Meta oscura il video in cui Barbero spiega perché voterà No al referendum, l'opposizione insorge
Tra le motivazioni il fatto che il video sia fuorviante e virale. Due interrogazioni parlamentari del Pd: "Accettabile che durante una campagna referendaria una piattaforma privata possa incidere sulla circolazione di un'opinione politica?"
IPA Meta limita su Facebook la diffusione del video dello storico Alessandro Barbero sulle sue ragioni del No alla riforma della Giustizia, perché considerato fuorviante e virale. Ma il fact-checking della piattaforma social diventa un caso e arriva in Parlamento. A lanciare, a Palazzo Madama, un'interrogazione alla premier Giorgia Meloni è il Partito democratico, con i senatori Francesco Boccia e Antonio Nicita, rispettivamente presidente e vicepresidente del gruppo Pd al Senato. Stessa iniziativa alla Camera promossa dalla presidented ei deputati dem, Chiara Braga, e dalla responsabile Giustizia, Debora Serracchiani, le quali chiedono di chiarire una “vicenda che solleva gravi interrogativi sul rispetto del pluralismo informativo e della libertà di espressione”.
“La limitazione della diffusione del contenuto è avvenuta a seguito di un intervento di fact-checking effettuato da Open, che ha etichettato il video come ‘falso’ o ‘fuorviante’, determinando una penalizzazione algoritmica proprio mentre il contenuto stava circolando ampiamente nel dibattito pubblico. Qui non è in discussione l'esistenza del fact-checking in quanto tale. Il punto politico e democratico è un altro: chi decide, con quali criteri e con quali effetti, quando un contenuto di natura politico-istituzionale debba essere declassato e reso di fatto meno visibile nello spazio pubblico digitale”.
Nell'interrogazione viene chiesto al governo “se ritenga accettabile che, durante una campagna referendaria, una piattaforma privata possa incidere in modo così rilevante sulla circolazione di un'opinione politica; se intenda verificare il rispetto degli obblighi di trasparenza, proporzionalità e motivazione previsti dalla normativa europea sui servizi digitali; quali iniziative concrete voglia assumere per impedire che lo spazio pubblico digitale sia regolato unilateralmente da algoritmi e decisioni opache”.
Ad intervenire su quanto accaduto è anche il presidente del comitato Giusto Dire No, Enrico Grosso, che commenta: “Esposti, denunce, attacchi veementi: ogni giorno - dice Grosso - il fronte del Sì sta provando a silenziare le nostre ragioni e a rendere la nostra informazione inaccessibile agli elettori, attraverso forme sempre più aggressive”. Per il capogruppo dell'Alleanza Verdi e Sinistra, Peppe De Cristofaro, “Meta si nasconde dietro il fact-checking, ma in realtà esercita censura politica: privata, arbitraria, opaca, senza controllo, senza contraddittorio e senza un reale diritto di appello. Meta è un'azienda americana. I grandi social media statunitensi si sono allineati al clima politico trumpiano, colpendo soprattutto contenuti critici su temi sgraditi a Trump e alla destra, in particolare quando diventano virali. Giorgia Meloni è oggi il primo ministro europeo più condiscendente con Trump”.
Fonte: www.rainews.it
