Trentini e gli altri, i detenuti italiani in Venezuela
Luigi Gasperin ottiene la libertà, dopo di lui Pilieri. Ma molti altri connazionali sono ancora nelle carceri di Maduro. Dal deperimento fisico del cooperante veneto ai casi di "sparizione forzata" e ai nodi della doppia cittadinanza
Rainews.it I detenuti italiani e italo-venezuelani in carcere in Venezuela sarebbero 28.
Una lista che sarebbe frutto di inchieste, testimonianze, denunce e che ha permesso alla Farnesina di fare pressione su Caracas per conoscere le condizioni dei prigionieri e agire a livello diplomatico per una loro liberazione.
A oggi gli unici rilasci certi e completati sono quelli di Luigi Gasperin, imprenditore settantenne originario di Avellino. La sua vicenda era legata a un arresto avvenuto nell'agosto 2025 con l'accusa, ritenuta pretestuosa dalle autorità italiane, di possedere esplosivi per le sue attività petrolifere. Attualmente Gasperin è sotto osservazione medica a Caracas, provato ma in condizioni stabili.
Dopo di lui, nella notte, Biagio Pilieri, coordinatore nazionale del partito Convergencia e uno dei membri più attivi della coalizione di opposizione che ha sostenuto Edmundo González Urrutia e María Corina Machado durante le elezioni presidenziali del 2024. È una figura di spicco nel panorama mediatico locale, avendo lavorato a lungo come giornalista prima di dedicarsi pienamente alla carriera politica.
La sua detenzione era iniziata il 28 agosto 2024. Pilieri è stato prelevato dalle forze di sicurezza venezuelane a Caracas, subito dopo aver partecipato a una manifestazione pacifica di protesta contro i risultati elettorali ufficiali.
La vicenda di Alberto Trentini
Il caso che richiede il massimo sforzo diplomatico riguarda Alberto Trentini, cooperante veneto della ONG Humanity and Inclusion. Trentini è detenuto da oltre 400 giorni nel carcere di El Rodeo I, dove ha subito un drastico deperimento fisico perdendo quasi 20 chili. Le ultime notizie indicano che, nonostante l'annuncio dei rilasci, la sua uscita fisica dal penitenziario è rallentata dalle procedure di identificazione, poiché il regime di transizione sta filtrando i prigionieri stranieri con estrema lentezza. il cooperante veneziano arrestato il 15 novembre 2024 nello Stato di Apure, senza accuse formali, mentre lavorava per la ong Humanity and Inclusion, poi rinchiuso nel carcere di massima sicurezza El Rodeo.
Un altro profilo critico è quello di Daniel Echenagucia, 47 anni. Anche lui è recluso a El Rodeo I in condizioni di isolamento quasi totale. La sua storia è segnata da una "sparizione forzata" durata settimane dopo l'arresto avvenuto nell'estate del 2024. Come lui, molti degli altri nomi nella lista dei 28 sono cittadini con doppia cittadinanza (italo-venezuelani), un fattore che complica l'intervento consolare poiché il governo locale tende a trattarli come propri cittadini, limitando l'accesso dei funzionari italiani.
Tra i nomi confermati nella lista dei detenuti politici figurano inoltre Mario Burlò, un imprenditore torinese di 54 anni, noto nel settore del lavoro interinale e dell'outsourcing. Burlò è scomparso nel novembre 2024 dopo essersi recato a Caracas, ufficialmente per esplorare nuove opportunità imprenditoriali. La sua famiglia non ha avuto notizie dirette per mesi, fino a quando non è stata confermata la sua detenzione. Le autorità venezuelane non hanno mai chiarito ufficialmente i motivi del suo fermo.
In carcere con le accuse di cospirazione e terrorismo contro lo stato
La lista include figure come Gerardo Coticchia Guerra, un esponente politico attivo in Venezuela. Fu arrestato nel 2020, il che lo rende uno dei detenuti di più lunga data tra i 28 italiani monitorati dalla Farnesina. Risulta recluso nel carcere di La Planta, a Caracas. Sebbene le accuse formali siano spesso vaghe, la sua detenzione è legata alla sua opposizione al governo di Nicolás Maduro. È accusato di reati di natura politica, tipicamente contestati agli attivisti e ai leader dei partiti non allineati al regime.
