disturbata con una lunga storia criminale", ha dichiarato in una nota. "La totale infondatezza di queste accuse è anche supportata dall'ovvio fatto che il dipartimento di Giustizia di Joe Biden ne era a conoscenza da quattro anni e non ha fatto nulla al riguardo, perché sapeva che il Trump non aveva fatto assolutamente nulla di male", ha continuato. "Come abbiamo detto innumerevoli volte, il presidente è stato completamente scagionato dalla pubblicazione dei file Epstein".
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Fatto sta che le nuove rivelazioni giungono mentre il procuratore generale Pam Bondi si trova ad affrontare continue critiche per la gestione da parte del dipartimento dei fascicoli pubblicati in base a una legge approvata dal Congresso dopo mesi di pressioni pubbliche e politiche. Cinque repubblicani della Commissione di Vigilanza della Camera si sono uniti ai democratici votando mercoledì per citare in giudizio Bondi, chiedendole di rispondere alle domande sotto giuramento, insegno di crescente frustrazione tra i membri dello stesso partito del presidente. Insomma, una storia complessa la cui fine è ben lontana.
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Fonte: www.rainews.it
