Iran, libero su cauzione il giovane simbolo delle proteste, si pensava fosse stato impiccato
La liberazione del 26enne, condannato a morte per propaganda contro lo Stato, arriva in un momento di altissima tensione tra Iran e Usa
Il leader simbolo delle proteste delle scorse settimane in Iran, Erfan Soltani è stato rilasciato su cauzione: lo fa sapere il suo avvocato.
Il 26 enne era stato arrestato l'8 gennaio e subito condannato a morte con l'accusa di propaganda contro lo Stato.
La sua liberazione avviene in un momento di altissima tensione tra Iran e Usa con Donald Trump che aveva messo in guardia sull'uccisione del giovane, sebbene Teheran avesse negato la sua condanna a morte. “Se Teheran comincia a impiccare i manifestanti se la vedrà con noi”, aveva detto il presidente degli Stati Uniti. Ora il gesto di Teheran appare di distensione.
Il 26enne "è stato rilasciato ieri e gli sono stati restituiti tutti i suoi beni, compreso il cellulare", ha dichiarato l'avvocato Amir Mousakhani, aggiungendo che per il suo rilascio è stata pagata una cauzione di "due miliardi di toman" (poco più di 10.000 euro).
Social e media sono stati giorni in apprensione il giovane iraniano originario di Fardis vicino a Karaj. Un annuncio lo aveva dato per morto ”brutalmente ucciso mentre era in custodia della Repubblica islamica".
Ma difficile verificare le notizie nella Repubblica islamica dove il blackout di internet è ancora attivo anche se intermittente. Poi il peggio è passato.
La ong Hengaw sede in Norvegia, Germania e Regno Unito, è stata in grado di apprendere che alla famiglia del manifestante è stata concessa una breve visita di persona il 18 gennaio 2026, e ha confermato che il giovane era vivo e in condizioni fisiche stabili.
Il giovane iraniano dai capelli rossi è stato il primo manifestante a rischiare la forca in questa nuova ondata di proteste.
L'apprensione sulla sua sorte ha suscitato preoccupazioni tali, all'interno del Paese e all'estero, da indurre la Repubblica Islamica dell'Iran a negare che fosse stata emessa una condanna a morte nei suoi confronti.
Il portavoce della magistratura iraniana Asghar Jahangir ha dichiarato che gli atti legati alle recenti proteste sono considerati crimini di moharebeh ("inimicizia contro Dio"), un reato che può comportare la pena di morte secondo il codice penale islamico iraniano.
Dopo le accese rivolte sedate con una brutale repressione, il regime aveva promesso "processi rapidi e pubblici" per i "rivoltosi", ma aveva anche assicurato che non c'era alcun piano di impiccagioni. La decisione era stata accolta con sollievo da chi era in forte apprensione sia per Erfan, che per il resto degli arrestati, almeno 20mila dicono le ong.
Secondo le Nazioni Unite, il ricorso alla pena di morte in Iran accelera rispetto agli anni passati, toccando nel 2025 il livello più alto dal 2015. Tra gennaio e luglio 2025 sono state accertate 716 esecuzioni, pari a 3,4 al giorno; mantenendo questo ritmo, il totale annuo potrebbe essere stato di circa 1.230 esecuzioni.
Fonte: www.rainews.it
