Italia-Germania, Wadephul: particolare sintonia tra noi
L'intervista esclusiva al ministro degli Esteri tedesco
ITALIA E GERMANIA CELEBRANO QUEST’ANNO 75 ANNI DI RELAZIONI DIPLOMATICHE, ORA IN UNA PARTICOLARE SINTONIA. COME SI PUO’ SFRUTTARE QUESTA INTESA, IN UN MONDO DELLA GRANDI POTENZE, COME HA DETTO IL CANCELLIERE MERZ, SOPRATTUTTO IN SENO ALL’UNIONE EUROPEA?
Si, penso sia vero: beneficiamo di un affiatamento, di una concordanza di interessi e valori tra Italia e Germania che non conosce quasi precedenti. Dobbiamo sfruttare questa opportunità assumendo insieme posizioni di rilievo in Europa e concentrandoci sull'essenziale: oggi come oggi è la competitività, come si evince anche dalla dichiarazione odierna.
È fondamentale che le nostre industrie, tanto quella italiana quanto quella tedesca, siano competitive sui mercati internazionali. Perché questo accada dobbiamo fare molto, semplificare tanto: ridurre la burocrazia, alleggerire gli oneri e far sì che un’industria come, per esempio, quella automobilistica, che è sempre stata di successo negli ultimi decenni, continui anche in futuro ad essere di punta, creando così posti di lavoro e rendendoci economicamente forti.
COME VALUTA LO STATO DELLE RELAZIONI TRANSATLANTICHE, DOPO QUELLO CHE E’ SUCCESSO CON LA GROENLANDIA, E CI PUO’ DIRE PERCHE’ LA GERMANIA NON HA ADERITO AL BOARD OF PEACE?
Le relazioni transatlantiche continuano ad essere l’asse portante della nostra architettura di politica e sicurezza. Dobbiamo sempre ricordarci che siamo strettamente uniti in seno alla Nato e che gli Stati Uniti ci difendono e contribuiscono alla nostra indipendenza politica. Ritengo che per quanto possiamo essere al momento irritati e nonostante i punti che ci trovano in disaccordo, dobbiamo rammentarci su cosa si fondano i nostri rapporti, ovvero una stabile relazione transatlantica. Sono soprattutto l’Italia e la Germania ad essersi adoperati negli ultimi giorni in questo senso, in virtù del rapporto speciale che i leader dei nostri rispettivi paesi hanno con il Presidente americano. Per il momento non abbiamo accettato il nuovo “Board of Peace” per la Germania, non ne facciamo parte, perché non ne abbiamo ancora compreso l’architettura e perché restano ancora sul tavolo una serie di quesiti irrisolti. Riteniamo, tuttavia, che le Nazioni Unite siano l’istituzione chiave per garantire e lavorare per la pace. Per quanto sia necessaria una loro riforma, le Nazioni Unite non devono essere sostituite.
RISPETTO ALLA GUERRA IN UCRAINA, TRUMP DICE CHE DEVE FINIRE, OGGI CI SONO ANCHE COLLOQUI AD ABU DHABI. A QUALI CONDIZIONI PUO’ TERMINARE QUESTA GUERRA, SECONDO LEI?
Penso che alla fine siano le due parti in guerra a dover decidere quali condizioni accettare. Noi in Europa stiamo automaticamente dalla parte dell’Ucraina, dal momento che è l’Ucraina ad essere stata attaccata. In Europa cerchiamo di preservarne i diritti in questa pesante attività di difesa dalla Russia. Non ha senso arrivare a un accordo che alla fine non sia sostenibile per l’Ucraina - una soluzione che in futuro graverebbe troppo sul paese e che soprattutto non darebbe la garanzia di prevenire un nuovo attacco russo. Per questo è necessario trovare accuratamente un accordo tra le parti. Siamo disposti a continuare a dare il nostro sostegno all’Ucraina. La Russia deve sapere che questa guerra nuoce a noi tutti in Europa e dovrebbe essere terminata con un accordo che, nel rispetto dei reali interessi, sia accettabile per entrambi.
CREDE ANCORA CHE LA RUSSIA HA AMBIZIONI CHE VANNO OLTRE L’UCRAINA E CHE ANCHE L’EUROPA E LA GERMANIA SIANO MINACCIATE?
Riscontriamo, purtroppo, un atteggiamento molto aggressivo da parte della Russia che si traduce in molti attacchi informatici, attività di spionaggio, fake news, una flotta ombra e purtroppo anche un’importante espansione dell’esercito russo, con numerosi reclutamenti. L’economia russa è stata praticamente trasformata in un’economia bellica e questo deve destare la nostra preoccupazione. Sarebbe negligente trascurarlo. Per vivere in sicurezza dobbiamo essere forti e poterci difendere. Per questo il vecchio detto: “Se vuoi la pace, prepara la guerra” continua a valere. Questo è anche il motivo più intrinseco che ci ha spinto a devolvere il 5% per la difesa. Solo così possiamo stare sicuri.
Fonte: www.rainews.it
