Iran, in migliaia nelle strade dopo l'appello del principe Pahlavi in esilio negli Usa
Il regime blocca internet. Il paese diviso tra i moderati e l'ala oltranzista più repressiva. Pezeshkian invita alla calma. Il capo della magistratura: nessuna clemenza. Khamenei potrebbe essere già fuggito. Pahlavi: "E' l'inizio di una nuova fase"
In migliaia in queste ore stanno scendendo nelle strade delle principali città iraniane dopo aver accolto l'appello del principe Reza Ciro Pahlavi esule negli Usa.
Il 63 enne figlio dello Scià deposto nel 1979 dalla rivoluzione khomeinista ieri aveva lanciato un appello agli iraniani con un video sui social e con un preciso "invito a iniziare a scandire slogan giovedì e venerdì 8 e 9 gennaio, alla stessa ora alle 20:00, sia per strada che da casa vostra. In base al riscontro ricevuto da questo movimento, vi annuncerò i prossimi appelli." Questo messaggio è l'annuncio dell'inizio di una nuova fase: un ritmo, un tempo, una volontà. La nazione iraniana è pronta. Le voci saranno una sola. Nelle notti tra l'8 e il 9 gennaio, alle 20:00".
Nonostante il blocco di internet da parte delle autorità, sembra che il suo appello abbia fatto breccia in buona parte della popolazione, anche se un regime change con la crisi economica e politica nel Paese non è certo di facile soluzione. Sono in molti a chiedere esplicitamente che l'ayatollah Ali Khamenei abbandoni il potere.
Donald Trump ha affermato che gli Stati Uniti stanno seguendo da vicino la situazione. Qualche giorno fa - subito prima del blitz in Venezuela - aveva messo in guardia il regime: sarà "colpito duramente" se ucciderà i manifestanti.
Secondo una "relazione di intelligence" citata dal Times, la Guida suprema avrebbe "un piano di riserva per fuggire dal Paese" con la famiglia e una ventina di fedelissimi "nel caso in cui le sue forze di sicurezza non riuscissero a reprimere le proteste o disertassero".
Alcuni giurano di aver visto quattro aerei cargo partire dall'aeroporto di Teheran già qualche giorno fa.
Le proteste sono cominciate a fine anno scatenate dal crollo del rial e dal carovita. Si sono subito estese a tutto il territorio della Repubblica Islamica, mostrano un'aperta sfida alla teocrazia degli ayatollah che ha risposto con la consueta violenza. Sono già almeno 45 le vittime degli scontri, tra cui vi sono un paio di agenti e più di 2.200 gli arresti.
A confermarlo attivisti e ong tra cui la statunitense Human Rights Activists News Agency. Le manifestazioni proseguono con i commercianti che hanno chiuso i bazarì nella provincia iraniana del Kurdistan, ma anche intorno al Gran Bazar di Teheran dove le autorità hanno chiuso la metro. La bandiera iraniana viene stracciata a Mashad in un video divenuto virale.
Nella contea di Malard, a ovest di Teheran un agente di polizia è morto a seguito di un accoltellamento nei disordini. Le autorità stanno effettuando indagini per identificare i responsabili. Iran International diffonde un video in cui agenti iraniani sparano ad altezza d'uomo a Kangan sulla costa a Sud.
Il presidente Masoud Pezeshkian, che ha adottato toni relativamente moderati, ha invitato ieri le forze di sicurezza a non intervenire contro i dimostranti pacifici distinguendoli dai "sobillatori".
Sempre secondo Iran International, milizie irachene legate al sistema di potere iraniano avrebbero iniziato da quattro giorni a reclutare e trasferire propri combattenti in Iran per partecipare alla repressione delle proteste popolari. Finora sarebbero stati inviati circa 800 uomini appartenenti in larga parte a Kataib Hezbollah, Harakat al-Nujaba, Sayyid al-Shuhada e Organizzazione Badr.
I miliziani verrebbero concentrati in una base nell'area di Ahvaz legata al comandante supremo Ali Khamenei, per poi essere ridistribuiti in diverse città dove sono in corso le manifestazioni.
Il regime continua però a mostrare il suo volto brutale e un uomo accusato di "spionaggio per il Mossad" è stato impiccato.
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Al Arabiya riferisce che il governatore di Teheran, Mohammad Sadeq Mo'tamedian, ha insistito sulla necessità di distinguere tra manifestazioni pacifiche e "azioni di rivolta", ribadendo che la polizia è autorizzata a intervenire duramente solo in caso di violenze. L'ordine di non sparare esclude coloro che impugnano armi da fuoco e attaccano stazioni di polizia e siti militari.
Tuttavia "questa volta, non ci sarà nessuna clemenza contro i rivoltosi" ha detto il capo della magistratura, Gholamhossein Ejei, che si è così dissociato dall'ordine presidenziale. E ammonendo a presunte complicità con i nemici dell'Iran, Israele e Stati Uniti, Ejei ha affermato che i procuratori di tutto il Paese devono procedere legalmente contro chiunque sia complice dei disordini.
Ciò rivela la profonda divisione fra i moderati che fanno riferimento al presidente "riformista" e gli oltranzisti guidati dai Guardiani della Rivoluzione (Pasdaran), che fanno parte del cerchio magico intorno all'86enne guida suprema, l'ayatollah Ali Khamenei.
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Secondo diversi osservatori, le attuali proteste non hanno per ora raggiunto le dimensioni di quelle di Donna Vita Libertà esplose nel 2022 dopo la morte di Mahsa Amini, ma è un fatto incontrovertibile che arrivano in un momento di particolare debolezza del governo di Teheran sul piano internazionale. Allora furono circa 600 le vittime, molte giovanissime.
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Fonte: www.rainews.it
