Il progetto di Epstein: "Dal mio Dna una razza umana migliore"
Ossessionato dall'eugenetica (come Musk), il finanziere pedofilo mirava a creare una discendenza geneticamente superiore, inseminando una ventina di donne alla volta nel suo ranch in New Mexico. E i file fanno tremare anche il mondo dell'arte
Rainews24 Jeffrey Epstein era ossessionato dall'eugenetica e coltivava un piano per "migliorare la razza umana": è quanto emerge dai documenti sull'ex finanziere pubblicati dal Dipartimento di Giustizia americano ed estrapolati dal Daily Telegraph, secondo cui il finanziere pedofilo mirava a creare una discendenza geneticamente superiore utilizzando il proprio Dna per inseminare una ventina di donne alla volta nel suo ranch in New Mexico.
La stampa Usa aveva già parlato di questo progetto - simile a quello attribuito al patron di Tesla Elon Musk - all'epoca della morte di Epstein nel 2019. Ma dalle mail scambiate a suo tempo con accademici e scienziati, tra cui il linguista Noam Chomsky e lo scienziato cognitivo tedesco Joscha Bach, emerge una ideologia profondamente razzista: "Il divario di intelligenza con gli afroamericani è documentato", scrive Jeffrey a Chomsky, mentre a Bach, che allora lavorava al Mit, suggerisce di introdurre mutamenti genetici per rendere i neri "più intelligenti".
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Ora trema anche il mondo dell'arte
I documenti del caso Epstein sono milioni e a tutto campo. E dopo aver fatto tremare gli ambienti politici e della finanza, è la volta del mondo dell'arte. Comparire nei dossier non è di per sé una ragione per finire alla gogna, però nel frattempo rotolano le prime teste: l'ex direttore del Whitney negli anni'90, David Ross, si è dimesso dalla guida della School of Visual Arts dopo che sono emerse mail in cui veniva discussa una mostra su teenager vestite in modo da "non dimostrare la loro età". Epstein suggerì il titolo: 'Statutory', cioè sotto il limite del consenso legale. Ross, che in una mail del 2015 (anni dopo la prima condanna del finanziere per sesso con minori) si definì "ancora orgoglioso di considerarlo amico", ne fu entusiasta.
La portata e la minuzia dei file sono impressionanti e aprono una finestra sul funzionamento del mercato dell'arte in cui miliardari monetizzano le collezioni utilizzando in modo sofisticato guadagni e perdite e usando l'arte come collaterale. Gli stretti rapporti tra Epstein e l'ex presidente del MoMA (e fondatore del gigante degli investimenti Apollo) Leon Black sono noti da tempo, ma dai documenti è emerso il diario di una ragazza che afferma di esser stata abusata dal proprietario dell''Urlo' di Munch e presa a morsi. Black è tuttora membro del consiglio di amministrazione del museo.
L'artista Jeff Koons, invece, compare 376 volte nei file: andò una volta a cena da Epstein nel 2013 (di nuovo, dopo la prima condanna del 2008 per sesso con minori) mentre il finanziere cercò di fargli visita nel suo studio assieme a Woody Allen. Inedita è la corrispondenza con il produttore e collezionista Steve Tisch: nel 2013 si scrissero a proposito di una ucraina e Tisch chiede: "Professionista o civile?", mentre in un'altra mail Epstein si congratula: "Te la sei cavata molto bene", anche se "lei era turbata dalla differenza di età".
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Fonte: www.rainews.it
