La voce più forte sul clima in Brasile resta quella degli indigeni
Si continua a trattare sul taglio delle emissioni e sulla finanza climatica. Ma in chiusura della prima settimana di lavori il vertice è a rischio stallo
A prendersi la scena a Belém sono ancora una volta i manifestanti indigeni con la loro grande marcia per il clima. Balli, striscioni e un grande globo per fare pressione sui negoziatori e chiedere azioni concrete.
D'altronde la novità di questa Cop, che si tiene proprio alle porte dell'Amazzonia sono loro, che della più grande foresta pluviale del mondo si ritengono, a ragione, i custodi.
Dentro i padiglioni dell'Onu intanto si lavora a una sessione plenaria straordinaria per superare lo stallo dei negoziati. Taglio delle emissioni e finanza climatica i due scogli principali. Dalla presidenza brasiliana sono attese le proposte per arrivare a 1,3 trilioni di dollari l'anno per finanziare la transizione energetica dei paesi poveri.
E a sostegno della causa climatica si è protestato non solo a Belém ma in tutto il mondo con il Climate Pride. A Roma migliaia di persone e più di ottanta associazioni in piazza per chiedere ai governi di accelerare su transizione energetica e giustizia climatica
Mentre a Torino sulla facciata della stazione di Porta Susa è apparso uno striscione di Extinction Rebellion: Cop2025, un grado e mezzo di ritardo
Fonte: www.rainews.it