Juan Carlos Marruffo Capozzi (spesso scritto anche Marrufo) è un cittadino italo-venezuelano di 55 anni, ex maggiore della Guardia Nazionale ed ingegnere elettrico, la cui vicenda rappresenta uno dei casi più lunghi e drammatici di detenzione politica in Venezuela. È stato arrestato per la prima volta il 19 marzo 2019 a Valencia (stato di Carabobo) dagli agenti del DGCIM (contro-intelligence militare). Nonostante un tribunale avesse dichiarato nullo l'arresto nel luglio 2019, è stato scarcerato solo a ottobre per essere nuovamente arrestato dopo pochissime ore dagli agenti delle FAES (forze speciali).
È stato arrestato insieme alla moglie, María Auxiliadora Delgado Tabosky (di nazionalità spagnola). Secondo le organizzazioni per i diritti umani, la coppia sarebbe vittima di una ritorsione politica trasversale. Il governo di Maduro li avrebbe presi di mira a causa di un parente della donna che vive negli Stati Uniti, accusato dal regime di cospirazione.
Perkins Rocha, è un avvocato penalista di 63 anni, una delle figure più autorevoli del foro venezuelano e consigliere giuridico di fiducia di María Corina Machado (leader dell'opposizione e Premio Nobel per la Pace 2025).
Sebbene sia nato in Venezuela, il suo nome è inserito prioritariamente nella lista dei 28 italiani (in quanto cittadino con doppia nazionalità) di cui il governo italiano sta chiedendo la scarcerazione urgente.
Rocha ricopre l'incarico di coordinatore legale nazionale del partito Vente Venezuela ed è stato il rappresentante ufficiale della coalizione di opposizione davanti al Consiglio Nazionale Elettorale (CNE) durante le contestate elezioni del luglio 2024.
È stato sequestrato il 27 agosto 2024 a Caracas da agenti incappucciati e armati che, secondo la testimonianza della moglie Maria Constanza Cipriani, lo hanno prelevato con la forza senza esibire alcun mandato. Nei giorni successivi al suo arresto, l'appartamento della coppia è stato perquisito e saccheggiato, con il sequestro di computer, documenti legali e libri.
L'imprenditore italo-venezuelano desaparecido
Resta invece avvolto nel mistero il destino di Hugo Marino, imprenditore scomparso nel 2019 e mai ufficialmente localizzato dal sistema carcerario, nonostante le continue richieste del Ministero degli Esteri italiano. Imprenditore italo-venezuelano di 54 anni (all'epoca della scomparsa), esperto sommozzatore e titolare della società Sistemas Marinos. Era un professionista stimato a livello internazionale, specializzato nel recupero di relitti e scatole nere in incidenti aerei sottomarini.
Marino è svanito nel nulla subito dopo il suo arrivo all'aeroporto internazionale di Maiquetía, a Caracas, proveniente da Miami. Secondo le ricostruzioni della famiglia e delle organizzazioni per i diritti umani, sarebbe stato prelevato da agenti del DGCIM (il controspionaggio militare venezuelano).
Si ipotizza che la sua detenzione sia legata alle sue conoscenze tecniche su alcuni incidenti aerei sensibili avvenuti in Venezuela, tra cui la caduta dell'aereo su cui viaggiava il figlio dell'allora ministro della Difesa. Il regime potrebbe aver voluto impedirgli di rivelare dettagli scomodi sulle cause di tali disastri.
Il gruppo più numeroso degli "altri" è composto da persone meno note al grande pubblico, fermate durante le ondate di arresti indiscriminate del 2024. Si tratta di persone che si trovavano con i leader dell'opposizione o con i cooperanti al momento del fermo (come nel caso del driver che accompagnava Alberto Trentini).
Nella lista dei 28 anche cittadini italiani che hanno partecipato alle proteste post-elettorali e che sono stati rintracciati tramite i social media o sistemi di riconoscimento facciale.
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Fonte: www.rainews.it
