Stellantis, il conto salato della svolta elettrica
Filosa: errori industriali hanno causato enormi perdite nel semestre. Stop ai dividendi. Rischio sovraccapacità produttiva e impianti fermi
Afp Il tonfo di Stellantis in Borsa non è stato un semplice scivolone, ma una vera e propria caduta libera. A Piazza Affari il titolo è arrivato a perdere fino al 29-30%, chiudendo intorno a -24%, trascinando con sé l’intero comparto automobilistico europeo. Un crollo che riflette sì un problema reale, ma anche una reazione emotiva amplificata dal mercato.
La miccia è stata lanciata da un inatteso maxi profit warning: il gruppo ha annunciato una revisione drastica dei conti del secondo semestre 2025, stimando una perdita netta compresa tra 19 e 21 miliardi di euro. Un numero impressionante, legato soprattutto a svalutazioni e oneri straordinari per 22,2 miliardi, conseguenza diretta del cambio di strategia sulla transizione elettrica.
Non si tratta solo di un aggiustamento contabile. Quelle svalutazioni significano piattaforme cancellate, programmi industriali fermati, investimenti ripensati. In altre parole: capitale bruciato e una rotta che, sotto la precedente gestione, si è rivelata troppo ottimistica.
Antonio Filosa, CEO da giugno, ha definito la manovra un passaggio inevitabile per correggere gli errori del passato. “Gli oneri riflettono in larga parte il costo derivante da una sovrastima del ritmo della transizione energetica, oltre che l’impatto delle criticità pregresse”, ha spiegato, parlando di un vero “reset strategico”.
Filosa non ha risparmiato critiche indirette al predecessore Carlos Tavares, che aveva immaginato un futuro quasi totalmente elettrico entro il 2030. Secondo l’attuale management, “il 75% dei costi straordinari è legato a ipotesi strategiche che si sono rivelate errate, basate su un ottimismo eccessivo riguardo all’adozione dell’elettrico”. Il restante 25%, ha aggiunto, deriva da scelte industriali discutibili: “Abbiamo deciso di tagliare nel passato costi in maniera probabilmente eccessiva, al punto che abbiamo deciso di licenziare migliaia di ingegneri”.
Il mercato, tuttavia, ha reagito soprattutto a un elemento simbolico e concreto insieme: la sospensione del dividendo nel 2026. Per molti investitori, il dividendo rappresenta il principale ritorno dell’investimento e la sua cancellazione è stata letta come un segnale di debolezza.
Stellantis sta cambiando rotta proprio mentre il contesto regolatorio muta rapidamente: negli Stati Uniti l’amministrazione Trump ha cancellato il credito d’imposta federale da 7.500 dollari e ridotto gli standard di efficienza, mentre in Europa cresce l’apertura a una transizione più graduale. Non a caso, anche Ford e General Motors hanno registrato svalutazioni miliardarie negli ultimi mesi.
Resta una questione di fondo: la sovraccapacità produttiva. Troppi stabilimenti rispetto alle auto vendute, un tema che potrebbe tradursi in chiusure e tensioni sociali. Filosa rimanda al piano industriale del 21 maggio, promettendo nuovi lanci e investimenti per aumentare la saturazione degli impianti. le stesse promesse, mai mantenute del suo predecessore Carlos Tavares.
Fonte: www.rainews.it
