Sega le sbarre della finestra e si cala con le lenzuola: evade dal carcere un pericoloso detenuto
Il 41enne, di origini albanesi, è la quarta volta che riesce nell'impresa. Deve scontare 24 anni: non è ancora chiaro come abbia fatto a scavalcare la cinta muraria
“Un detenuto di origini albanesi di 41 anni, con fine pena fissato a ottobre del 2048, è evaso nella notte dalla Casa di Reclusione di Milano Opera nel più classico dei modi: segando le sbarre della finestra e calandosi con delle lenzuola annodate. Non è ancora chiaro come abbia fatto poi a scavalcare la cinta muraria e se abbia goduto di complicità esterne. Certo è che questo ennesimo episodio, unito al dramma che si vive ogni giorno nelle prigioni e a tutto ciò che accade, certifica ulteriormente il fallimento delle politiche penitenziarie condotte dai governi almeno negli ultimi 25 anni, ivi compresi quelli più recenti”. La notizia è arrivata ne pomeriggio di ieri, 7 dicembre, direttamente dalle parole Gennarino De Fazio, Segretario Generale della Uilpa Polizia Penitenziaria.
È la quarta volta che Toma Taulant, questo il nome dell'evaso, 41 anni, riesce ad evadere da un penitenziario. Prima di fuggire dalla casa di reclusione di Milano Opera l'uomo era già scappato dai penitenziari di Parma e Terni e anche da uno in Belgio. Taulant deve scontare un cumulo pene di circa 24 anni per una serie di condanne per reati di furto, rapine e stupefacenti.
“Attualmente sono in corso le ricerche dell'evaso da parte della Polizia penitenziaria e delle altre forze dell'ordine e confidiamo che anche questa volta il Nucleo Investigativo Centrale della Polizia penitenziaria e le sue articolazioni territoriali possano metterci una pezza. Ma è evidente che non si può andare avanti turando falle, di ogni genere, e senza un reale e concreto progetto programmatico degno di un paese civile”, ha aggiunto il segretario della Uilpa pp.
“Nel carcere di Opera 1.338 detenuti sono stipati in 918 posti disponibili (sovraffollamento del 153%) e vengono gestiti, per com'è possibile, da soli 533 agenti, quando ne necessiterebbero almeno 811 (-34%). Una situazione oggettivamente insostenibile che, oltre a ledere i fondamentali diritti umani dei reclusi, mette a durissima prova gli operatori del Corpo di polizia penitenziaria, sottoposti a carichi di lavoro inenarrabili e a turnazioni di servizio che si protraggono ben al di là della durata regolare, con la compressione di diritti anche di rango costituzionale.
Del resto, a livello nazionale i detenuti sono 63.690, mentre i posti disponibili, in costante diminuzione al di là della narrazione governativa, sono solo 46.199 e alla Polizia penitenziaria nelle carceri mancano 20mila agenti. Servono subito tangibili provvedimenti per deflazionare la densità detentiva, potenziare gli organici della Polizia penitenziaria e delle altre figure professionali, ammodernare le strutture, che in attesa dei fantomatici moduli prefabbricati continuano a sgretolarsi, implementare le tecnologie e gli equipaggiamenti, garantire l'assistenza sanitaria e avviare riforme complessive”, ha concluso.
Fonte: www.rainews.it
