La morte di Domenico, azienda ospedaliera: "Sospesi due dirigenti medici"
L'azienda dei Colli, che gestisce tra gli altri il Monaldi, ha fatto sapere di essersi "immediatamente attivata". E spunta l'ipotesi di una "insufficiente comunicazione tra equipe di espianto ed equipe di impianto"
La vicenda del piccolo Domenico, morto due mesi dopo aver subito il trapianto di un cuore danneggiato, continua a scuotere l'opinione pubblica. Mentre continuano le indagini per chiarire le responsabilità, oggi l'azienda che gestisce tre ospedali napoletani, tra cui il Monaldi, ha fatto sapere di aver sospeso due dirigenti medici coinvolti.
"L’Azienda Ospedaliera dei Colli, acquisiti gli atti dei procedimenti disciplinari, ha assunto i provvedimenti di sospensione dal servizio di due dirigenti medici coinvolti nella grave e dolorosa vicenda del piccolo Domenico. Prosegue per gli altri sanitari coinvolti l’iter disciplinare secondo la normativa vigente". Lo si legge in una nota in cui si afferma come l'azienda si sia “immediatamente attivata per fare chiarezza su quanto accaduto, in trasparenza e nel rigoroso rispetto della legge. Coglie l’occasione per ribadire vicinanza e sostegno ai familiari del piccolo Domenico e ringrazia tutto il personale che ancorché profondamente ferito dalla vicenda ha continuato a lavorare con professionalità, dedizione e umanità”.
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L'inchiesta dovrà chiarire, tra le altre cose, perché il cuore espiantato a Bolzano sia arrivato a Napoli “bruciato” dal freddo.
Nella relazione sull'intervento del 23 dicembre scorso, il cardiochirurgo Guido Oppido afferma che si sarebbe accorto solo dopo l'espianto del cuore di Domenico che il nuovo organo arrivato da Bolzano "era inglobato in un blocco di ghiaccio". Il chirurgo ha riferito che "l'estrazione del secchiello dal frigo da trasporto risultava inizialmente impossibile e solo dopo circa ulteriori 20 minuti e l'utilizzo di un ingente quantitativo di acqua si otteneva uno scongelamento parziale che consentiva la rimozione dal contenitore", mentre "l'estrazione dell'organo dai tre sacchetti sterili si rivelava estremamente difficoltosa e prolungata".
Il cuore era in "uno stato di profondo congelamento", ha scritto Oppido nella sua relazione, ma ormai, "in assenza di alternative", per non far morire il bambino in sala operatoria la via era quella di impiantare comunque quell'organo ormai lesionato. Purtroppo, però, nonostante i tentativi la situazione era ormai "gravemente compromessa" e il piccolo fu attaccato al macchinario per la circolazione extracorporea.
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Nella relazione che la Regione Campania ha trasmesso al Ministero della Salute sul trapianto, compaiono anche i verbali dell'audit interno all'azienda ospedaliera dei Colli. Gli esperti avrebbero segnalato "assenza o mancata applicazione delle procedure condivise per l'espianto, conservazione e trasporto dell'organo". Secondo l'indagine interna, ci sarebbero diverse contraddizioni nei racconti e "non sono state intercettate le criticità prima del completamento della cardiectomia", cioè dell'estrazione del cuore malato di Domenico prima dell'arrivo del nuovo organo, poi risultato "congelato". E ancora, tra le criticità evidenti, sarebbe emersa anche "l'assenza di monitoraggio e controllo della temperatura durante il trasporto", ma soprattutto "la mancata formalizzazione di ruoli, responsabilità e punti di verifica nelle fasi critiche del processo", il tutto dovuto ad "una insufficiente comunicazione tra equipe di espianto ed equipe di impianto".
Fonte: www.rainews.it
